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a cura del diacono Leondino
Cipolletti
disegni
e vignette di Silvia Cipolletti
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catechesi


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EUCARISTIA E MATRIMONIO
Unico Mistero Nuziale
Ritiro spirituale ai
Diaconi permanenti della diocesi di Como.
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Premessa: la
famiglia tra realtà problematiche e risorse.
Questa
conversazione sarà articolata su quattro punti:
1-
La
sponsalità nella natura di Dio.
2-
La
sponsalità nella creazione.
3-
La
sponsalità nella redenzione.
4-
La
Chiesa: La sposa bella che scende dall'alto.
1-
Il
Dio cristiano è Uno e Trino. - Dio è famiglia, e come diceva
Monsignor Tonino Bello, la famiglia umana è la sua "agenzia
periferica”.
Se dalle opere si
conosce l'autore, dalla creazione, opera di Dio, si conosce la
natura di Dio.
Ciò che Dio crea
e la modalità con la quale Egli crea hanno una configurazione
nuziale. E’ come se Dio lasciasse su ogni creatura e su ogni sua
azione lo stigma nuziale.
Tale sigillo
nuziale indica un mistero da cogliere; nel senso che esso non può
essere esterno ed estraneo all'essere di Dio Creatore-Salvatore.
Tale stigma nuziale rimanda cioè alla stessa vita intima di Dio. Per
cui si può credere e ritenere davvero che la nuzialità caratterizza
in qualche modo Dio stesso (come quel suo essere uno nella pluralità
triadica delle relazioni delle divine persone. (G. Mazzanti)
2- La sponsalità
nella creazione.
Partiamo da un
asserto filosofico: “ Ciò che è primo nella intenzione sarà l'ultimo
nella realizzazione “. Se a me piace fare concerti di pianoforte
(primo intenzionale) comincerò a studiare musica per anni, sì da
raggiungere quello scopo (ultimo nella realizzazione).
Se noi apriamo
la Bibbia, cominciando a leggere le ultime pagine dell'Apocalisse ci
accorgiamo come la conclusione di tutta la storia della salvezza è
racchiusa nelle nozze dell'Agnello, lo Sposo, con la città santa,
Gerusalemme, la Sposa, che scende dal cielo, da Dio, risplendente
della gloria di Dio. Lo Spirito e la sposa dicono: "vieni”. Lo Sposo
risponde: "sì, verrò presto! Amen. Maranathà. Vieni Signore Gesù”.
Quando si parla
del Regno, questo stesso viene raffigurato come un banchetto di
nozze (vedi Matteo 22,1: le nozze del figlio del re) o una festa di
nozze (Matteo 25,1- La parabola delle vergini stolte e quelle
prudenti).
Ma se diamo uno
sguardo ora alle prime pagine della Bibbia ci accorgiamo come
un'altra coppia occupa l'inizio della Scrittura: Adamo ed Eva.
Nell'arco di questa grande storia un posto particolare occupa il
Cantico dei Cantici: la storia di un amore umano presentata e usata
da Dio come la chiave simbolica interpretativa del Suo Amore per la
sua nazione e l'intera umanità.
Ma c'è un brano
nel libro dei Proverbi (8,22-30) che ci riporta al tempo della
creazione. Si parla di una persona aggiunta alla Trinità, ma si può
pensare come la prima creazione di Dio, come luogo e mediazione
dell'intera creazione e storia della salvezza. Si può pensare che
quando Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, aveva
davanti a sé la figura nuziale del Verbo e della Sofia.
Quindi Dio non
pensava solo al Verbo Incarnato ma anche quella figura femminile che
l’affiancava, che si sarebbe incarnata nella vergine-donna Maria,
sposa e madre.
Così leggiamo: "
Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni
sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin
dal principio, dall'inizio della terra. Quando non esistevano gli
abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti
cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima
delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto
la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava
i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; quando
condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso;
quando stabiliva al mare i suoi limiti, sì che le acque non ne
oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della
terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia
ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante..... "
In questo testo
troviamo gli esordi. C'è una figura che fa come da ispiratrice.
Ispira Dio nel momento della creazione. Alcuni esegeti vedono in
questa figura il Verbo, la seconda persona della Trinità. Altri la
divina Sapienza, lo Spirito Santo.
In questo brano
diversi padri della Chiesa vedono la figura di Maria. Un tempo
veniva letto nella Celebrazione Eucaristica proprio nel giorno della
festa dell’ Immacolata Concezione, con la chiara allusione di vedere
Maria in questa figura. In Maria si è sempre vista l'immagine della
Chiesa, del popolo dei credenti; Maria è la sposa oltre che la madre
del Verbo Incarnato. In Lei si rispecchia e acquista vigore l'intero
popolo di Dio, quel popolo chiamato ad essere la sposa " che scende
dall'altro " di cui parla l'Apocalisse.
A questo punto
possiamo affermare che Dio ha avuto una creatura che lo ha ispirato
nel momento della creazione. Così come Beatrice ispirò Dante nel
comporre la Divina Commedia, Laura il Petrarca e la Fornarina
Raffaello. Maria-umanità, destinata ad essere sposa, ha ispirato Dio
nel momento della creazione.
