Queste
brevi considerazioni sulla liturgia consideratele come briciole di un pane
molto più gustoso, briciole che anch’io ho raccolto da altri e messo insieme
come ho saputo.
Penso
che la prima cosa da fare sia cercare di capire un po’ meglio che cosa essa
sia.
La
liturgia, per prima cosa, non è un insieme di riti giustapposti più o meno
belli, più o meno comprensibili e che talvolta alla comprensione di alcuni si
connotano come azioni dal sapore magico-rituale.
La
liturgia è essenzialmente una celebrazione e, per l’esattezza, la
celebrazione di un evento che, nel nostro caso, è l’evento pasquale:
la passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.
Si può celebrare una
ricorrenza, una festa nazionale, un compleanno e così via, perché si tratta
di avvenimenti presenti o del passato che in qualche modo coinvolgono il nostro
sentire.
Nella
Chiesa, in qualsiasi azione liturgica, è celebrata la Pasqua del Signore Gesù.
Non si tratta del ricordo nostalgico di un avvenimento del passato, chiuso nel
tempo e che quindi non ci riguarda che in modo marginale ed a livello emotivo,
con il rimpianto magari che non sia accaduto ai nostri giorni.
L’evento
pasquale, avvenuto in un preciso momento storico, trascende tuttavia il tempo,
squarcia, per così dire, la storia degli uomini per collocarsi in una
dimensione che è contemporanea e presente ad ogni epoca. E’ un evento
salvifico, anzi è l’evento salvifico, che percorre tutta la vicenda
umana, l’abbraccia tutta, tornando indietro fino alla creazione e spingendosi
avanti fino all’avvento finale del Regno.
La
liturgia sacramentale e quella eucaristica in modo eminente è un attingere
l’evento celebrato al fine di renderlo presente e attuale al nostro vivere
oggi, qui, in questo momento. Sicché noi
possiamo affermare che la nostra fede non si fonda più, o almeno non più
soltanto, sulla tradizione, su quanto tramandatoci dai nostri padri e dalle
generazioni che ci hanno preceduto. Ora possiamo affermare che noi non crediamo
più per la parola d'altri ma perché
noi abbiamo visto, perché noi abbiamo sperimentato. Quello che conta
infatti è soprattutto l’esperienza che facciamo noi della Pasqua del
Signore. Per noi, oggi, Gesù muore sulla Croce; davanti a noi, oggi si
spalanca il sepolcro vuoto di Cristo.
Particolarmente
nella Santa Messa è proprio questo che avviene: sull’altare, Croce di Cristo
oltre che mensa eucaristica, è ripresentata
tutta la vicenda pasquale del Signore Gesù (ripresentata,
non ripetuta, perché unico resta il
sacrificio di Cristo che è morto ed è risorto una volta per tutte). Durante
la S. Messa noi veniamo come trasportati ai piedi della Croce, resi presenti a
quest'evento della nostra salvezza, e ne facciamo l’esperienza personale,
senza la quale nessuno può affermare di essere testimone del Signore morto e
risorto. Il cristiano è testimone di qualcosa che ha sperimentato in prima
persona: Cristo è vivo, io l’ho
visto, l’ho incontrato, a me ha
rivolto la sua parola.
Nell’azione
liturgica in maniera eminente il cristiano vive quest'esperienza personale.
La
Liturgia - termine che letteralmente indica una azione
pubblica - è l’azione salvifica che Gesù
stesso compie per la sua Chiesa, nella sua Chiesa e con la
sua Chiesa.
“Opera di Cristo, la Liturgia
è anche un’azione della sua Chiesa” (CCC n. 1071),
infatti “è tutta la Comunità, il
Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra” (CCC n. 1140).
A
questo punto riporto, anche se non integralmente, alcuni numeri del Catechismo
della Chiesa Cattolica.
CCC
n. 1069 - “...Attraverso la Liturgia
Cristo...continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera
della nostra Redenzione.”
CCC
n. 1071 - “Opera di Cristo, la Liturgia
è anche un’azione della sua Chiesa.”
