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Quindicesimo incontro

 

Signore, 

fa' che io veda 

 

 

I discepoli che Gesù aveva scelto erano felici di stare con lui e di seguirlo. Con lui condividevano tutto: la gioia, quando vedevano le folle adunarsi attorno al Signore per ascoltare la sua parola; la stanchezza e la fatica dei viaggi lungo le strade della Palestina; ma anche le delusioni, quando la gente non lo capiva e lo rifiutava.

Essi però non sapevano quale futuro li aspettava. Come sarebbe stato il Regno di cui parlava Gesù? Chi di loro sarebbe stato più importante in questo Regno? La mamma di due discepoli un giorno raccomandò i suoi figliuoli al Signore: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno.” (Mt 20,21)

Essi non avevano ancora capito quello che Gesù aveva detto loro in tante occasioni, che, cioè, il suo regno non era un regno come quelli del mondo, che non si trattava di comandare e governare sopra dei popoli o nazioni. Seguire Gesù ed essere suoi discepoli significa condividere le sue scelte fino in fondo; seguire il suo stesso destino; annunciare il vangelo a tutto il mondo sapendo che molti non accoglieranno questo messaggio; essere pronti anche ad accettare la persecuzione, le bugie, le calunnie per amore di Gesù, perché così hanno già fatto con lui.

 

 

 

Ma i discepoli non capivano; quando Gesù parlava loro della sua passione e della sua morte, tutto restava oscuro per loro, come fossero ciechi.

Soltanto dopo la sua morte e risurrezione, lo Spirito Santo che scenderà su di loro aprirà i loro occhi ed essi finalmente vedranno e capiranno in pieno tutte le parole di Gesù e quello che sarebbe stato il loro compito: proseguire nel mondo la missione del loro e nostro Signore

 

 

Il cieco di Gerico

 

     35 Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. 36 Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37 Gli risposero: “Passa Gesù il Nazareno! ”. 38 Allora incominciò a gridare: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! ”. 39 Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me! ”. 40 Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: 41 “Che vuoi che io faccia per te? ”. Egli rispose: “Signore, che io riabbia la vista”. 42 E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”. 43 Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.

 

 

 

 

Perché Gesù compiva i miracoli? Non certo per mettersi in mostra e diventare celebre o per acquistarsi onori e ricchezze. Egli innanzi tutto provava una grande compassione per le miserie e le sofferenze degli uomini e certamente, se l’avesse voluto, avrebbe potuto guarire tutte le persone bisognose e malate. Se questo non avveniva era soprattutto perché Gesù voleva vedere, nel cuore di questi miseri, la fede in lui, cioè la capacità di riconoscere in lui il Figlio di Dio e perciò di affidarsi totalmente a lui, come accadde nel caso del cieco di Gerico. “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”, gridava forte quel poveretto; egli, con quelle parole (figlio di Davide), riconosceva in Gesù il Messia atteso da tanti secoli, il Figlio di Dio che era venuto per salvare il mondo da una cecità ancora più grave di quella fisica, la cecità del cuore e dell’intelligenza che non permette a tanti uomini di riconoscere Gesù come il salvatore.

Lo Spirito Santo che ci è stato donato nel Battesimo e negli altri sacramenti apre i nostri occhi, ci restituisce la vista e dona anche a noi la capacità di gridare: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”