La creazione è
stata fatta per l'uomo, che è stato creato per ultimo, ed è il
Signore del creato che dà nome ad ogni creatura. Per cui l'umanità è
nella mente di Dio prima ancora della creazione. Dio pensava a
questa sposa, a questa creatura di cui era innamorato e per cui
preparava la casa: il luogo dove porre il paradiso delle delizie.
Giovanni Paolo
II nel discorso del 24 ottobre 1979 parla dell'uomo, " costituito a
misura di partner dell'Assoluto ".
Dio è amore. In
Lui sono tutte le espressioni dell'amore. Ma quale è l'amore più
grande che supera tutti gli altri aspetti? E’ l'amore sponsale.
Benedetto XVI nella sua enciclica “Deus Caritas est” parla di questo
amore come di “archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto,
a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono.” Tanto che
per unirsi alla propria sposa l’uomo lascia il padre e la madre.
Vediamone le
caratteristiche:
1-
Reciprocità. Si vive pienamente " l’amatevi "dove è la
massima espressione dell'amore. Il comando che Gesù ci lascia è
infatti " amatevi ". Lui vive questa espressione dell'amore nei
confronti dell'umanità-Sposa. È qualcosa di abissale che Dio si
faccia come un " povero " che chiede di essere amato come Lui ama. A
questo punto viene spontaneo dire " Com’ è straordinario poter
amare Dio! Non tanto dover amare Dio! "
2-
Ha ancora la tonalità dell'amicizia: " non vi chiamo più servi, ma
amici ".
3-
Tale amore, ancora, o trova uguali o rende uguali. Se un principe
sposa una serva, questa diviene principessa. Così per noi. Il nostro
destino è quello di essere divinizzati: "
Voi siete dei ".
4-
Nella relazione d'amore sponsale si condivide tutto, così Gesù con
noi : " Tutto ciò che il Padre ha dato a me, io l’ho dato a voi.....
perché siate uno in noi. "
IL
DIO DELL’ALLEANZA
Nella
Bibbia il tema dell'alleanza esprime tutto il mistero della
salvezza che Dio vuole operare nei confronti dell'uomo. La salvezza
per l'uomo è vivere una vita di piena comunione con Dio. Nell'antico
testamento questa immagine domina tutto l'orizzonte religioso, ma si
va approfondendo nel tempo. Nel nuovo testamento si riempie di una
pregnanza straordinaria contenendo tutto il mistero di Cristo
Salvatore. Il calice del suo sangue versato e offerto è finalmente
l'attualizzazione dell'alleanza, nuova ed eterna.
Il messaggio dei
profeti fa un continuo riferimento al tema dell'alleanza.
Originariamente l'alleanza si presentava soprattutto sotto l'aspetto
giuridico: un patto tra Dio e il suo popolo. I profeti in seguito vi
aggiungono delle note affettive, cercando nell'esperienza umana
delle analogie per spiegare i mutui rapporti tra Dio e il suo
popolo. E allora Israele è visto come il gregge, Jahve è il pastore.
Altre volte è chiamato la vigna e Jahve il vignaiolo. E altrove
Israele è il figlio, Jahve il padre.
Ma l'immagine che
domina ed esprime pienamente il rapporto tra Dio e il suo popolo è
l'immagine di Israele sposa di Jahve sposo. Questa immagine,
soprattutto l'ultima, fa apparire l'alleanza del Sinai come un
rapporto di amore. La formula fondamentale dell'alleanza rivelata
sul Sinai è espressa con queste parole: " voi sarete il mio
popolo ed io sarò il vostro Dio " (Geremia 31,33). Gli
aggettivi " mio " e "vostro" esprimono pienamente
l'appartenenza reciproca che vuole protrarsi nel tempo e
nell'eternità.
I profeti
Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea presentano il rapporto tra il popolo
di Israele e Dio come il rapporto dello sposo con la sua sposa in
vari momenti, talvolta gioiosi, ma molto spesso travagliati e
sofferti. E la terminologia e le immagini che esprimono questo
rapporto sono totalmente presi dai normali burrascosi rapporti che
si riscontrano all'interno della coppia che vive un rapporto d'amore
nello stesso tempo appassionato e faticoso. Il linguaggio degli
innamorati diventa quello della rivelazione divina.
" Tuo sposo è il
creatore..... come una donna abbandonata e con l'animo afflitto, ti
ha richiamata il Signore. Viene forse ripudiata la donna sposata in
gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti riprenderò con immenso amore " (Isaia 4,5-7).
" Il Signore si
compiacerà di te, la tua terra avrà una sposo. Sì, come un giovane
sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce
lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te " (Isaia 62,4).
" Seguiva i suoi
amanti mentre si dimenticava di me!..... perciò, ecco, la attirerò a
me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore " (Osea 2,15-16).
" Ti farò mia
sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e
tu conoscerai il Signore " (Osea 2,21-22).
Possiamo allora
concludere con la Familiaris Consortio al n. 12 "....La parola
centrale della rivelazione, " Dio ama il suo popolo ", viene
pronunciata anche attraverso le parole vive e concrete con cui
l'uomo e la donna si dicono il loro amore coniugale. Il loro vincolo
di amore diventa l'immagine e il simbolo dell'alleanza che unisce
Dio e il suo popolo. "
Il progetto di
Dio sul sacramento delle nozze è quello di attualizzare, attraverso
questo sacramento, in Cristo Gesù, e attraverso la forza
trasformante dello Spirito, l'unione-alleanza eterna con l'umanità,
suo popolo.
