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Diaconato permanente in
diocesi
Quel
passo coraggioso
Il Concilio Vaticano II nel
restituire alla Chiesa il diaconato come “proprio e permanente
grado della gerarchia” lasciava ai “competenti organi
episcopali territoriali” di decidere, con l’approvazione del
Romano Pontefice, se e dove fosse opportuno istituire tali
diaconi per la cura delle anime (LG 29). Il “motu proprio”
Sacrum diaconatus ordinem, emanato da papa Paolo VI il 18
giugno 1967 nella festa di S. Efrem siro, diacono, traccia la
normativa universale per l’ordinazione dei primi diaconi
permanenti, con alcune significative precisazioni rispetto
alle decisioni conciliari.
Viene annoverata tra le funzioni
del diacono quella di “guidare legittimamente, in nome del
parroco e del vescovo, le comunità cristiane disperse” e di
promuovere e sostenere le attività apostoliche dei laici”.
Riguardo al primo punto successivamente il CJC prevedrà
l’ipotesi, per la scarsità di sacerdoti, di affidamento “ad un
diacono... di una partecipazione nell’esercizio della cura
pastorale di una parrocchia” unitamente alla nomina di un
presbitero quale “moderatore della cura pastorale” (can. 517,
§ 2); ipotesi ripresa dalla CEI nel documento del 1993 sul
d.p., al n. 44, per la fattispecie di esercizio del ministero
diaconale in comunità parrocchiali senza presbitero
residente”. L’attività di promozione e sostegno
dell’apostolato dei laici, verrà meglio esplicitata nel
successivo motu proprio di Paolo VI Ad pascendum
del 1972, che indicherà i principali elementi di
caratterizzazione del ministero diaconale attraverso: 1.
l’attività di intermediazione tra i gradi superiori della
gerarchia e il resto del popolo di Dio; 2. l’animazione del
servizio o diaconia della Chiesa; 3. l’essere il segno o
sacramento di Cristo Signore e servo.
Nel documento pontificio si
danno anche direttive generali per la formazione dei candidati
all’ordinazione, formulando una distinzione tra diaconi
giovani e diaconi di età matura. Questa distinzione in pratica
non avrà seguito: tutti gli episcopati, infatti, con il
consenso della Santa Sede, applicheranno a tutti i candidati
le direttive previste, per i diaconi di età matura.
Si conferma, inoltre, che spetta
alle Conferenze episcopali decidere sul ripristino del
diaconato nei vari paesi e chiedere l’approvazione alla Santa
Sede.
In
sostanza il motu proprio Sacrum diaconatus ordinem
“globalmente considerato fu un coraggioso passo in avanti del
Papa, il segnale di partenza verso l’attuazione di ciò che il
Concilio aveva discusso e deciso”, così ha affermato di
recente il presidente della Conferenza episcopale tedesca,
mons. Karl Lehmann, ricordando i 25 anni di diaconato in
Germania. |