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Giornata per la vita 2002

Riflessione - esperienza di Walter Scotti, diacono

 

La vita è senz’altro uno tra i doni più grandi che abbiamo ricevuto da Dio.

In questa giornata in cui appunto si celebra la vita, sento il bisogno in primo luogo di ringraziare il Signore per questo dono straordinario.

Da quando la Fede ha illuminato il mio cammino ho pensato che il solo e unico modo per ringraziare il Signore per la sua infinita bontà fosse quello di impegnarmi a vivere secondo la Sua volontà.

Solamente così la mia vita è divenuta degna di essere vissuta, arricchendosi continuamente di esperienze umane e spirituali.

Nel matrimonio, donandomi una compagna da amare e da cui essere amato, il Signore mi fa sperimentare la gratuità e la fecondità dell’amore coniugale: nel dono reciproco di sposi diveniamo l’immagine di Dio e suoi collaboratori nella  creazione.

E’ nell’essere padre che posso capire meglio come Dio ama ogni uomo e posso apprezzare maggiormente il meraviglioso dono della vita.

La mia professione di medico, che mi porta ad essere vicino quotidianamente alla sofferenza, mi  fa valorizzare maggiormente la vita, anche nei casi più estremi.

Tuttavia  è il mio lavoro di ginecologo a farmi rendere conto veramente di quale dono straordinario e gratuito da parte di Dio sia la vita dell’uomo a cui sono stato chiamato a  dedicarmi e a difendere sin dal suo primo nascere nel grembo materno.

Un altro grande dono che il Signore mi ha fatto è quello di essere diacono.

Per grazia di Dio il mio stesso lavoro diventa un ministero, una missione da compiere.

Allora quello che mi chiedo è se veramente metto a frutto questa grazia  impegnandomi ad operare per valorizzare, difendere, proteggere e amare la vita  dal suo primo inizio al suo naturale epilogo.

Il mistero della vita umana, fin dal suo primo nascere nel grembo materno, mi ha da sempre affascinato, per cui i miei studi di medicina non potevano che concludersi se non con la specializzazione in ginecologia e ostetricia.

Ma fin  dai primi giorni di frequenza nei reparti di maternità ho dovuto confrontarmi con il problema dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Quante madri ho visto, in attesa di liberarsi  della loro  innocente creatura!

Un essere ancora così piccolo, così indifeso; invisibile, eppure è già un grosso problema , un peso troppo grande.  Altro che “ dono “ è solamente……. uno sbaglio!

Scrutavo i volti di queste madri per cercare di comprendere quello che c’era nel loro cuore e possibilmente percepire qualche piccolo segno, uno sguardo, un gesto che svelasse una richiesta di aiuto che mi autorizzasse a dare un consiglio, a porgere il mio sia pur piccolo contributo ad evitare che una vita umana venisse inutilmente sacrificata.

Vedevo ragazze giovanissime, giovani madri  e donne mature, volti tristi o angosciati, ma troppo spesso facce disinvolte.

Quanti sensi di colpa mi sono fatto perché non ero riuscito ad entrare in relazione con quelle persone per cercare di dissuaderle dal loro proposito!

Oggi, con qualche anno in più sulle spalle, forse non mi sento più in colpa se non riesco a comunicare con una madre che ha rifiutato già nel suo cuore la sua creatura e che viene in ospedale per” liberarsene”, ma la profonda tristezza che provo è sempre la stessa.

Quando vedo che una donna entra in sala operatoria per “liberarsi “ della sua creatura, mi sento impotente e non mi resta che pregare per questa madre e anche per le persone che“ l’aiutano“.

Sono impotente, non posso fare nulla per quella creatura innocente!

Ma anche Dio è impotente di fronte all’egoismo dell’uomo.

In quei momenti mi viene in mente Gesù che dalla croce pregava: “ Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.              

Solamente in qualche raro caso ho avuto la fortuna di vedere una madre  che accoglie la Grazia , e che in un istante comprende che nessun motivo al mondo può giustificare la soppressione di quella vita che sta germogliando nel suo grembo,che si pente amaramente di aver pensato a quella soluzione irrevocabile .

Ho visto allora in quegli occhi di madre una luce nuova, che non c’era prima e una gioia indescrivibile che mi contagia e mi invita a lodare il Signore che manifesta tutta la sua potenza in chi ha ancora un briciolo d’amore nel suo cuore.

Walter Scotti,  diacono

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