II – In che modo
si realizza questo progetto.
Il fatto che
Dio presenti e sviluppi l'intera storia della salvezza come alleanza
nuziale tra se è il suo popolo e che Cristo, proseguendola e
compiendola, la faccia propria, conferma la fondamentale bontà
costitutiva della nuzialità umana e ne svela il destino.
I due " saranno
una carne sola ": questa è la fondamentale bontà costitutiva della
nuzialità e questo è il destino.
Incarnazione.
" È il Verbo si
fece carne ". Così il figlio di Dio, tramite la propria carne umana
presa da Maria Vergine si unisce nuzialmente alla carne dell'intera
umanità, a cominciare proprio dalla Donna-Madre, per cui il mistero
nuziale divino-umano si compie tra il Verbo fattosi carne e Maria
che gli ha dato la propria carne. Attraverso la carne, che ha preso
per sé dalla Vergine, il Verbo si unisce alla carne di Maria e,
quindi, alla carne di tutta l'umanità al fine di unirla a sè come
uno Sposo che sposa una Donna a se congiungendola. Qui è pure
adombrato il mistero nuziale ultimo, escatologico e definitivo.
Il Verbo che si
unisce nuzialmente con l'umanità divenendo con essa “una-caro”,
porta la stessa unità intratrinitaria nella relazione
interpersonale-nuziale. Ciò sta a dire che il mistero nuziale tra
Cristo della Chiesa svela e rivela il mistero nuziale Trinitario;
proprio per questo il mistero sponsale è grande (Efesini 5,32), in
quanto rimanda in ultima istanza allo stesso mistero fontale
Trinitario-nuziale.
Tale comunione
di nuzialità diviene piena, stabile ed eterna, nel momento della
risurrezione del Cristo dei morti, quando il risorto porta dentro il
mondo divino il suo corpo trasfigurato. Questo corpo è preso dalla
carne dell'umanità, per cui questa, grazie e in forza di quel corpo,
può entrare nel fuoco dell'Amore divino. Il corpo del Cristo, che
entra nella gloria di Dio, apre l'accesso a questa per tutti i corpi
degli uomini. Cristo è il primogenito dei morti.
E dove tutto
questo mistero-destino nuziale si esprime intensamente, in modo
sublime, in un simbolo reale? Nel mistero-simbolo dell'Eucaristia.
Eucaristia: Nozze tra Dio e l’umanità.
Nella cena
Eucaristica prende carne, si realizza, il simbolo delle nozze tra
Dio e l'umanità, tra Cristo e la sua sposa: " i due saranno una sola
carne ". Qui si compie in maniera insuperabile la realtà nuziale. Se
c'è un luogo e un momento in cui si possa vedere e comprendere il
cuore della realtà nuziale, questo è secondo alcuni Padri,
l'Eucaristia, mistero nuziale per eccellenza; convito nuziale del
suo Figlio amore. Per cui leggere l'Eucaristia è leggere insieme la
nuzialità; ma anche, a sua volta, la comprensione della nuzialità
implica e comporta l'approfondimento eucaristico, perché
nell'Eucaristia la nuzialità umana ha il suo fondamento e, per ciò
stesso, il suo riferimento.
È opportuno ora
andare allo svolgimento dell'ultima cena del Cristo. La modalità è
la dinamica di quella cena, il suo contenuto e la sua prospettiva
escatologica, possono offrire la chiave di lettura delle nozze
umane.
Elementi essenziali dell’ultima
Cena.
La cena
manifesta e traduce il desiderio del Cristo di vivere un momento
estremo e supremo di intimità con i suoi Apostoli: " Ho desiderato
ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. " Una intimità
espressa con i termini: " Io in voi " così come lui " è nel Padre "
e " il Padre è in me ". Pensate l'esempio della vita e i tralci. Ed
è significativo il fatto che scelga la forma della convivialità, del
banchetto per realizzare questa unità.
In quel
banchetto c’è il dono del cuore, della più profonda intimità; è il
luogo della più radicale apertura: " Tutto quello che il Padre ha
dato a me io l’ho dato a voi ". " Non vi chiamo più servi, ma
amici..... " Nel banchetto si sta l'uno di fronte all'altro e si
vive l'uno per l'altro. All'altro si espone il proprio mondo
interiore. Si narra di sé. Non si hanno più misteri per l'altro.
Tanto che l'altro può dire: " Ecco, adesso parli chiaramente e non
fai più uso di similitudini ". (Giovanni 16,29)
Il mistero
dell'amore è che gli amanti non hanno più misteri tra di loro. Si
perde l'uno dell'altro e l'uno per l'altro. Tutto ciò ci fa capire
che l'amore dei due sposi non è immediatamente unione dei corpi; ma
è anche momento dialogico-contemplativo. Se non c'è unione dei
cuori, e quindi del proprio vissuto: delle gioie, delle sofferenze,
dei progetti, delle paure, delle speranze, non ci sarà unione piena
dei corpi.
L'amore
relazionale dei due sposi prevede e tiene insieme il momento unitivo
e quello contemplativo e dialogale. Incontro nello sguardo, nella
parola, nei corpi, come l'amato e l'amata del Cantico dei Cantici.
