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SERVI
PER VOCAZIONE
L’esperienza più
importante di questi primi decenni dal ripristino del
ministero diaconale è che con questa grazia si può condurre
a un profondo rinnovamento del tessuto cristiano delle
comunità ecclesiali mediante la testimonianza della carità
diacono
FRANCO PANETTA
IL MINISTERO ORDINATO
«Cristo Signore, per
pascere e sempre più accrescere il popolo di Dio, ha stabilito
nella sua Chiesa i
vari ministeri, che tendano al bene di tutto il
corpo. I ministri, infatti, che sono rivestiti di sacra
potestà, servono i loro fratelli, perché tutti coloro che
appartengono al popolo di Dio e perciò hanno una vera dignità,
tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e
arrivino alla salvezza».
Il sacramento dell’Ordine
“configura a Cristo in forza di una grazia speciale dello
Spirito Santo, allo scopo di servire da strumento di Cristo
per la sua Chiesa”. Per mezzo dell’ordinazione si viene
abilitati ad agire come rappresentanti di Cristo, capo della
Chiesa, nella sua triplice funzione sacerdotale. L’atto
sacramentale dell’ordinazione va al di là di una semplice
elezione, designazione, delega o istituzione da parte della
comunità, poiché conferisce un dono dello Spirito Santo, che
permette di esercitare una potestà sacra, che può venire
soltanto da Cristo, mediante la Chiesa. «L’inviato del
Signore, Vescovo, Presbitero, Diacono, parla e agisce non per
autorità propria, ma in forza dell’autorità di Cristo. Nessuno
può conferire a se stesso la grazia, essa deve essere data e
offerta. Ciò suppone che vi siano ministri della grazia,
autorizzati e abilitati da Cristo».
Il sacramento del Ministero
Apostolico comporta tre gradi: “Il ministero ecclesiastico di
istituzione divina viene esercitato da quelli che già
anticamente sono chiamati Vescovi, Presbiteri, Diaconi; essi
sono resi partecipi della funzione di mediazione sacerdotale,
potendo parlare e agire secondo una diversa intensità di
partecipazione alla pienezza dell’unico sommo ed eterno
Sacerdote Christi Capitis”.
Insieme ai Presbiteri e ai
Diaconi che prestano il loro aiuto, i Vescovi hanno ricevuto
il ministero pastorale della comunità e presiedono, in luogo
di Dio, quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e
ministri di governo.
L’ORDINE
DEL DIACONATO
Il servizio dei Diaconi nella
Chiesa è documentato fin dai tempi apostolici. Una consolidata
tradizione, attestata già da Sant’Ireneo (I-LI sec.), e
confluita nella liturgia di ordinazione, ha visto l’inizio del
diaconato nell’evento dell’istituzione dei “Sette”, di cui
parlano gli Atti degli Apostoli (6, 1-6).
Nel grado iniziale della sacra
gerarchia stanno quindi i Diaconi, il cui ministero è stato
sempre tenuto in grande considerazione e onore nella Chiesa.
L’istituzione diaconale fu fiorente, nella Chiesa d’Occidente,
fino al V-VI secolo; poi, per varie ragioni, essa conobbe un
lento declino, finendo con il rimanere solo come una tappa
intermedia per i candidati dell’ordinazione presbiterale.
Il Concilio di Trento (XV
sec.) dispose che il diaconato venisse ripristinato
come era anticamente, ma tale prescrizione non trovò concreta
attuazione. Fu il Concilio Vaticano II a stabilire che il
diaconato potesse essere ripristinato come grado proprio nella
gerarchia ed essere conferito a uomini di età matura, anche
sposati, così pure a giovani idonei per i quali però deve
rimanere in vigore la legge del celibato secondo la tradizione
cattolica. Tale legge è applicabile anche nel caso in cui il
Diacono sposato restasse vedovo. Paolo VI con la lettera
Apostolica «Sacrum Diaconatus Ordinem” (18-06-1967) dà le
regole generali per la restaurazione del diaconato nella
Chiesa latina. L’anno successivo, con la costituzione
apostolica “Pontificalis Romani Recognitio” approva il nuovo
rito per il conferimento dei sacri ordini dell’Episcopato, del
Presbiterato e del Diaconato. Il Diaconato è stato dunque uno
dei frutti del Concilio Ecumenico Vaticano Il portando ad una
nuova attuazione del quadro completo della gerarchia,
tradizionalmente composta dal Vescovo, dal Presbitero ed dal
Diacono.
Il Diaconato perciò arricchisce
la Chiesa poiché gli uomini chiamati al ministero, sia nella
vita liturgica e pastorale, sia nelle opere sociali e
caritative “sono fortificati per mezzo dell’imposizione delle
mani e sono strettamente uniti all’altare per poter svolgere
fruttuosamente il loro ministero con l’aiuto della grazia
sacramentale. Da ormai oltre trent’anni il diaconato è
diventato una realtà nella nostra Chiesa italiana. Nell’arco
del trentennio trascorso, varie Chiese Particolari, tra le
quali la nostra Diocesi, hanno promosso il ripristino (lei
Diaconato: attualmente si contano più di 1000 Diaconi ordinati
in almeno più di 100 Diocesi, impegnati in forme diverse di
ministero. Non sono tuttavia mancate le difficoltà, alcune già
note nella storia più antica, anche se oggi presenti in forme
nuove. Il Diacono partecipa al servizio ecclesiale secondo
l’ordine ricevuto: non per presiedere l’Eucaristia ma per
sostenere la presidenza del Vescovo o del Presbitero. I
Diaconi, secondo la loro grazia specifica, che li configura a
Cristo servo, ricordano ai Vescovi e ai Presbiteri la natura
ministeriale del sacerdozio. L’esperienza più importante di
questi primi decenni, dal ripristino del ministero diaconale,
è che con questa grazia si può condurre a un profondo
rinnovamento del tessuto cristiano delle comunità ecclesiali
mediante la testimonianza della carità. Il senso del diaconato
e il suo esercizio devono essere visti in relazione ad una
Chiesa che cresce nella consapevolezza di essere Chiesa
missionaria. Giovanni Paolo Il a più riprese si è occupato del
diaconato, offrendo importanti precisazioni dottrinali e
pastorali. Ai diaconi italiani ha rivolto un invito a guardare
con occhi di fede questo ministero, per averne una vera
comprensione ecclesiale e, riprendendo i motivi conciliari,
afferma che si deve applicare anche a questi ministri la
partecipazione effettiva ai tria munera sacerdotali:
“Il Diacono nel suo grado personifica Cristo servo del Padre,
partecipando perciò alla triplice funzione del sacramento
dell’Ordine Sacerdotale”. Perciò il Diacono, a buon titolo, “è
sacerdote nel primo grado dell’Ordine Sacro, è maestro in
quanto proclama e illustra la Parola di Dio, è santificatore
in quanto amministra il sacramento dei Battesimo,
dell’Eucaristia, del Matrimonio e dei Sacramentali; è guida in
quanto è animatore di comunità o di settori della vita
ecclesiale. Infine, i tradizionali compiti liturgici del
Diacono sono di mediazione: chi porta all’altare le offerte di
comunione del popolo è colui che porta ai fedeli il Corpo di
Cristo per la Comunione; chi nell’Eucaristia dispensa la
carità di Cristo ai fratelli è colui che dispensa ai poveri il
frutto
di
questa carità. Con la loro vocazione a servire la parola di
Dio, la comunità e i poveri, i Diaconi sono il segno storico
della continua, servizievole e discreta diaconia di Dio che la
Chiesa compie nel mondo. |