Home page

 

catechesi

 



 

 

 

 

a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

diaconicomo


 


 

I DIECI COMANDAMENTI

 

Non avrai altro Dio
all'infuori di me

 

 

 

 

 

Il Signore disse: 6 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7 Non avere altri dei di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti. (Dt 5,6-10)

                                                                                 

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.” 

Cosa aveva fatto Israele di così grande e importante da meritare l’amore e la predilezione di Dio? Dio l’aveva scelto tra i popoli non perché questo popolo fosse più bravo, più intelligente o più potente ma soltanto per amore gratuito: tra i tanti popoli ne ha scelto uno per affidargli un compito ben preciso: far conoscere a tutti i popoli l’amore grande di Dio.

E quando Israele s’era trovato in difficoltà a causa della schiavitù in Egitto, Dio gli ha dimostrato tutto il suo amore e lo ha liberato GRATIS e DI SUA INIZIATIVA da questa condizione servile: Dio non ha preteso niente in cambio da parte del suo popolo, neanche la bontà.

 

Dio ci ama per primo e gratuitamente,

ci ama come siamo;

non ci chiede di essere buoni e belli

ma ci rende buoni e belli perché ci ama

 

 

“Non avere altri dei di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.”

Ricordate la storia del vitello d’oro! Mentre Dio, sul monte Sinai, dava a Mosè le tavole della legge, Israele, stanco di aspettare le promesse di un Dio invisibile, pensò bene di costruirsene uno visibile, un vitello tutto d’oro da adorare.

Ebbene noi ci stupiamo di fronte al comportamento ingrato di questo popolo che non ha saputo riconoscere l’amore di Dio e i grandi doni da Lui ricevuti.

C’è da dire però che, molto più spesso di quanto possiamo credere, anche noi facciamo altrettanto, se non peggio. Anche noi che ci diciamo cristiani, che frequentiamo la Messa e il catechismo, che diciamo le nostre preghiere e facciamo opere di carità, anche noi molte volte ci dimentichiamo di Dio e di tutti i benefici ricevuti da Lui e ci costruiamo i nostri idoli: essi, nel nostro cuore, prendono il posto che invece dovrebbe essere occupato dalla presenza amorosa di Dio; ad essi spesso affidiamo la soluzione di tutti i nostri problemi, dei nostri malesseri, delle nostre paure. 

Proviamo ad elencarne qualcuno:

 

 

 

 

 

 

“Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.”

Il primo comandamento ci ricorda che Dio ci ama teneramente e gelosamente, più di come un padre ed una madre possano amare il loro bambino; ci ama per primo e gratuitamente e ci riempie dei suoi doni.

Egli non guarda alla nostra cattiveria, non fa il conteggio e la lista dei nostri peccati: è un Dio misericordioso.

Egli è il nostro Signore e niente e nessuno può e deve prendere il suo posto nel nostro cuore: Dio ha creato il nostro cuore per sé e il nostro cuore è inquieto e triste “finché non riposa in Lui”, diceva Sant’Agostino, finché Dio, finalmente, non occupa il posto centrale nel nostro cuore.

 

Dobbiamo riscoprire che essere credenti significa sentirsi piccoli davanti a Dio. Il Vangelo dice che entrerà nel regno dei cieli chi accoglie Dio come farebbe un bambino (Lc 18,16). Il bambino, da solo, non sopravvive; si deve affidare ai genitori. La fede, prima di essere preghiera, Santa Messa, sacramenti, devozione, è sentirsi piccoli davanti a Dio, riconoscere che Dio è l’unico Signore, la roccia sulla quale fondiamo la nostra vita.

Il primo comandamento, quindi, ci fa riscoprire cosa è la fede nel profondo; ci chiede di accogliere Dio come il sostegno della nostra vita, ci ricorda che noi non possiamo decidere quello che è bene e quello che è male perché ciò che è bene e ciò che è male lo accogliamo da Dio, proprio in virtù della nostra piccolezza.

Non avrai altro Dio all’infuori di me è il primo comandamento non perché è posto all’inizio del decalogo ma perché se manca questo, osservare gli altri diventa un moralismo e com­porta fatica e sofferenza. Se, invece, accettiamo di riconoscerci piccoli davanti a Dio e bisognosi della sua guida, accogliamo e accettiamo quanto Lui dice nel resto del decalogo, sicuri che è per il nostro bene.

 

 



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.58.23

Il presente sito è ottimizzato per l'utilizzo di Internet Explorer versione 4 e successive

 

© 2001-Elledici Multimedia - Alcune immagini sono state tratte dal CD-rom della Elledici Multimedia "Mille immagini per..."

Tutti i diritti sono riservati