La presenza
Eucaristica non è solo funzionale al pasto, alla consumazione, ma
anche allo stare vicini, ad essere l'uno per l'altro e l'uno davanti
all'altro, del Signore-Sposo e della Chiesa-Sposa.
La consumazione
del banchetto si compie nel momento unitivo dove uno si concede
all'altro nella totalità del proprio essere, corpo e sangue (l'anima
della vita!) Perché ne viva: Eucaristia e nozze sono una medesima
realtà, solo un medesimo dono di corpo e anima.
In questa
prospettiva, non è un caso che Cristo Risorto, apparendo ai suoi
prima spezzi-spieghi la Parola e poi il Pane: così con i discepoli
di Emmaus (Luca 24,13-35), con gli Apostoli (Luca 24,36-49; Atti
1,1-5; 10,41). Parola e Pane sono sempre il suo corpo donato e
offerto in pasto di comunione.
Il dono del
corpo allora non è donare un pezzo di sé, ma totalmente “se stessi”.
Ci si confida per affidarsi. Si mette cuore e carne nelle mani
dell'altro, si pone la propria vita nelle sue mani; si lascia che il
coniuge diventi " arbitro " del proprio corpo, fino al punto che il
corpo altrui è il proprio corpo che non è possibile odiare; e questo
a tal punto che amare l'altro è amare se stessi (Efesini 5,28-29).
E sta qui il luogo più vero della tenerezza in forza della quale ci
si concede all'altro ma anche si accoglie l'altro.
Se torniamo a
riflettere sul brano di Emmaus è importante cogliere come batteva
forte il cuore nel petto dei due discepoli mentre quel pellegrino
spiegava le Scritture. La Parola apriva loro il cuore, il pane
spezzato apriva i loro occhi! Tante sono le implicanze e a livello
pastorale e a livello relazionale nella vita di coppia.
Concedersi
all'altro e accogliere l'altro dice la reciprocità dell'amore, e
tale reciprocità è tipica dell'amore nuziale. In tale dono i due,
non si fondono, ma fondano la loro unione. L'amore nuziale transita
dunque dalla frontalità all'unione e da questa a quella, anche
perché l'unione sponsale non è mai veramente compiuta, ma sempre
cercata, agognata, presagita. E il mistero della persona non è mai
totalmente svelato, dal momento che il cuore dell'uomo è davvero
profondo e solo Dio lo conosce.
Dimensione
corporea dell’Eucaristia nuziale.
Il Signore Gesù
prende il pane, lo sprezza e dice: " Prendete e mangiate questo è il
mio corpo "; così fa col vino: " prendete e bevetene tutti, questo è
il calice del mio sangue... "
Gli sposi si
incontrano ed esprimono il loro reciproco amore nella propria
corporeità. " Saranno una carne sola " questa è la loro
vocazione. Nella relazione corporea, le due persone si incontrano
nella profondità del loro essere: i due sposi si incontrano alla
radice del loro essere e nell'intimità più vera del loro cuore.
L'intimità corporea traduce ed esprime l'intimità del cuore. La
verità e la profondità di tale gesto implica che ci si incontri in
tutte le dimensioni, corporee e spirituali.
Tale
dono-scambio non può non coinvolgere la totalità dell’ambiente e del
tempo in cui la persona vive. Il corpo, come il Pane Eucaristico, è
parte del cosmo; e l'amore scorge nel corpo la traccia del cosmo e
della sua vita. L'amore è una vicenda, una lunga storia, come lo è
il pane (è lunga la storia del grano perché diventi pane!).
L’amore nuziale non può non essere crocifisso.
Il pane il vino
non si trovano come tali in natura. Il grano perché diventi pane va
schiacciato, l’uva, per diventare vino, va pigiata. Solo così danno
un di più qualitativo.
Così l'amore
nuziale non può non essere crocifisso; nasce da una profonda
macerazione di sé stessi da parte dei coniugi; macerazione che
implica un'autentica consegna di sé. Amare è consegnarsi all'altro.
Arrendersi. L'amore è tra due poveri. Senza una morte, non c'è
amore. Amore e morte paiono esigersi a vicenda.
Cristo dona il
suo amore che l'andare incontro alla morte, ma anche passare oltre
la morte, attraversarla per entrare nella vita che non muore.
Anche l'amore
nuziale deve passare attraverso la morte; anch'esso è un amore
crocifisso. Ogni dono di sé passa attraverso l'abbandono di sé;
abbandono che può essere sperimentato come evento gioioso, ma che
può essere vissuto anche dolorosamente. E come l'abbandono di Cristo
sulla croce è premessa indispensabile alla risurrezione, così per
gli sposi, attraversando l'abbandono e la croce possono incontrare
il Crocifisso Risorto e perciò stesso, divenire capaci in Lui, di un
amore più forte della morte, che pregusta la risurrezione.
Due coniugi che
sposano nel Signore, possono vivere il loro abbandono, come un reale
e comune abbandonarsi a Dio, che è il Dio dei vivi, e così
sperimentare che l'amore umano nuziale è segno e pregustamento
della pienezza divina, della forma assoluta dell'Amore Risorto.
La forza trasformante dello Spirito Santo.
Come accade
tutto ciò? In forza dello Spirito. L'atto del morire e del risorgere
sono opera dello Spirito.
Così cade e
accade, il momento della consacrazione, l’avverarsi del sacramento.
