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Dall'Enciclica "Laborem
exercens" di Giovanni Paolo II |
Opera dell’uomo:
È con la parola «lavoro» che viene indicata ogni opera
compiuta dall'uomo, indipendentemente dalle sue
caratteristiche e dalle circostanze, cioè ogni attività
umana che si può e si deve riconoscere come lavoro in mezzo
a tutta la ricchezza delle azioni, delle quali l'uomo è
capace ed alle quali è predisposto dalla stessa sua natura,
in forza della sua umanità. Fatto a immagine e somiglianza
di Dio stesso nell'universo visibile, e in esso costituito
perché dominasse la terra, l'uomo è perciò sin dall'inizio
chiamato al lavoro.
Pane
quotidiano:
Il lavoro è quindi un aspetto, perenne e fondamentale, sempre
attuale e tale da esigere costantemente una rinnovata attenzione e
una decisa testimonianza. Perché sorgono sempre nuovi
interrogativi e problemi, nascono sempre nuove speranze,
ma anche timori e minacce connesse con questa fondamentale
dimensione dell'umano esistere, con la quale la vita dell'uomo è
costruita ogni giorno, dalla quale essa attinge la propria specifica
dignità, ma nella quale è contemporaneamente contenuta la costante
misura dell'umana fatica, della sofferenza e anche del danno e
dell'ingiustizia che penetrano profondamente la vita sociale,
all'interno delle singole Nazioni e sul piano internazionale. Se è
vero che l'uomo si nutre col pane del lavoro delle sue mani, e cioè
non solo di quel pane quotidiano col quale si mantiene vivo il suo
corpo, ma anche del pane della scienza e del progresso, della
civiltà e della cultura, allora è pure una verità perenne che egli
si nutre di questo pane col sudore del volto, cioè non solo
con lo sforzo e la fatica personali, ma anche in mezzo a tante
tensioni, conflitti e crisi che, in rapporto con la realtà del
lavoro, sconvolgono la vita delle singole società ed anche di tutta
l'umanità.
Questione sociale:
La dottrina sociale della Chiesa, infatti, trova la sua sorgente
nella Sacra Scrittura, a cominciare dal Libro della Genesi e, in
particolare, nel Vangelo e negli scritti apostolici. Essa appartenne
fin dall'inizio all'insegnamento della Chiesa stessa, alla sua
concezione dell'uomo e della vita sociale e, specialmente, alla
morale sociale elaborata secondo le necessità delle varie epoche.
Questo patrimonio tradizionale è poi stato ereditato e sviluppato
dall'insegnamento dei Pontefici sulla moderna «questione sociale», a
partire dall'Enciclica Rerum Novarum. Nel contesto di tale
questione, gli approfondimenti del problema del lavoro hanno avuto
un continuo aggiornamento, conservando sempre quella base cristiana
di verità, che possiamo chiamare perenne. Il lavoro umano è la
chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo
di vederla veramente dal punto di vista del bene dell'uomo. E la
graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si
ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella
direzione di «rendere la vita umana più umana», allora appunto la
chiave, che è il lavoro umano, acquista un'importanza fondamentale e
decisiva.
Dimensione dell’uomo:
La Chiesa è convinta che il lavoro costituisce una dimensione
fondamentale dell'esistenza dell'uomo sulla terra, e attinge questa
sua convinzione soprattutto alla fonte della Parola di Dio rivelata
e, perciò, quella che è una convinzione dell'intelletto
acquista in pari tempo il carattere di una convinzione di fede.
La ragione è che la Chiesa crede nell'uomo: essa pensa all'uomo
e si rivolge a lui non solo alla luce dell'esperienza
storica, ma in primo luogo alla luce della parola rivelata del Dio
vivente. La Chiesa trova già nelle prime pagine del Libro della
Genesi la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce
una fondamentale dimensione dell'esistenza umana sulla terra.
L'analisi di tali testi ci rende consapevoli del fatto che in essi
sono state espresse le verità fondamentali intorno all'uomo, già nel
contesto del mistero della Creazione. L'uomo è immagine di Dio, e
nell'adempimento di tale mandato ricevuto dal suo Creatore di
soggiogare, di dominare la terra, l'uomo, ogni essere umano,
riflette l'azione stessa del Creatore dell'universo. Questa
universalità e, al tempo stesso, questa molteplicità del processo
del «soggiogare la terra» gettano luce sul lavoro umano, poiché il
dominio dell'uomo sulla terra si compie nel lavoro e mediante il
lavoro. Emerge così il significato del lavoro in senso oggettivo,
il quale trova la sua espressione nelle varie epoche della
cultura e della civiltà.
Trasformazione delle risorse:
L'industria, a sua volta, consisterà sempre nel coniugare le
ricchezze della terra, le risorse vive della natura ed il lavoro
dell'uomo, il lavoro fisico come quello intellettuale. Ciò vale, in
un certo senso, anche nel campo della cosiddetta industria dei
servizi, e in quello della ricerca, pura o applicata. Oggi
nell'industria siamo testimoni delle trasformazioni rese possibili
dal graduale e continuo sviluppo della scienza e della tecnica e
proprio per questo lo sviluppo industriale pone la base per
riproporre in modo nuovo il problema del lavoro umano.
