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a cura del diacono Leondino
Cipolletti
disegni
e vignette di Silvia Cipolletti
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diaconicomo
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“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”
“Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”
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“Non desiderare la
casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo
prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue,
né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”
(Es 20,17)
“Chiunque guarda una
donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei
nel suo cuore” (Mt 5,28) |
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La concupiscenza: desiderio smodato che si oppone alla ragione
umana |
In origine
questi due comandamenti erano uno solo, poi, successivamente, sono
stati sdoppiati.
Mentre gli
altri comandamenti regolano comportamenti concreti dell’uomo, questi
due ultimi riguardano l’intenzione del cuore e perciò riassumono
tutti i precetti della Legge. Le intenzioni del cuore sono espresse
dal desiderio.
L’apostolo San
Paolo distingue i desideri della carne dai desideri dello
Spirito:
[16]Vi
dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a
soddisfare i desideri della carne; [17]la carne infatti ha
desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari
alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate
quello che vorreste. (Gal 5,16-17)
[5]Quelli
che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli
invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito.
[6]Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i
desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. [7]Infatti
i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si
sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. [8]Quelli
che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. (Rm 8,5-8)
Tutti noi ci
accorgiamo spesso che dentro di noi si svolge come una lotta tra le
tendenze e i desideri dello Spirito, che ci mostrano il bene, e le
tendenze della carne, che ci spingono a fare il male: è il
combattimento spirituale. E’ la conseguenza del peccato
originale: il Battesimo infatti ci purifica da tutti i nostri
peccati ma non elimina in noi la tendenza a commettere il male, per
cui si verifica in noi questo combattimento tra il desiderio del
bene (i desideri dello Spirito) e l’inclinazione al male (i
desideri della carne). Il battezzato deve continuare a lottare
contro i desideri disordinati della carne: con l’aiuto della grazia
di Dio egli può giungere alla purezza del cuore.
E’ il cuore
infatti che bisogna purificare perché, come dice l’evangelista
Matteo, “dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi,
gli adulteri, le prostituzioni” (Mt 15,19). E ancora Matteo
dice: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”: i puri
di cuore sono quelli che cercano di vivere la santità di Dio
nella loro vita.
Il desiderio
smodato si chiama concupiscenza.
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Nono comandamento: non desiderare la donna d’altri |
Il nono
comandamento proibisce la concupiscenza carnale, cioè il
desiderio smodato e disordinato di avere per sé la moglie o il
marito di altri e ci chiede di avere un cuore puro.
In questo
impegno ci è di aiuto la grazia di Dio che ci è data nei sacramenti
e che ci aiuta a raggiungere la purezza del cuore soprattutto
mediante
La virtù della castità
La purezza dello sguardo sia esteriore che interiore: è
necessario tenere sotto controllo i sentimenti, l’immaginazione;
rifiutare i pensieri impuri e non soffermarsi a guardare immagini
che stuzzicano la fantasia;
La preghiera
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Decimo comandamento: non desiderare la roba d’altri |
Il decimo
comandamento non proibisce il desiderio di possedere per sé le cose
piacevoli che sono intorno a noi e che servono a rendere bella e
confortevole la nostra vita: questi desideri sono buoni in sé ma
bisogna sempre vigilare con la nostra ragione e la nostra volontà
perché essi potrebbero trasformarsi in avidità e in
cupidigia che sono il desiderio smodato e senza misura dei beni
terreni, delle ricchezze e del potere che queste procurano, anche se
appartengono ad altri.
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L’invidia è un vizio capitale che rende triste il nostro cuore |
Altro pericolo
che insidia il nostro cuore è quello dell’invidia. L’invidia
è un vizio capitale e consiste nel desiderare smodatamente i beni
altrui, compresa la moglie o il marito altrui, e nel cercare di
appropriarsene, sia pure in maniera illecita e violenta.
Questi due
comandamenti ci richiamano alla necessità di non coltivare
l'invidia, di non guardare con gelosia ciò che l'altro ha. Se guardi
agli altri con invidia, in primo luogo ti convinci che Dio è
ingiusto, perché finisci per pensare che ha dato agli altri più di
quello che ha dato a te; in secondo luogo, non riesci a valorizzare
le cose che hai e questo è molto triste.
Al
contrario, il comandamento ci insegna
a guardare i
doni che Dio ci ha fatto, per valorizzarli
ad
accogliere con gioia quelli degli altri, comprendendo che la
differenza crea ricchezza.
È importante
saper godere delle differenze e apprezzare quello che gli altri
hanno. Ci fa sentire umili, stimola la collaborazione e ci fa essere
contenti di quello che Dio ci ha dato.
Quante volte,
anche nella vita della parrocchia, chi fa una cosa bella o compie
un'azione meritoria davanti a Dio non solo non viene lodato, ma
viene invece criticato o ignorato.
È urgente
educare alla gratitudine verso i fratelli e verso Dio.
Per vincere
l’invidia occorre coltivare la povertà di cuore.
“Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”
(Mt. 5,3) è la beatitudine con la quale Gesù ci invita a non essere
attaccati con avidità ai beni e alle ricchezze del mondo ma a
rivolgere il nostro cuore a Dio e al suo Regno: tutto il resto ci
sarà dato in sovrabbondanza.
data ultimo aggiornamento:
Wednesday 06 May 2009 17.36.59 Il presente sito è ottimizzato per l'utilizzo di Internet Explorer versione 4 e
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