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SEMINARIO C.E.I. SUL MINISTERO DEL DIACONO

 

Uno degli obiettivi proposti al recente seminario CEI su "Il diaconato permanente nella Chiesa italiana oggi", è stato quello di far crescere lo sguardo sulla realtà del diaconato partendo dalle modalità di esercizio di questo ministero e rinvigorire la conoscenza-coscienza fra i formatori, per una piattaforma comune. E nei tre giorni spesi a Sassone-Ciampino (17-19 novembre), questo è stato fatto, perché di discernimento e formazione, anche post-ordinazione, si è effettivamente parlato.

Erano ben otto anni che niente del genere (salvo gli appuntamenti sistematici dell'Associazione del diaconato in Italia) veniva messo in opera da parte della CEI. La prima ed unica occasione era stata quella di Collevalenza nell'aprile del 2000, e rispetto a quella circostanza si può affermare che il punto della situazione, la fotografia del diaconato, sia stata nuovamente scattata. Questa volta però con una tranquillità di punti di osservazione ed una maturazione del tutto nuovi e apprezzabili. Delegati, diaconi e vescovi della Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Con­sacrata, hanno guardato alla realtà del diaconato con le sue luci e ombre, risorse e fatiche, con una disponibilità e atteggiamenti del tutto nuovi che gioveranno sicuramente alle nostre Chiese particolari. Favoriti dal dialogo nei gruppi e dalla messa in comune delle varie esperienze, è stato condiviso il vissuto delle nostre diocesi in vista di una ulteriore riflessione teologica ed ecclesiale sul discernimento e sulla formazione di un ministero ancora giovane, per definirne le caratteristiche.

E' stato così inevitabile che le domande di fondo, che potrebbero apparire scontate, circa l'identità e il ministero del diacono, emergessero ancora una volta con forza: "Quale diacono per quale Chiesa?" e "quale discernimento per fare che cosa?" I teologi che si sono succeduti (Rota e Vitali) hanno dato il loro contributo rileggendo i documenti magisteriali dal Vaticano II ad oggi, cercando di individuare i criteri oggettivi del discernimento e della formazione, criteri che i testi non definiscono interamente. Mentre Alphonse Borras, vicario generale della diocesi di Liegi, ha proposto uno squarcio fra teologia e prassi sul diaconato in Europa, affermando che - tra l'altro - il diaconato sarà favorito là dove c'è più ministerialità, e che il diaconato deve assumere una varietà di figure in rapporto ai vari contesti dove operare.

Tuttavia di fronte alla ripetizione di enunciazioni teologiche, c`è la sensazione che a livello ecclesiale manchino ancora coscienza e strumenti per un discernimento ed una formazione all’altezza delle attese e del ministero stesso. Così come si rafforza la consapevolezza che il diaconato sarà espresso e definito dal vissuto e dall’immagine che i diaconi daranno del loro servizio.

Interessanti sono state le conclusioni sintetizzate prima da don Luca Bressan e poi da mons. Corti, vescovo di Novara, in merito alle origini del ripristino  e sulle prospettive del ministero diaconale (identità e maturazione della ministerialità); sul discernimento e formazione (che non siano settoriali ma articolati); sulla pluralità di soggetti da coinvolgere (presbitero, famiglia, comunità ecc.)

Nel chiudere il seminario mons. Italo Castellani, Presidente della Commissione per il Clero, ha affidato tre chiavi di ricerca e di studio per la messa a fuoco dell'identità del diacono. La prima è quella teologica per tornare al Vaticano II nel rapporto gerarchico e con la cultura odierna. La seconda chiave è ecclesiologica, per favorire e sviluppare la vocazione diaconale. L'ultima è la chiave pastorale che conduca alla corretta articolazione del ministero dei diaconi. Questi sono i compiti che la Commissione episcopale si è data e che vengono affidati ai convegnisti. Gli atti del seminario ed un rinnovato atteggiamento dei formatori e dei formati, aiuterà così a far crescere quella consapevolezza più volte auspicata fra il presbiterio e i fedeli, perché questo ministero venga accolto sempre più nella Chiesa italiana.

Per un più esauriente resoconto dei temi affrontati nel seminario, si suggerisce l'articolo di Mauro Pizzichini, pubblicato su "settimana" n. 43 del 30 novembre scorso. Nella chiusura dell'articolo, l'autore sottolinea la replica ad una domanda che il teologo Alphonse Borras si pone: «Diaconi cosa fare? ». Il vicario generale di Liegi è della convinzione che «è proprio sul piano dell'agire che si gioca la novità del diaconato», dal momento che il diacono è un "segno" visibile e ministeriale del "mentre si fa" della Chiesa.

                                                                                                                                           Roberto Massimo



a cura del diacono Leondino Cipolletti

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

data ultimo aggiornamento: Sunday 19 April 2009 17.53.38

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