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catechesi

 



 

 

 

 

a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

diaconicomo


 


 

I DIECI COMANDAMENTI

 

 

Rispetta la bellezza del tuo corpo:

 

Non commettere
atti impuri

 

 

 

 

 

 

15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?...’8 Fuggite l’impudicizia. Qualsiasi peccato l’uomo commetta sta fuori del corpo; ma chi commette impudicizia pecca contro il proprio corpo. 19 non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro

prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo! (lCor 6,15.18-20)

 

Avete visto che ho aggiunto una frase al titolo di questo sesto comandamento: “rispetta la bellezza del tuo corpo”. Questo comandamento, infatti, ci chiede di rispettare la santità del nostro corpo e ci invita a percorrere una strada, a volte impervia e faticosa come un sentiero di montagna, che ci porta a realizzare nella nostra vita la castità: non si nasce cristiani ma lo si diventa! anche e, forse, soprattutto nel sesto comandamento! Rispettare il comandamento della bellezza del corpo, della bellezza dell’amore, è una conquista spesso molto faticosa. Si nasce con l’istinto, che rimane anche dopo il battesimo, e l’istinto non è per la castità. La castità è una conquista da coltivare e nutrire con pazienza.

Nel libro della Genesi (Gn 1,26-27.31), a proposito della creazione dell’uomo da parte di Dio, leggiamo delle parole bellissime:

 

 

 

26 Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza.

                                         27Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

                                   31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

 

L’uomo è l’immagine di Dio, è a sua somiglianza ma, per farlo così, a sua immagine, Dio lo ha creato differenziandolo in maschio e femmina. Perché questo? Dio, lo sappiamo, è una comunità di persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; quindi possiamo dire che Dio è una famiglia e, perciò, nel creare l’uomo a sua immagine, ha dovuto crearlo come una famiglia, una comunità di persone; lo ha creato maschio e femmina, e si è compiaciuto con se stesso per aver fatto una cosa buona e bella.

 

Il  sesto comandamento, allora, che ci chiede di non commettere atti impuri, diventa un invito a usare la nostra sessualità secondo il progetto di Dio (matrimonio, famiglia) e secondo la vocazione di ciascuno, evitando tutti gli impulsi negativi e le tendenze che rendono l’uomo schiavo dei propri istinti. Solo così è possibile rispettare la bellezza del nostro corpo e realizzare la vera gioia nella nostra vita. 

Questa è la castità: vivere la sessualità secondo il progetto di Dio, evitando la malizia del cuore; la castità è avere nel cuore un amore grande che ci fa guardare alle cose e alle creature con lo sguardo puro di Dio.

Dio dunque ha creato l’uomo differenziandolo, secondo il sesso, in maschio e femmina: questa differenza dei sessi corrisponde allora al progetto di Dio ed è cosa molto buona.

 

Occorre allora rispettare la bellezza e la santità del proprio corpo. Ce lo ricorda l’apostolo San Paolo nel brano della lettera ai Corinzi che ho riportato all’inizio.

L’apostolo ci invita a rispettare la santità e la bellezza del nostro corpo perché esso, in forza del battesimo, appartiene ormai a Cristo. Gesù stesso, per vivere in mezzo agli uomini, ha preso un corpo come il nostro; Dio è venuto ad abitare in mezzo agli uomini prendendo un corpo di uomo. Pensate: il corpo dell’uomo è degno di ospitare la presenza di Dio. E San Paolo ci ricorda che anche il corpo di ciascuno di noi è diventato il tempio nel quale abita lo Spirito Santo, cioè Dio stesso.

 

Le mie mani sono le mani che Dio usa per accarezzare e sollevare i poveri e i sofferenti;

i miei piedi sono i piedi con i quali Dio cammina per il mondo e visita i suoi figli;

la mia bocca è quella di cui Dio si serve per annunciare il vangelo e per sorridere ai piccoli

del mondo;

il mio cuore e la mia mente Dio li usa per manifestare a tutti il suo amore.

 

E’ proprio così: Dio si serve di me, del mio corpo, della mia mente, del mio cuore per raggiungere con il suo amore, tutte le persone che incontro ogni giorno, nonostante ci sentiamo e realmente siamo inadeguati al compito che ci è affidato, anche se ci riconosciamo piccoli, deboli, peccatori.

E’ così che agisce lo Spirito Santo: quando io faccio del bene è Dio che compie il bene servendosi di me.

Il mio corpo è santo perché in esso abita lo Spirito Santo

 

San Paolo ci parla anche di impudicizia. Essa è il contrario della castità; è qualunque comportamento o atteggiamento, qualunque pensiero e desiderio che offende la santità e la bellezza del nostro corpo. Ci sono pensieri, parole, azioni, letture, spettacoli, divertimenti che offuscano la purezza del cuore. Se nel nostro corpo abita e vive lo Spirito Santo non ci può essere posto per la malizia del cuore e per il peccato.

 

Ciascuno di noi allora è chiamato a camminare verso la castità. E’ un cammino, lo ripeto, a volte anche molto faticoso e pieno di difficoltà; un cammino lungo il quale ciascuno deve imparare a rispettare la bellezza e la sacralità di ogni persona.



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.58.15

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