CCC
n. 1076 - Nel tempo della Chiesa “Cristo
manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della
Liturgia della sua Chiesa...”
CCC
n. 1140 - “E’ tutta la Comunità,
il Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. Le azioni liturgiche non
sono azioni private, ma celebrazione della Chiesa...I singoli membri poi vi
sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli
uffici e della attuale partecipazione.”
CCC
n. 1141 - “L’assemblea che celebra è
la comunità dei battezzati...Questo «sacerdozio comune è quello di Cristo,
unico Sacerdote partecipato da tutte le sue membra».”
CCC
n. 1142 - “Ma le membra non hanno tutte
la stessa funzione.” (ministeri ordinati, ministeri istituiti o di fatto
come lettori, accoliti, ministranti, membri del coro che svolgono un vero
ministero liturgico)
CCC
n. 1144 - “...tutta l’assemblea è
liturga ciascuno secondo la propria funzione ma nell’unità dello Spirito che
agisce in tutti. «Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o fedele,
svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che,
secondo la natura del rito e le norme liturgiche è di sua competenza».”
COME
CELEBRARE?
SEGNI
E SIMBOLI.
CCC
n. 1145 - “Una
celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli...il
loro significato si radica nell’opera della creazione e nella cultura umana,
si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella
persona e nell’opera di Cristo”
*
Segni del mondo degli
uomini: attraverso essi l’uomo comunica con gli altri (luce, acqua, fuoco;
lavare, ungere, spezzare il pane...)
*
Segni dell’Alleanza:
circoncisione, unzione, consacrazione di re e sacerdoti, imposizione delle
mani, sacrifici, la Pasqua. In essi la Chiesa riconosce una prefigurazione dei
sacramenti della Nuova Alleanza.
*
Segni assunti da Cristo che soprattutto conferisce un nuovo significato
ai fatti ed ai segni dell’antica alleanza poiché egli stesso è il
significato di tutti quei segni.
*
Segni sacramentali: dopo la Pentecoste, nella sua Chiesa, mediante i
segni sacramentali, lo Spirito Santo opera la santificazione.
CCC
n. 1149 - “...La
Liturgia della Chiesa presuppone, integra e santifica elementi della creazione
e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della
nuova creazione in Gesù Cristo.”
PAROLE
ED AZIONI
CCC
n. 1153 - “Ogni celebrazione
sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in
Cristo e nello Spirito Santo” che si esprime come un dialogo attraverso azioni
e parole. “Anche se le azioni
simboliche sono già per se stesse un linguaggio è tuttavia necessario che la
Parola di Dio e la risposta della fede accompagnino e vivifichino queste
azioni.”
CCC
n. 1154 - “La Liturgia della Parola è
parte integrante delle celebrazioni sacramentali. Per nutrire la fede dei
credenti devono essere valorizzati i segni della Parola di Dio: il libro della
parola (lezionario o evangeliario), la venerazione di cui è fatta oggetto
(processione, incenso, candele), il luogo da cui viene annunziata (ambone), la
sua proclamazione udibile e comprensibile, l’omelia del ministro... le
risposte dell’assemblea (acclamazioni, salmi di meditazione, litanie,
confessione di fede).”
CCC
n. 1155 - “...la
parola e l’azione liturgica...realizzano ciò che significano. Lo Spirito
Santo non si limita a dare l’intelligenza della Parola di Dio, suscitando la
fede; attraverso i sacramenti egli realizza anche le meraviglie di Dio
annunziate dalla Parola...”
CANTO
E MUSICA
CCC
n. 1156 - “...il canto sacro, unito
alle parole, è parte necessaria ed integrale della Liturgia solenne.”
CCC
n. 1157 - “Il canto e la musica
svolgono la loro funzione di segni in maniera tanto più significativa quanto
più sono strettamente uniti all’azione liturgica, secondo tre criteri
principali: la bellezza espressiva della preghiera, l’ unanime
partecipazione dell’assemblea nei momenti previsti ed il carattere
solenne della celebrazione.”
Sacrosanctum
Concilium n. 121 - “I
testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi
siano presi di preferenza dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche.”