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I DIECI
COMANDAMENTI

Il
Signore disse:
6
Io
sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese
di Egitto, dalla condizione servile.
7
Non
avere altri dei di fronte a me.
8
Non ti
farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo,
né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle
acque sotto la terra.
9
Non ti
prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché
io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la
colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta
generazione per quanti mi odiano,
10
ma usa
misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi
amano e osservano i miei comandamenti. (Dt 5,6-10)
“Io
sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di
Egitto, dalla condizione servile.”
Cosa
aveva fatto Israele di così grande e importante da meritare
l’amore e la predilezione di Dio? Dio l’aveva scelto tra i
popoli non perché questo popolo fosse più bravo, più
intelligente o più potente ma soltanto per amore gratuito: tra
i tanti popoli ne ha scelto uno per affidargli un compito ben
preciso: far conoscere a tutti i popoli l’amore grande di Dio.
E quando
Israele s’era trovato in difficoltà a causa della schiavitù in
Egitto, Dio gli ha dimostrato tutto il suo amore e lo ha
liberato GRATIS e DI SUA INIZIATIVA da questa
condizione servile: Dio non ha preteso niente in cambio da
parte del suo popolo, neanche la bontà.
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Dio ci ama per primo e gratuitamente,
ci ama come siamo;
non ci chiede di essere buoni e belli
ma ci rende buoni e belli perché ci ama |
“Non
avere altri dei di fronte a me.
8
Non ti
farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né
di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque
sotto la terra.
9
Non ti
prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.”
Ricordate la storia del vitello d’oro! Mentre Dio, sul monte
Sinai, dava a Mosè le tavole della legge, Israele, stanco di
aspettare le promesse di un Dio invisibile, pensò bene di
costruirsene uno visibile, un vitello tutto d’oro da adorare.
Ebbene
noi ci stupiamo di fronte al comportamento ingrato di questo
popolo che non ha saputo riconoscere l’amore di Dio e i grandi
doni da Lui ricevuti.
C’è da
dire però che, molto più spesso di quanto possiamo credere,
anche noi facciamo altrettanto, se non peggio. Anche noi che
ci diciamo cristiani, che frequentiamo la Messa e il
catechismo, che diciamo le nostre preghiere e facciamo opere
di carità, anche noi molte volte ci dimentichiamo di Dio e di
tutti i benefici ricevuti da Lui e ci costruiamo i nostri
idoli: essi, nel nostro cuore, prendono il posto che invece
dovrebbe essere occupato dalla presenza amorosa di Dio; ad
essi spesso affidiamo la soluzione di tutti i nostri problemi,
dei nostri malesseri, delle nostre paure.
Proviamo
ad elencarne qualcuno:
“Perché
io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa
dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione
per quanti mi odiano,
10
ma usa
misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi
amano e osservano i miei comandamenti.”
Il primo
comandamento ci ricorda che Dio ci ama teneramente e
gelosamente, più di come un padre ed una madre possano amare
il loro bambino; ci ama per primo e gratuitamente e ci riempie
dei suoi doni.
Egli non
guarda alla nostra cattiveria, non fa il conteggio e la lista
dei nostri peccati: è un Dio misericordioso.
Egli è
il nostro Signore e niente e nessuno può e deve prendere il
suo posto nel nostro cuore: Dio ha creato il nostro cuore per
sé e il nostro cuore è inquieto e triste “finché non riposa
in Lui”, diceva Sant’Agostino, finché Dio, finalmente, non
occupa il posto centrale nel nostro cuore.
Dobbiamo riscoprire che essere
credenti significa sentirsi piccoli davanti a Dio. Il Vangelo
dice che entrerà nel regno dei cieli chi accoglie
Dio come farebbe un bambino
(Lc 18,16). Il bambino, da
solo, non sopravvive; si deve affidare ai genitori.
La fede, prima di essere
preghiera, Santa Messa, sacramenti, devozione, è sentirsi
piccoli davanti a Dio, riconoscere che Dio è l’unico Signore,
la roccia sulla quale fondiamo la nostra vita.
Il primo
comandamento, quindi, ci fa riscoprire cosa è la fede nel
profondo; ci chiede di accogliere Dio come il sostegno della
nostra vita, ci ricorda che noi non possiamo decidere quello
che è bene e quello che è male perché ciò che è bene e ciò
che è male lo accogliamo da Dio, proprio in virtù della nostra
piccolezza.
Non avrai altro Dio all’infuori di me
è il primo comandamento non perché è posto all’inizio del
decalogo ma perché se manca questo, osservare gli altri
diventa un moralismo e comporta fatica e sofferenza. Se,
invece, accettiamo di riconoscerci piccoli davanti a Dio e
bisognosi della sua
guida,
accogliamo e accettiamo quanto Lui dice nel resto del
decalogo, sicuri che è per il nostro bene.
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