La coppia umana si apre alla nuzialità divina resa accessibile e
donata dal Cristo e nel Cristo nella forza dello Spirito; in tal
modo si può partecipare quasi trasmutandosi in amore
cristico-nuziale. Se non fosse esagerato, si potrebbe dire che la
consacrazione nuziale fa vivere all'amore umano una specie di "
transustanziazione "; fa in modo che il pane e il vino quotidiani
diventino spazio della presenza reale del Cristo; fa in modo che
l'acqua dell'amore umano (le idrie delle nozze di Cana) diventi il
vino dell'ebbrezza nella forza-fuoco dello Spirito Santo.
E’ per questo
che la Familiaris Consortio al n. 12 può dire: " La parola centrale
della rivelazione " Dio ama il suo popolo”, viene pronunciata anche
attraverso le parole vive e concrete con cui l'uomo e la donna si
dicono i loro amore coniugale. Il loro vincolo di amore diventa
l'immagine e il simbolo dell'alleanza che unisce Dio è il suo
popolo. "
E poiché
sacramento: " è memoriale, attualizzazione e profezia: in quanto
memoriale, il sacramento da loro la grazia e il dovere di fare
memoria delle grandi opere di Dio e di darne testimonianze presso i
loro figli, in quanto attualizzazione, dà loro la grazia e il dovere
di mettere in opera nel presente, l'uno verso l’altra e verso i
figli, le esigenze di un amore che perdona e che redime; in quanto
profezia, dà loro la grazia e il dovere di vivere e testimoniare la
speranza del futuro incontro con Cristo ".
(Questi temi
sono tratti dai testi di teologia sponsale di Giorgio Mozzanti)
4 – LA
CHIESA: LA SPOSA BELLA.
Dalla Teologia alla
vita.
Tracce per una spiritualità coniugale.
Nasce ora la
domanda: come rendere la chiesa, la nostra chiesa, questa sposa
bella adorna per il suo sposo? La risposta è questa:
Occorre
nuzializzare la chiesa. E per fare questo occorre vivere nella
pienezza ciò che si diceva prima. Si capisce ora quale ruolo ha il
sacramento delle nozze, vissuto nella dimensione eucaristica, per
rendere la Chiesa sposa. E dentro questo orizzonte si capisce il
sacramento dell'Ordine.
Giovanni Paolo
II nella esortazione, “Pastores dabo vobis "così si esprime al 22: “
Il donarsi di Cristo alla Chiesa, frutto del suo amore, si connota
di quella dedizione originale che è propria dello Sposo nei riguardi
della Sposa..... Gesù è il vero Sposo che offre il vino della
salvezza alla Chiesa..... La Chiesa è sì il corpo, nel quale è
presente e operante Cristo Capo, ma è anche la Sposa, che scaturisce
come nuova Eva dal costato aperto del Redentore sulla croce: per
questo Cristo sta davanti alla chiesa, “ la nutre e la cura” (Ef
5,29) con il dono della sua vita per lei.
Il sacerdote è
chiamato ad essere immagine viva di Cristo Gesù sposo della Chiesa:
certamente egli rimane sempre parte della comunità come
credente..... insieme a tutti gli altri fratelli e sorelle convocati
dallo Spirito…
E qui mi
sembra logica la domanda: come fa il prete, che non è sposato, a
vivere questa dimensione sponsale di Cristo-Sposo?
Se ripensiamo
alla natura dei sacramenti, vediamo con i primi cinque hanno una
dimensione strettamente personale, riguardano il singolo; ma due
hanno invece una dimensione “sociale” ossia chi li riceve lo fa non
tanto per sé, quanto per gli altri: la Chiesa, la società. E sono
l'Ordine e il Matrimonio. Chi riceve l'Ordine, non lo riceve per sé,
ma per la Comunità. Così chi si sposa non lo fa per una sistemazione
personale, ma per colei-colui che ama; per una famiglia da formare.
Sono sacramenti eminentemente relazionali.
Su questi due
sacramenti, Cristo ha voluto fondare la sua Chiesa. Sono come due
pilastri su cui si regge un unico arco. Guai a trascurarne uno. Nel
passato si è tentato di costruire la Chiesa poggiando solo sul
sacramento dell'ordine e riducendo il Matrimonio a “remedium
concupiscientiae”.
Le relazioni tra
questi due sacramenti è fondamentale per la loro stessa consistenza
e per la Chiesa che su di essi poggia. Stanno di fronte e rispecchia
l'uno la bellezza dell'altro. Il sacerdote è Profeta per la coppia.
La coppia “ordina”
il sacerdote.
Nel passato, la
tradizione medievale e il Concilio di Trento intendevano il
presbiterato come uno stato di vita superiore a quello del
matrimonio. Oggi, dopo il concilio Vaticano II, pur esistendo ancora
in tanti presbiteri questa mentalità, tuttavia più che parlare di
superiorità si preferisce parlare, in una ecclesiologia comunionale,
di “carismi specifici” e di “reciprocità” tra sacramento dell'ordine
e del matrimonio. In particolare Giovanni Paolo II, commentando Mt.
19,11-12 e I Cor. 7, afferma che le parole di Cristo “non forniscono
motivo per sostenere né l’inferiorità del Matrimonio né la
superiorità del celibato” , e se il Papa ammette una certa
superiorità del celibato lo fa soltanto in quanto questa è dettata
dal motivo “del regno dei cieli”.
