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Tredicesimo incontro

 

Se vuoi

puoi guarirmi

 

Sono tante la malattie che colpiscono gli uomini di ogni età e di ogni luogo della terra, anche nei paesi più sviluppati e dove la medicina ha fatto più progressi ma la sofferenza più grave che spesso affligge le persone malate, anche di malattie non gravi, è la solitudine ed un senso di scoraggiamento. Parenti ed amici si stringono attorno ai cari malati ma, a volte, per i motivi più diversi (lavoro, studio, impegni familiari o altro) non possono essere sempre presenti.

Anche al tempo di Gesù accadeva la stessa cosa; anzi la condizione dei malati era anche più grave perché la malattia era considerata come un castigo mandato da Dio per i propri peccati: i malati più gravi erano tenuti lontano dalla vita sociale e soprattutto i lebbrosi erano costretti a vivere fuori delle città e non potevano avvicinarsi ad altre persone. Era soprattutto questo isolamento che accresceva la sofferenza ed il dolore di questi poveri lebbrosi.

Essi però avevano sentito parlare di Gesù ed avevano imparato a conoscerlo. Sapevano che quando passava Gesù essi non dovevano temere di farsi vedere da lui ed, anzi, potevano avvicinarsi a lui per ascoltare da lui parole di speranza e di conforto. Gesù li accoglieva con amore e spesso li guariva dalla loro malattia.

 

 

 

Guarigione di un lebbroso

 

12 Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: “Signore, se vuoi, puoi sanarmi”. 13 Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii risanato! ”. E subito la lebbra scomparve da lui.

(Vangelo di Luca, 5,12-13)

 

 

Gesù era ormai conosciuto da un numero sempre maggiore di persone che spesso si radunavano attorno a lui per ascoltare le sue parole e farsi guarire ma Gesù, spesso, si ritirava in disparte per pregare. Egli non compiva miracoli per farsi ammirare ed applaudire dalla gente, come fa la gente di spettacolo (attori, illusionisti, prestigiatori) o come spesso fanno anche i grandi uomini di scienza (medici, ricercatori ecc.). I suoi miracoli servivano a far capire alla gente che Dio è vicino a chi soffre, soffre anch’egli con chi è nel dolore e si prende cura degli uomini come un padre ed una madre premurosi si prendono cura del loro bambino, soprattutto quando non sta bene.

Questo è il messaggio di speranza che i miracoli di Gesù portano agli uomini: Dio è vicino a tutti gli uomini, cammina accanto a noi e si prende cura di noi, non ci abbandona al nostro dolore e soffre insieme con noi. Gesù ce lo ha dimostrato perché per ridonarci l’amicizia con Dio e riempire il nostro cuore di gioia ha accettato di soffrire per noi fino a morire sulla croce.

Coloro che hanno fiducia in Gesù e lo seguono possono scoprire anche oggi i segni dell’amore di Dio e possono compiere le stesse opere compiute da Gesù. Come Gesù i cristiani oggi possono portare conforto e amore a tante persone che vivono in condizioni di sofferenza, di malattia, di povertà, di oppressione e di mancanza di libertà.

 

Queste sono le opere dell’amore che anche noi possiamo compiere in nome di Gesù, per far conoscere ancora oggi agli uomini che Dio li ama:

 

 

 

·         Dare da magiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete;

·         Vestire chi è nudo;

·         Visitare e i malati e le persone sole;

·         Visitare i carcerati;

·         Confortare le persone che soffrono ed accogliere le persone senza casa e senza 

             lavoro;

·         Perdonare le offese ricevute

·         Pregare Dio per i vivi e per i morti

 

 

E’ Gesù stesso che ce lo ripete in un brano del vangelo di Matteo:

 

 

 

Il giudizio finale

 

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

 

 

Se viviamo così allora saremo veri discepoli di Gesù.