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Tredicesimo incontro
Se vuoi puoi guarirmi
Sono tante la malattie che colpiscono gli uomini di ogni età e di ogni luogo della terra, anche nei paesi più sviluppati e dove la medicina ha fatto più progressi ma la sofferenza più grave che spesso affligge le persone malate, anche di malattie non gravi, è la solitudine ed un senso di scoraggiamento. Parenti ed amici si stringono attorno ai cari malati ma, a volte, per i motivi più diversi (lavoro, studio, impegni familiari o altro) non possono essere sempre presenti. Anche al tempo di Gesù accadeva la stessa cosa; anzi la condizione dei malati era anche più grave perché la malattia era considerata come un castigo mandato da Dio per i propri peccati: i malati più gravi erano tenuti lontano dalla vita sociale e soprattutto i lebbrosi erano costretti a vivere fuori delle città e non potevano avvicinarsi ad altre persone. Era soprattutto questo isolamento che accresceva la sofferenza ed il dolore di questi poveri lebbrosi. Essi però avevano sentito parlare di Gesù ed avevano imparato a conoscerlo. Sapevano che quando passava Gesù essi non dovevano temere di farsi vedere da lui ed, anzi, potevano avvicinarsi a lui per ascoltare da lui parole di speranza e di conforto. Gesù li accoglieva con amore e spesso li guariva dalla loro malattia.
Gesù era ormai conosciuto da un numero sempre maggiore di persone che spesso si radunavano attorno a lui per ascoltare le sue parole e farsi guarire ma Gesù, spesso, si ritirava in disparte per pregare. Egli non compiva miracoli per farsi ammirare ed applaudire dalla gente, come fa la gente di spettacolo (attori, illusionisti, prestigiatori) o come spesso fanno anche i grandi uomini di scienza (medici, ricercatori ecc.). I suoi miracoli servivano a far capire alla gente che Dio è vicino a chi soffre, soffre anch’egli con chi è nel dolore e si prende cura degli uomini come un padre ed una madre premurosi si prendono cura del loro bambino, soprattutto quando non sta bene. Questo è il messaggio di speranza che i miracoli di Gesù portano agli uomini: Dio è vicino a tutti gli uomini, cammina accanto a noi e si prende cura di noi, non ci abbandona al nostro dolore e soffre insieme con noi. Gesù ce lo ha dimostrato perché per ridonarci l’amicizia con Dio e riempire il nostro cuore di gioia ha accettato di soffrire per noi fino a morire sulla croce. Coloro che hanno fiducia in Gesù e lo seguono possono scoprire anche oggi i segni dell’amore di Dio e possono compiere le stesse opere compiute da Gesù. Come Gesù i cristiani oggi possono portare conforto e amore a tante persone che vivono in condizioni di sofferenza, di malattia, di povertà, di oppressione e di mancanza di libertà.
Queste sono le opere dell’amore che anche noi possiamo compiere in nome di Gesù, per far conoscere ancora oggi agli uomini che Dio li ama:
E’ Gesù stesso che ce lo ripete in un brano del vangelo di Matteo:
Se viviamo così allora saremo veri discepoli di Gesù.
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