La relazione di
coppia-prete è di una ricchezza e fecondità unica. Entrano in gioco
queste relazioni: 1: maschile-femminile, 2: celibato-sponsalità, 3:
solitudine (non isolamento)-vita dialogante, 4: trascendenza (il
regno dei cieli)-incarnazione, 5: Chiesa domestica (famiglia) -
Chiesa grande (Parrocchia).
Si evince la
complementarietà dei due sacramenti.
Il diacono
sposato vive in sé questa sintesi.
Ed è certo
difficile trovare un perfetto equilibrio. In una Chiesa da
nuzializzare il ruolo delle coppie e quindi, a maggior ragione, del
diacono sposato è portare lo stile nuziale dentro la vita della
Chiesa.
La forza della
coppia non è la somma dei due, ma un qualcosa di nuovo e di
straordinariamente fecondo.
Quali i
pericoli?
Vivere uno stile
di sposato-scapolo. Vale per il prete, per la coppia, per il
diacono.
E questo stile
spinge il prete a rifugiarsi nell’organizzazione,
nell’intellettualismo, nello spiritualismo disincarnato,
nell’efficientismo. La coppia si rifugia nel lavoro sfiancante, o
trova vie di fuga dalla relazione, nello sport, politica, amicizie,
parrocchia….. ecc. Sono come avere l’amante (in una forma più nobile
e camuffata).
C’è un ruolo
proprio del Diacono sposato?
Cosa non è: non è
un sacrista specializzato - un mezzo prete - un valido aiuto vista
la carenza di preti.
Cosa è: in una
chiesa da sponsalizzare è colui che per primo porta lo stile di
sposo in una chiesa ancora dominata da celibi e vergini.
Questo stile si
incarna in una spiritualità che si esprime attraverso tre vie: il
dialogo in coppia, la sessualità (e quindi ogni forma di
affettività, accoglienza, tenerezza, capacità di amare e chiedere di
essere amati), la preghiera in coppia.
A questo punto
nasce la domanda: come trasformare in vissuto questi valori che la
teologia sponsale si fa contemplare? Ossia c'è una spiritualità che
aiuti le coppie di sposi a calare nel vissuto quotidiano questi
principi?
Il libro della
Genesi credo che tracci un cammino, indichi dei mezzi e prospetti
una meta da raggiungere per ogni coppia di sposi: "… Per questo
l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e
i due saranno una carne sola. Ora tutti i due erano nudi, l'uomo e
sua moglie, ma non ne provavano vergogna ". Genesi 2,24-25.
I verbi sono
tutti al futuro per farci capire che è un cammino che prende tutta
la vita, mai pienamente realizzato. Abbiamo sempre qualcosa da
lasciare, cominciando dal padre e dalla madre e poi da tutto ciò che
prende il cuore: i figli, il lavoro, gli amici, ecc...... si
comincia dal lasciare, si cammina, continuando a lasciare, per
raggiungere la meta: " saranno una carne sola ". " Si unirà alla
propria moglie ": questo è il mezzo per raggiungere la meta "
saranno una carne sola ".
Tre vie aiutano
a concretizzare questo cammino di unità della coppia: il dialogo -la
sessualità -la preghiera in coppia.
1-Dialogo
Che cosa non è:
non è la chiacchiera, non sono le comunicazioni di servizio, non è
il parlare o sparlare degli altri.
Che cosa è: è
uscire dalla propria solitudine, quella solitudine in cui si trovava
Adamo e che Dio vide come cosa non buona. Neppure per il Signore è
bene la solitudine. Lui è un Dio che è relazione. E creando l'uomo
imprime in lui questa sua caratteristica. Si tratta di una relazione
personale, capace cioè di rivelare nello stesso tempo le persone a
se stesse e tra se stesse. Nella relazione di coppia l'uno svela
l'altra a se stessa, le mette nome, cogliendone realtà e destino,
svelandola a lei stessa. Chiamare l'altra persona per nome è
relazione dell'una all'altra e realizzare la natura delle due
persone.
L'incontro
personale è scintilla ed evento di libertà. Una persona va
incontrata, non va posseduta, non può essere trasformata in
possesso, come fosse un oggetto.
L'uomo non può
manipolare l'altra persona, può riconoscerla, metterle nome, ma
soprattutto accoglierla nella sua radicale unicità. Nell'accoglienza
sta il cuore della relazione. In questo sta il " paradiso ": nella
massima intesa personale, che rende libero e gioioso anche la nudità
del proprio essere.
Nel dialogo di
coppia si realizza nella realtà umana, ciò che è il cuore della vita
Trinitaria e che Gesù esprime con quella espressione: " tutte le
cose mie sono tue, e tutte le cose tue sono mie " (Giovanni 17,10).
Si tratta allora di comunicare al proprio partner, sentimenti,
gioie, dolore, paura, speranze, progetti..... e tutto nella
quotidianità, proprio perché ogni giorno siamo nuovi. Guai a darci
per scontati.
Il successo
nel matrimonio dipende dal dialogo. Così l’ 80% di coppie
intervistate hanno risposta alla domanda che chiedeva, in
un'inchiesta condotta in America, il segreto del successo nel
matrimonio.
