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a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

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Diaconato permanente in diocesi

Quel passo coraggioso

Il Concilio Vaticano II nel restituire alla Chiesa il diaconato come “proprio e permanente grado della gerarchia” lasciava ai “competenti organi episcopali territoriali” di decidere, con l’approvazio­ne del Romano Pontefice, se e dove fosse opportuno istituire tali diaconi per la cura delle anime (LG 29). Il “motu proprio” Sacrum diaconatus ordinem, emanato da papa Paolo VI il 18 giugno 1967 nella festa di S. Efrem siro, diacono, traccia la normativa universale per l’ordinazione dei primi diaconi permanenti, con alcune significative precisazioni rispetto alle decisioni conciliari.

Viene annoverata tra le funzioni del diacono quella di “guidare legittimamente, in nome del parroco e del vescovo, le comunità cristiane disperse” e di promuovere e sostenere le attività apostoliche dei laici”. Riguardo al primo punto successivamente il CJC prevedrà l’ipotesi, per la scarsità di sacerdoti, di affidamento “ad un diacono... di una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia” unitamente alla nomina di un presbitero quale “moderatore della cura pastorale” (can. 517, § 2); ipotesi ripresa dalla CEI nel documento del 1993 sul d.p., al n. 44, per la fattispecie di esercizio del ministero diaconale in comunità parrocchiali senza presbitero residente”. L’attività di promozione e sostegno dell’apostolato dei laici, verrà meglio esplicitata nel successivo motu proprio di Paolo VI Ad pascendum del 1972, che indicherà i principali elementi di caratterizzazione del ministero diaconale attraverso: 1. l’attività di intermediazione tra i gradi superiori della gerarchia e il resto del popolo di Dio; 2. l’animazione del servizio o diaconia della Chiesa; 3. l’essere il segno o sacramento di Cristo Signore e servo.

Nel documento pontificio si danno anche direttive generali per la formazione dei candidati all’ordinazione, formulando una distinzione tra diaconi giovani e diaconi di età matura. Questa distinzione in pratica non avrà seguito: tutti gli episcopati, infatti, con il consenso della Santa Sede, applicheranno a tutti i candidati le direttive previste, per i diaconi di età matura.

Si conferma, inoltre, che spetta alle Conferenze episcopali decidere sul ripristino del diaconato nei vari paesi e chiedere l’approvazione alla Santa Sede.

In sostanza il motu proprio Sacrum diaconatus ordinem “globalmente considerato fu un coraggioso passo in avanti del Papa, il segnale di partenza verso l’attuazione di ciò che il Concilio aveva discusso e deciso”, così ha affermato di recente il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Karl Lehmann, ricordando i 25 anni di diaconato in Germania.



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.59.03

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