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a cura del diacono Leondino
Cipolletti
disegni
e vignette di Silvia Cipolletti
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diaconicomo
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Non far
morire l’innocente e il giusto (Es 23,7)
Avete
inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso
sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: Chiunque si
adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio
(Mt 5,21-22)
La vita
dell’uomo
è sacra perché
è stata creata da Dio ed ha come scopo principale quello di tornare
a Dio. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua
fine; nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il
diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente (Catechismo
Chiesa Cattolica n. 2258).
Per cercare di
capire meglio questo comandamento, leggiamo insieme il brano della
Bibbia che ci racconta del primo omicidio, l’uccisione di Abele da
parte del fratello Caino.
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Caino e
Abele (Gn 4, 2b-16)
Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
3
Dopo
un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al
Signore;
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anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso.
Il Signore gradì Abele e la sua offerta,
5
ma
non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e
il suo volto era abbattuto.
6
Il
Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è
abbattuto il tuo volto?
7
Se
agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci
bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il
suo istinto, ma tu dominalo”.
8
Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna! ”. Mentre
erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello
Abele e lo uccise.
9
Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello? ”.
Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio
fratello? ”.
10
Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello
grida a me dal suolo!
11
Ora
sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano
ha bevuto il sangue di tuo fratello.
12
Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti:
ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.
13
Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per
ottenere perdono?
14
Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere
lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e
chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.
15
Ma
il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la
vendetta sette volte! ”. Il Signore impose a Caino un segno,
perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.
16
Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad
oriente di Eden. |
Da questo
brano possiamo tirar fuori alcune riflessioni importanti per capire
meglio che cosa questo quinto comandamento ci vuole dire.
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Vediamo Caino che è molto irritato dal fatto che Dio avesse gradito
i sacrifici di Abele e non i suoi. Notiamo che Caino si sente, in
qualche modo, accusato, rimproverato dalla innocenza del
fratello, dalla sua generosità. Abele è un uomo giusto e Caino
non sopporta la sua vicinanza perché l’innocenza del fratello
mette in questione il suo modo di vivere.
Uccidere, alla
fine, è sempre questo: togliere di torno un testimone scomodo,
far sparire un testimonio inquietante, ridurre al silenzio chi ti dà
fastidio, togliere dalla tua presenza chi ti fa capire che ti stai
comportando male; eliminare chi, con la sua presenza e i suoi
richiami, ti impedisce di vivere come ti fa comodo.
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“Allora
il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello? ”. Egli
rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?
”
Questa
risposta di Caino ci permette di tirar fuori un’altra riflessione:
dire che la vita è inviolabile e sacra significa affermare la
necessità di rispettare l’altro; non uccidere allora
significa non soltanto “non togliere la vita” ma rispettare la
vita dell’uomo.
Qui però
bisogna capire bene che cosa vuol dire rispettare, con quale
significato usiamo questa parola. Possiamo usare questo termine in
un senso negativo come quando, ad esempio, diciamo che
bisogna rispettare le leggi, bisogna cioè ubbidire
alle leggi; oppure quando diciamo che è necessario rispettare le
idee degli altri, nel senso che io accetto si la possibilità che
gli altri abbiano le loro idee ma questo non mi impedisce di
restarmene con le mie idee e convinzioni. C’è come una separazione
tra gli altri e me: io rispetto gli altri però resto delle mie idee,
resto per i fatti miei, i problemi degli altri non mi interessano.
Rispettare
la vita dell’uomo
non significa questo.
C’è un
senso positivo della parola “rispetto” che significa
prendersi cura, avere a cuore. In questo senso rispettare la
vita dell’uomo significa prendersi cura dell’uomo, del nostro
fratello, di chi ci sta accanto. Questo modo di pensare al
rispetto degli altri possiamo collegarlo all’amore per il prossimo (la
Parabola del buon samaritano): rispettare la vita dell’uomo
vuol dire amare l’uomo, prendersi cura di una persona che
soffre, di un anziano che sta per morire, di un amico che si trova
in difficoltà e ci chiede una parola di conforto, ci chiede un
consiglio. Rispettare l’altro significa essergli vicino: non
più “ognuno per i fatti suoi” ma “aver a cuore la sorte dell’altro”.
Allora si
capisce che la risposta di Caino è tutto il contrario di quello che
il comandamento dice e che Gesù ci fa capire nella parola del
Vangelo: ogni uomo è custode del proprio fratello; se c’è il
rispetto per l’altro io divento il suo custode; noi cristiani, in
forza del Battesimo, siamo diventati custodi dell’altro, di
chi ci vive accanto ogni giorno, così come di chi incontriamo
casualmente durante la nostra giornata, perché l’altro, qualsiasi
altro, è sempre un fratello, una persona che mi è vicina, per la
quale io divento “prossimo”.
Da parte ci
Caino c’è il rifiuto di vivere la responsabilità verso gli altri:
ecco l’egoismo, la chiusura in se stesso, ecco il venir meno della
solidarietà.
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8
Caino
disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna! ”. Mentre erano in
campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Caino per ammazzare il fratello esce dalla città per andare in
campagna. La città qui sta ad indicare la vita civile, il
vivere nella società. Questo uscire dalla città, allora, vuol
farci capire che l’omicidio avviene fuori dalla vita civile, da
quella vita cioè che è regolata da leggi e norme di convivenza
civile: l’omicidio avviene uscendo dalle regole, dalle leggi.
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15
Ma il
Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la
vendetta sette volte!
”.
Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque
l’avesse incontrato.
Anche
l’omicida merita rispetto.
E’ importante questo fatto, come cioè anche la persona malvagia,
cattiva, abbia la sua dignità e meriti rispetto.
Da una parte
Dio non può lasciare impunito il delitto: Caino viene punito, viene
cacciato fuori dalla sua terra, deve andare lontano; la terra non
produce più frutto per lui. C’è però l’impegno di Dio a favore
dell’omicida: Dio si fa garante della vita dell’uomo che ucciso il
fratello. La vita dell’uomo, infatti, vale per se stessa, non
dev’essere rispettata solo quando è innocente.
Gesù, nel
vangelo di Matteo, dice a proposito di questo quinto comandamento:
“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà
ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: Chiunque si
adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio (Mt
5,21-22)”
Con questa
affermazione di Gesù, il comandamento Non uccidere diventa
illimitato e riguarda tutti i rapporti tra gli uomini. Anche l’ira
verso il proprio fratello equivale ad un omicidio perché è come
dire: “la tua presenza mi dà fastidio, sparisci dalla mia vista,
voglio vederti morto”.
Gesù, invece,
ci ha insegnato ad amare perfino i nostri nemici, quelli che ci
danno fastidio, che ci sono antipatici, che ci fanno del male; egli
ci invita a porgere l’altra guancia, a non reagire al male
con il male ma a combattere il male con il bene.
E’ anche in
questo modo che ciascuno di noi può costruire la PACE giorno per
giorno.
data ultimo aggiornamento:
Wednesday 06 May 2009 17.58.19 Il presente sito è ottimizzato per l'utilizzo di Internet Explorer versione 4 e
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