Parlavamo prima
di quella mensa imbandita, dove sedevano Gesù e gli apostoli, la
sera in cui donò il suo corpo da mangiare. Dicevamo del dono del
cuore che precede il dono del corpo. Così anche nella vicenda di
Emmaus, come ce la racconta Luca. Così anche per le coppie. Donarsi
il proprio vissuto è come dire all'altro: " prendi e mangia, questo
sono io ".
Deve esserci una
continuità tra ciò che avviene quando ci cibiamo dell'eucaristia e
ciò che avviene nel seguito della vita. Altrimenti è come se
offrissimo a Gesù una tomba. Altro è se offriamo a lui un solco.
Quel corpo che lui ha donata a noi ci fermenta dal di dentro e si
sospinge a divenire noi cibo per gli altri. Nella relazione di
coppia il dialogo è come offrire spazi nuovi di vita all'Eucaristia.
Dopo aver
considerato questa via è più facile capire ed entrare in quella
seconda via di santità che chiameremo:
-
Il rapporto sessuale, dialogo d'amore attraverso la corporeità.
Nel racconto
biblico la sessualità non appare come un qualcosa che è conseguenza
del peccato.
La Familiaris
Consortio afferma che il vincolo di amore dell'uomo e della donna "
diventa l'immagine e il simbolo dell'alleanza che unisce Dio e il
suo popolo ".
Il simbolo nuziale
si impone come una realtà creata " da subito " da Dio, e quindi
voluta positivamente da lui.
La nuzialità, non
compare come qualcosa di successivo, quale conseguenza ad una
ferita, ma come elemento costitutivo della realtà stessa della
coppia originaria.
Il nucleo del
simbolo nuziale è proprio nell'essere i due protesti l'uno verso
l'altro e l'uno nell'altro: " saranno " ci dice proprio questa
tensione; e " una carne sola " si dice l'unione dei due. Unione
senza sopprimersi e annullarsi a vicenda. E la precisazione di Gesù
nel brano di Matteo: 19,5-6 " quello che Dio ha congiunto " ci fa
cogliere una forza operante che li con-lega.
L'essere una
carne sola non si configura come fusione ma come congiunzione, con-
presenza di due realtà congiogate da una forza che
contemporaneamente sperimentano in loro ma li supera perché è fuori
di loro.
La tensione che
li sospinge l'uno verso l'altro opera uno stacco, strappando i due
dal loro padre e dalla loro madre, dalla loro latenza, ossia da una
situazione di letargo (come il sonno di Adamo prima della creazione
di Eva).
- Eva
dono ad Adamo, e viceversa. Dio il donatore. -
Dalla
lettura del libro della genesi, appare chiaro come Eva sia stata il
dono di Dio ad Adamo e viceversa. Ora un dono è sempre come una
forma di chiamata, perché implica e aspetta, attendendola, la
risposta dell'accoglienza.
Ma l'uomo
(maschio e femmina) come risponde al dono del donatore?
La risposta al
dono è la chiamata-vocazione. Rispondere, accogliendo il dono è
rispondere al Dio creatore. Chiamati da Dio in quanto chiamati l'uno
all'altro e verso l'altro. La risposta - relazione nuziale - è
allora già in Dio e con Dio, ha già una fondazione e connotazione "
sacramentale " originaria.
Rispondere al
dono come? Rendendosi responsabili l'uno dell'altro
(vedi lettera agli Efesini: "chi ama la propria moglie ama se
stesso..... "). In cammino verso lo stesso destino. Per cui sposarsi
è corrispondersi donandosi e accogliendosi. Se si è sposi si è anche
responsabili al dono e nell’essere dono. La responsabilità si
esprime nel custodire la loro unità, rimanendo ancorati, in un atto
di fede e fedeltà, all'evento e all'atto creatore che li ha
congiunti: a Dio e a se stessi.
Si è dunque
responsabili di una realtà data e da non perdere, di una realtà da
non separare, ma neppure da barattare o scambiare. Si tratta dunque
di non dissolvere ma neppure di adulterare tale unità. Si tratta
della responsabilità dell'indissolubilità di quella coppia.
Altre
considerazioni per capire meglio il senso della parola "
responsabili ": Nella lettera agli Efesini troviamo in modo
egregio spiegato il senso della responsabilità. “Amare la propria
moglie con il proprio corpo”, avendone cura e nutrendolo. “Nessuno
ha in odio il proprio corpo”, e quindi quando una mano è malata
nessuno la taglia e la butta via, anzi l'altra mano lavora per due.
E così accade con ogni parte del proprio corpo. Se il tuo sposo/a è
parte di te, e per un certo periodo la relazione va male, non puoi
buttarlo/a via. Se hai una ferita, non affondare proprio lì il
coltello, anzi, cerca di curare e proteggere con fasce quella parte
ferita.
Ma ancora ci
domandiamo:
Come si vive la
responsabilità?: nell'essere custodi della propria
relazione, cominciando dalla custodia del
cuore e dello spirito.
Che vuol dire
custodire il cuore: possiamo rendercene conto se pensiamo a
ciò che facciamo per il corpo. Se c'è freddo e tuo marito esce
fuori, tu subito a lui: " copriti!, non uscire così ! " Se in
macchina corre veloce, intervieni: " rallenta, attento al traffico!
" E così via. Perché non fare altrettanto quando il cuore comincia
ad essere preso da certe amicizie, dalla sete di guadagno per
possedere quel bene, dalla bramosia del potere, da certi hobby,
ecc..... E la custodia va vissuta, non quando nel cuore c’è già
l'infezione, ma quando si comincia a intravedere il rischio.