“Aiuto”
tecnologico?:
Sia la prima industrializzazione che ha creato la cosiddetta
questione operaia, sia i successivi cambiamenti industriali,
dimostrano eloquentemente che, anche nell'epoca del «lavoro» sempre
più meccanizzato, il soggetto proprio del lavoro rimane l'uomo.
La tecnologia facilita il lavoro, lo perfeziona, lo accelera e
lo moltiplica; favorisce l'aumento dei prodotti del lavoro, e
perfeziona anche la qualità. E' un fatto, però, che in alcuni casi
la tecnica da alleata può anche trasformarsi quasi in avversaria
dell'uomo, soppiantando l'uomo, togliendogli ogni soddisfazione
personale e lo stimolo alla creatività e alla responsabilità,
sottrae occupazione a molti lavoratori prima impiegati;
l'esaltazione della macchina, riduce l'uomo ad esserne il servo.
Un
nuovo modo di pensare:
Proprio queste affermazioni basilari sul lavoro sono sempre emerse
dalle ricchezze della verità cristiana, creando il fondamento del
nuovo modo di pensare, di valutare e di agire degli uomini.
Nell'epoca moderna, fin dall'inizio dell'èra industriale, la verità
cristiana sul lavoro doveva contrapporsi alle varie correnti del
pensiero materialistico ed economicistico. Il lavoro, a
motivo del suo soggetto (l’uomo), è uno (uno e ogni volta
irripetibile), tuttavia, considerando le sue oggettive direzioni,
bisogna costatare che esistono tanti diversi lavori. Lo
sviluppo della civiltà umana porta in questo campo un arricchimento
continuo. Al tempo stesso, però, non si può non notare come nel
processo di questo sviluppo non solo compaiono nuove forme di
lavoro, ma pure che altre spariscono. Pur concedendo che in linea di
massima questo sia un fenomeno normale, bisogna, tuttavia, vedere se
non si infiltrino in esso, e in quale misura, certe irregolarità,
che per motivi etico-sociali possono essere pericolose. Vari sistemi
ideologici o di potere, sorti ai diversi livelli della convivenza
umana, hanno lasciato persistere ingiustizie flagranti o ne hanno
creato di nuove; lo sviluppo delle comunicazioni ha reso
possibile una più completa diagnosi delle condizioni di vita e di
lavoro dell'uomo in tutta la terra, ma ha anche messo in luce altre
modalità di ingiustizia, ben più vaste di quelle che, nel secolo
scorso, stimolarono l'unione degli uomini del lavoro per una
particolare solidarietà nel mondo operaio; di una solidarietà che
non deve mai essere chiusura al dialogo e alla collaborazione con
gli altri.
Solidarietà sociale:
Tale solidarietà deve essere sempre presente là dove lo richiedono
la degradazione sociale del soggetto del lavoro, lo sfruttamento dei
lavoratori e le crescenti fasce di miseria e addirittura di fame. La
Chiesa e vivamente impegnata in questa causa, perché la considera
come suo servizio, come verifica della sua fedeltà a Cristo, per
essere veramente la «Chiesa dei poveri». E i «poveri»
compaiono sotto diverse specie, in molti casi come risultato
della violazione della dignità del lavoro umano: sia perché
vengono limitate le possibilità del lavoro, sia perché vengono
svalutati il lavoro ed i diritti che da esso scaturiscono, come il
giusto salario, e la sicurezza del lavoro per il lavoratore e la sua
famiglia.
Bene e
dignità:
Il lavoro è un bene dell'uomo, non solo un bene «utile» o «da
fruire», ma un bene «degno», cioè corrispondente alla dignità
dell'uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce. Il
lavoro è un bene della sua umanità, perché mediante il lavoro l'uomo
non solo trasforma la natura adattandola alle proprie
necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in
un certo senso, «diventa più uomo».
Famiglia:
Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare,
la quale è un diritto naturale ed una vocazione dell'uomo. Questi
due cerchi di valori, uno congiunto al lavoro, l'altro conseguente
al carattere familiare della vita umana, devono unirsi tra sé
correttamente, e correttamente permearsi. Il lavoro è, in un certo
modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una
famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via
normale l'uomo acquista mediante il lavoro. Si deve ricordare ed
affermare che la famiglia costituisce uno dei più importanti termini
di riferimento, secondo i quali deve essere formato l'ordine
socio-etico del lavoro umano.
Capitale = strumento:
È noto che in tutto questo periodo, il problema del lavoro è stato
posto in base al grande conflitto, che nell'epoca dello
sviluppo industriale ed insieme con esso si è manifestato tra il
«mondo del capitale» e il «mondo del lavoro». Si deve ricordare
un principio da sempre insegnato dalla Chiesa: il principio della
priorità del «lavoro» nei confronti del «capitale». Questo
principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in
rapporto al quale il lavoro è sempre una causa efficiente
primaria, mentre il «capitale», essendo l'insieme dei mezzi di
produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale.
