La volta scorsa abbiamo letto dal vangelo di Marco il racconto dell’invito che Gesù rivolge a quattro pescatori sul lago di Galilea, a Cafarnao, mentre sono intenti a pescare:
Oggi leggiamo dal libro di un altro “cronista” dell’epoca, un certo Luca, anch’egli detto “evangelista”, il racconto di un’altra chiamata che Gesù rivolge ad un altro “personaggio” della Palestina di quel tempo, un certo Levi.
Questo Levi apparteneva alla categoria dei pubblicani che erano considerate delle persone poco raccomandabili, dei pubblici peccatori. Essi, infatti, svolgevano un mestiere molto odiato dal popolo perché riscuotevano le tasse che gli ebrei dovevano pagare all’imperatore di Roma. Le immagini dell’imperatore erano impresse nelle monete e ricordavano loro che non erano un popolo libero. Inoltre questi pubblicani, il più delle volte, imbrogliavano la povera gente, facendo loro pagare più del dovuto, e, perciò si arricchivano a spese del popolo.
Ma sentiamo come Gesù un giorno incontra e chiama proprio uno di questi “peccatori”.
|
|
Un giorno Gesù uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte e gli disse: “Seguimi!”
Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa.
C’era una folla di pubblicani ed altra gente seduta con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangiate e bevete con i pubblicani ed i peccatori?”
Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi”.
(Vangelo di Luca 5, 27-32) |
|
Gesù allora chiama ed invita a diventare suoi discepoli, suoi amici, non soltanto le persone oneste, buone, rispettose delle leggi e degli altri, ma chiama anche quelle persone che vivono disonestamente, che compiono azioni cattive e fanno del male al prossimo.
E quando i farisei rimproverano a Gesù e ai suoi discepoli di frequentare peccatori e poco di buono e di banchettare con loro, Gesù risponde che non sono le persone sane ad aver bisogno del medico, bensì i malati, per far capire che egli non è venuto nel mondo per chiamare le persone giuste ma è venuto a chiamare i peccatori a cambiare vita e a convertirsi.
Allora anche noi non dobbiamo mai scoraggiarci quando ci sentiamo cattivi, peccatori perché proprio in quei momenti Gesù ci passa accanto e ci chiama, come ha fatto con Levi, e ci aiuta a correggere i nostri errori, i nostri difetti. Ci invita a fidarci di lui e diventare suoi amici e discepoli, persone cioè che vogliono stare alla sua scuola per imparare da lui a crescere nella generosità e nella gioia, diventando veri uomini e autentici cristiani.