Si è custodi
dello spirito, quando nutriamo il nostro spirito: con la
preghiera, con buone letture, con la partecipazione alla vita della
parrocchia, nei gruppi familiari, con tutto ciò che ci fa crescere
dentro. Tante malattie nella relazione di coppia, nascono prima
dentro il nostro spirito. Quando questo è malato, denutrito, debole,
tutti i malanni sono possibili.
La
sessualità è un costruire l'amore, ed implica un impegno ben più
grande di una carezza o una cortesia che posso farti durante la
giornata.
L'essere " una
carne sola " evidenzia lo spessore corporeo del nucleo simbolico
nuziale. L'unione dei corpi nella donazione sessuale è il cuore del
simbolo nuziale, naturalmente all'interno della relazione sponsale,
relazione in cui si è responsabili e custodi.
I corpi sono
come la casa.
I corpi, come
l'amore vero, sono una casa dove gli sposi si accolgono e si
generano a vicenda. L'amore nuziale è la casa che genera, rigenera e
custodisci gli sposi.
Terza via:
pregare in coppia
Voglio leggere
una favola: La festa della creazione.
“Il settimo
giorno, terminata la creazione, Dio dichiarò che era la sua festa.
Tutte le creature, nuove di zecca, si diedero da fare per regalare a
Dio la cosa più bella che potessero trovare.
Gli scoiattoli
portarono noci e nocciole; i conigli carote e radici dolci; le
pecore lana soffice e calda, le mucche latte schiumoso e ricco di
panna.
Miliardi di
angeli si posero in cerchio, cantando una serenata celestiale.
L'uomo e la
donna aspettavano il loro turno, ed erano preoccupati. " Che cosa
possiamo donare noi? I fiori hanno il profumo, le api il miele,
perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio con le
loro proboscidi per rinfrescarlo..... ".
L'uomo e la
donna si erano messi in fondo alla fila e continuavano a
scervellarsi. Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e
depositavano i loro regali.
Quando
rimasero solo alcune creature davanti a loro, la chiocciola, la
tartaruga e il bradipo poltrone, l'uomo e la donna furono presi dal
panico.
Allora si
buttarono l'uno sulla spalla dell'altro quasi a cercare conforto e
aiuto. Ma ecco che quel loro primo abbraccio, svegliò in loro una
sensazione meravigliosa. Si inebriarono del loro amore, capirono
cosa è l'amore, si tuffarono nell'amore l'uno dell'altro e dopo
fecero quello che nessun animale aveva osato fare. Corsero verso
Dio, saltarono sulle sue ginocchia, lo abbracciarono e gli dissero:
ti vogliamo bene!.....
Il volto di
Dio si illuminò, tutta la creazione capì che l'uomo e la donna
avevano fatto a Dio il dono più bello ed esplose in un alleluia
cosmico.
Pregare in
coppia è un andare verso Colui che congiungendo fa la coppia.
Pregare in coppia
è attingere forza unitiva in Colui che ha chiamato ad essere
insieme.
Pregare in coppia
è anticipare nel tempo ciò che sarà l'eternità, quando in Dio saremo
una cosa sola, come i fiumi che dopo lungo cammino raggiungono lo
stesso mare.
" Padre ciò che è
mio è tuo..... " così Gesù prega, ma chiede anche per noi di essere
uno in lui e nel Padre.
Si tratta
allora di vivere qui in terra quella parola di Gesù.
Ma sappiamo anche
come è difficile raggiungere quel " tutto ciò che è mio è tuo. " Il
dialogo spesso tocca come dei limiti, oltre i quali non si osa
andare.
Nella
preghiera, quando parliamo con Dio, sappiamo di essere totalmente
nudi. A lui non possiamo nascondere nulla. Così leggiamo nei salmi:
"Tu mi scruti e mi conosci, Tu sai quando mi siedo e quando mi
alzo..... " " I miei pensieri a Te non sono nascosti "- “Se prendo
le ali dell'aurora Tu ci sei..... "
Pregare in coppia:
è permettere al coniuge di entrare nel proprio dialogo con Dio.
Quando si loda e
si ringrazia per i doni ricevuti.
Quando lo si adora
come nostro Padre e Creatore.
Quando gli si
chiede perdono per le nostre manchevolezze.
Quando si chiede a
Lui aiuto perché sentiamo di non farcela.
Dinnanzi a Dio non
si può mentire. O sei vero o non sarai capace di pregare.
In questo tipo
di preghiera, che non vuol essere l'unica, perchè è giusto che ci
siano spazi per la nostra solitudine con Dio, si sperimenta quella
unità di coppia che nasce non tanto dai nostri sforzi, ma è dono,
solamente dono. Le parole di Gesù: " quello che Dio ha congiunto "
nella preghiera in coppia si gustano, si assaporano, e inebriano. La
coppia vive un momento originario, quello della propria creazione, o
se volete, un momento di anticipo di ciò che sarà l'eternità.
Allora si capisce
l'importanza di aver sempre Dio come collante, perché solo in Lui e
con Lui l'unità più profonda è possibile. Tutti i nostri tentativi
umani, senza di Lui, sappiamo bene a quale realtà approdano.
Don Antonio
Baionetta
data ultimo aggiornamento:
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