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Catechesi

Terzo incontro

I pescatori del lago: la chiamata.

 

 

Nel precedente incontro abbiamo capito che non siamo noi a cercare per primi Gesù ma è Lui che ci viene incontro, si avvicina a noi, ci tocca, ci chiama per nome e ci invita a seguirlo per essere suoi amici:”Vieni, se vuoi, puoi diventare mio discepolo”.  

Questo invito Gesù lo rivolge a tutti, a tutti offre la sua amicizia, a tutti dona la gioia di poter stare insieme con lui ogni giorno, non importa se siamo piccoli, poveri, peccatori.

Per essere amico di Gesù e diventare suoi seguaci non occorre essere bravi, ricchi, intelligenti, potenti o famosi.  

Era un giorno qualunque di lavoro sul lago di Galilea, una regione della Palestina. Gli abitanti di Cafarnao e degli altri paesini situati vicino al lago, stanno per iniziare la loro faticosa giornata di lavoro. Per la maggior parte sono pescatori: la pesca infatti è l’attività più comune per gente di lago, al tempo di Gesù.

Vediamo che cosa capita a quattro di loro, quella mattina: sono in pieno lavoro; hanno spinto le barche in acqua, hanno gettato le reti. Sembrerebbe una normale giornata di lavoro e di fatica: sta per iniziare, invece, la giornata più importante della loro vita.

Tutto inizia con un incontro, l’incontro con una persona che non conoscono.

Ma lasciamo la parola ad un “cronista” del tempo: il suo nome è Marco, detto anche “l’evangelista”, perché ha scritto un libro chiamato Vangelo.

 

“Quel giorno, passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; Gesù disse loro: "Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.”

(Vangelo di Marco 1, 16-20)

 

Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, i quattro pescatori del lago, lasciano tutto e seguono Gesù. Non lo conoscono, non sanno chi sia e che cosa voglia da loro ma, in cuor loro, sentono che devono fidarsi di lui.

L’incontro con Gesù può cambiare la vita di ogni uomo. Egli ci passa accanto, si incontra con noi non nelle occasioni speciali della nostra vita; non va in cerca di persone famose, importanti, ricche o potenti: non cerca i governanti delle nazioni, né i divi dello schermo o i cantanti “rock”, e neanche i personaggi della televisione.

 

Gesù cammina in mezzo alla gente comune, per le strade dei nostri paesi e città, entra nelle fabbriche, nei negozi, passa attraverso le bancarelle del mercato e visita gli uffici dove lavorano degli impiegati qualsiasi. Viene a far visita anche a voi, nelle aule della vostra scuola, si siede accanto a voi nei banchi.  

 

A ciascuno Gesù rivolge lo stesso invito che ha rivolto ai quattro pescatori, l’invito a seguirlo, e lo fa mentre stiamo svolgendo la nostra attività di ogni giorno, mentre facciamo le normalissime cose di sempre.

Nella gioia e nel sacrificio 

di ogni giorno 

Gesù ci chiama 

ad essere suoi amici.

 

L’invito viene rivolto a tutti: sta a ciascuno di noi rispondere a questa chiamata.

Possiamo rispondere di “no”. Gesù accetta e rispetta la nostra libertà ma, per noi, la vita si fa triste: anche se in apparenza la nostra vita continua come sempre, sentiamo in realtà, dentro di noi, come un tarlo che ci rode e ci impedisce di essere veramente felici.

Possiamo rispondere di “si”, come hanno fatto i quattro pescatori, e fidarci di Gesù e allora la nostra vita cambia del tutto: inizia per noi un’avventura entusiasmante che riempie di gioia le nostre giornate.

Con Gesù non ci si annoia mai.

Che cosa significa per noi “lasciare le reti” e seguire Gesù?

La cosa fondamentale che siamo chiamati a fare, se vogliamo seguire Gesù, è quella di fidarci di lui e di metterlo al centro della nostra vita, dei nostri interessi. Per noi Gesù deve diventare la persona più importante, l’amico più caro al quale aprire il nostro cuore e confidare i nostri segreti, le nostre difficoltà, le nostre gioie.

Se Gesù è davvero il nostro amico più caro, poi, è necessario ascoltarlo quando ci parla, nei modi che conosciamo, ed è importante evitare tutti quei comportamenti, quei gesti, quelle parole, quei pensieri, dovuti al nostro egoismo e che potrebbero farlo soffrire.

Sono queste le reti che anche noi dobbiamo lasciare, se vogliamo seguire Gesù e diventare suoi discepoli.