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La vita è senz’altro uno tra i doni più grandi che
abbiamo ricevuto da Dio.
In questa giornata in cui appunto si celebra la
vita, sento il bisogno in primo luogo di ringraziare
il Signore per questo dono straordinario.
Da quando la Fede ha illuminato il mio cammino ho
pensato che il solo e unico modo per ringraziare il
Signore per la sua infinita bontà fosse quello di
impegnarmi a vivere secondo la Sua volontà.
Solamente così la mia vita è divenuta degna di
essere vissuta, arricchendosi continuamente di
esperienze umane e spirituali.
Nel matrimonio, donandomi una compagna da amare e da
cui essere amato, il Signore mi fa sperimentare la
gratuità e la fecondità dell’amore coniugale: nel
dono reciproco di sposi diveniamo l’immagine di Dio
e suoi collaboratori nella
creazione.
E’ nell’essere padre che posso capire meglio
come Dio ama ogni uomo e posso apprezzare maggiormente
il meraviglioso dono della vita.
La mia professione di medico, che mi porta ad essere
vicino quotidianamente alla sofferenza, mi fa valorizzare maggiormente la vita, anche nei casi più
estremi.
Tuttavia è
il mio lavoro di ginecologo a farmi rendere conto
veramente di quale dono straordinario e gratuito da
parte di Dio sia la vita dell’uomo a cui sono stato
chiamato a dedicarmi
e a difendere sin dal suo primo nascere nel grembo
materno.
Un altro grande dono che il Signore mi ha fatto è
quello di essere diacono.
Per grazia di Dio il mio stesso lavoro diventa un
ministero, una missione da compiere.
Allora quello che mi chiedo è se veramente metto a
frutto questa grazia
impegnandomi ad operare per valorizzare,
difendere, proteggere e amare la vita
dal suo primo inizio al suo naturale epilogo.
Il mistero della vita umana, fin dal suo primo
nascere nel grembo materno, mi ha da sempre
affascinato, per cui i miei studi di medicina non
potevano che concludersi se non con la
specializzazione in ginecologia e ostetricia.
Ma fin dai
primi giorni di frequenza nei reparti di maternità ho
dovuto confrontarmi con il problema
dell’interruzione volontaria di gravidanza.
Quante madri ho visto, in attesa di liberarsi
della loro
innocente creatura!
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Un essere ancora così piccolo, così indifeso;
invisibile, eppure è già un grosso problema , un
peso troppo grande.
Altro che “ dono “ è
solamente……. uno sbaglio!
Scrutavo i volti di queste madri per cercare di
comprendere quello che c’era nel loro cuore e
possibilmente percepire qualche piccolo segno, uno
sguardo, un gesto che svelasse una richiesta di aiuto
che mi autorizzasse a dare un consiglio, a porgere il
mio sia pur piccolo contributo ad evitare che una vita
umana venisse inutilmente sacrificata.
Vedevo ragazze giovanissime, giovani madri
e donne mature, volti tristi o angosciati, ma
troppo spesso facce disinvolte.
Quanti sensi di colpa mi sono fatto perché non ero
riuscito ad entrare in relazione con quelle persone
per cercare di dissuaderle dal loro proposito!
Oggi, con qualche anno in più sulle spalle, forse
non mi sento più in colpa se non riesco a comunicare
con una madre che ha rifiutato già nel suo cuore la
sua creatura e che viene in ospedale per”
liberarsene”, ma la profonda tristezza che provo è
sempre la stessa.
Quando vedo che una donna entra in sala operatoria
per “liberarsi “ della sua creatura, mi sento
impotente e non mi resta che pregare per questa madre
e anche per le persone che“ l’aiutano“.
Sono impotente, non posso fare nulla per quella
creatura innocente!
Ma anche Dio è impotente di fronte all’egoismo
dell’uomo.
In quei momenti mi viene in mente Gesù che dalla
croce pregava: “ Padre perdona loro perché non
sanno quello che fanno”.
Solamente in qualche raro caso ho avuto la fortuna
di vedere una madre
che accoglie la Grazia , e che in un istante
comprende che nessun motivo al mondo può giustificare
la soppressione di quella vita che sta germogliando
nel suo grembo,che si pente amaramente di aver pensato
a quella soluzione irrevocabile .
Ho visto allora in quegli occhi di madre una luce
nuova, che non c’era prima e una gioia
indescrivibile che mi contagia e mi invita a lodare il
Signore che manifesta tutta la sua potenza in chi ha
ancora un briciolo d’amore nel suo cuore.
Walter Scotti,
diacono |