Questo principio è verità evidente che risulta da tutta l'esperienza
storica dell'uomo.
Lavoro
= dovere:
Il lavoro è un dovere dell'uomo, e ciò nel molteplice
senso di questa parola. L'uomo deve lavorare sia per il fatto
che il Creatore gliel'ha ordinato, sia per il fatto della sua stessa
umanità, il cui mantenimento e sviluppo esigono il lavoro. L'uomo
deve lavorare per riguardo al prossimo, specialmente per riguardo
alla propria famiglia, ma anche alla società, alla quale appartiene,
alla nazione, della quale è figlio o figlia, all'intera famiglia
umana, di cui è membro, essendo erede del lavoro di generazioni e
insieme co-artefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui
nel succedersi della storia.
Lavoro
= diritto:
La disoccupazione, diventa un problema particolarmente
doloroso, quando vengono colpiti soprattutto i giovani, i quali,
dopo essersi preparati mediante un'appropriata formazione culturale,
tecnica e professionale, non riescono a trovare un posto di lavoro e
vedono penosamente frustrate la loro sincera volontà di lavorare e
la loro disponibilità ad assumersi la propria responsabilità per lo
sviluppo economico e sociale della comunità.
Spiritualità:
Occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede,
dalla speranza e dalla carità, per dare al lavoro dell'uomo
concreto, con l'aiuto di questi contenuti, quel significato che
esso ha agli occhi di Dio,già nel primo capitolo del Libro della
Genesi si dimostra, infatti, in che cosa consista la sua
dignità: insegna che l'uomo lavorando deve imitare Dio, suo
Creatore, perché porta in sé - egli solo - il singolare elemento
della somiglianza con lui. L'uomo deve imitare Dio sia lavorando
come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la
propria opera creatrice sotto la forma del lavoro e del riposo.
Bisogna, dunque, che questa spiritualità cristiana del lavoro
diventi patrimonio comune di tutti.
L’uomo
partecipe della creazione:
Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal
compito di edificare il mondo, lungi dall'incitarli a
disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a
tutto ciò con un obbligo ancora più pressante». La consapevolezza
che mediante il lavoro l'uomo partecipa all'opera della creazione,
costituisce il più profondo movente per intraprenderlo in
vari settori: «I fedeli perciò devono riconoscere la natura intima
di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode
di Dio e aiutarsi a vicenda per una vita più santa anche con opere
propriamente secolari, affinché il mondo sia imbevuto dello spirito
di Cristo e raggiunga più efficacemente il suo fine nella giustizia,
nella carità e nella pace. Questa verità, secondo cui mediante il
lavoro l'uomo partecipa all'opera di Dio stesso suo Creatore, è
stata in modo particolare messa in risalto da Gesù Cristo
- quel Gesù del quale molti dei suoi primi uditori a Nazareth
«rimanevano stupiti e dicevano: Donde gli vengono queste cose? E che
sapienza è mai questa che gli è stata data? ... Non è costui il
carpentiere?».
L’insegnamento di Cristo:
Questo insegnamento di Cristo sul lavoro, basato sull'esempio della
propria vita durante gli anni di Nazareth, trova un'eco
particolarmente viva nell'insegnamento di Paolo Apostolo.
Paolo si vantava di lavorare nel suo mestiere (probabilmente
fabbricava tende), e grazie a ciò poteva pure come apostolo
guadagnarsi da solo il pane. «Abbiamo lavorato con fatica e sforzo,
notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi». Di qui
derivano le sue istruzioni sul tema del lavoro, che hanno
carattere di esortazione e di comando: «A questi ... ordiniamo,
esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane
lavorando in pace», così scrive ai Tessalonicesi. Infatti, rilevando
che «alcuni» vivono disordinatamente, senza far nulla, l'Apostolo
nello stesso contesto non esita a dire: «Chi non vuol lavorare,
neppure mangi». In un altro passo invece incoraggia: «Qualunque
cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli
uomini, sapendo che quale ricompensa riceverete dal Signore
l'eredità». Pertanto, questa è la norma dell'attività umana: che
secondo il disegno e la volontà di Dio essa corrisponda al vero bene
dell'umanità, e permetta all'uomo singolo o come membro della
società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione».
Lavoro
e Redenzione:
Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce
di Cristo e l'accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale
il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla
luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi,
troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo
bene, quasi come un annuncio dei «nuovi cieli e di una terra
nuova», i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono
partecipati dall'uomo e dal mondo. Questo conferma
l'indispensabilità della croce nella spiritualità del lavoro umano,
che si svela in questa croce e che fatica per un bene nuovo, il
quale prende inizio dal lavoro stesso: dal lavoro inteso in
profondità e sotto tutti i suoi aspetti .
selezione
curata da Alberto Conti
a cura del diacono Leondino
Cipolletti
disegni
e vignette di Silvia Cipolletti
data ultimo aggiornamento:
Monday 13 April 2009 15.09.52
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