DIACONATO PERMANENTE
a distanza di quattro anni dalla prima ordinazione
Un Direttorio per la nostra diocesi
Sabato 13 settembre 1997 nella Cattedrale di Como veniva celebrata l’ordinazione dei primi quattro Diaconi permanenti sposati nella nostra Diocesi.
A distanza di quattro anni, dopo un lungo lavoro e diverse modifiche, finalmente si è riusciti ad emanare un documento che delinea, per tutte le parrocchie, i gruppi, le associazioni e i movimenti, un percorso preciso a riguardo del Diaconato permanente.
Il testo dal titolo “Direttorio per la formazione dei Diaconi permanenti nella Diocesi” nella sua struttura fondamentale prende spunto dai principali documenti emanati dalla Chiesa su questo ministero: “I Diaconi permanenti nella Chiesa in Italia” della Conferenza episcopale italiana del 1993 e “Diaconi permanenti” della Congregazione per il clero del 1998 e viene completato dalle direttive che in questi anni sono maturate all’interno della nostra diocesi. Sono il frutto di un cammino intrapreso nell’ormai lontano 1993 quando è iniziato il rapporto tra il delegato vescovile don Andrea Caelli e i primi candidati a questo ministero.
Il documento è stato pubblicato sul Bollettino diocesano e quindi consegnato ai sacerdoti e ai parroci con l’intento di dare a tutti la possibilità di approfondire la conoscenza di questo ministero che ha ancora bisogno di essere compreso in tutto il suo valore e nel significato vero per il quale la Chiesa ha deciso di inserirlo nella struttura gerarchica, non solo come singoli ministri o come semplice gruppo di persone che condividono una medesima esperienza ma come segno della presenza di Cristo sacerdote e servo.
Al primo punto il documento presenta Il ministero diaconale come sacramento dell’Ordine:
- …non dovrà essere considerato come subordinato all’ordine episcopale e presbiterale e con significato meramente funzionale. Di fatto, i vescovi, i preti e i diaconi sono, gli uni per gli altri, l’icona, il vis-à-vis sacramentale, dell’unico sacramento dell’Ordine.
Al secondo punto presenta gli incaricati per la formazione:
- Il responsabile ultimo è il Vescovo e affida ad un suo delegato la cura, il coordinamento e l’organizzazione della formazione (da quest’anno è don Angelo Riva).
- Spetta anche al delegato l’opera di discernimento vocazionale come il mantenere i contatti con i responsabili delle comunità ecclesiali.
- Un richiamo importante in questo punto è il richiamo alla responsabilità del parroco come primo responsabile della formazione pastorale.
Al terzo punto vengono presentati i requisiti per l’ammissione al diaconato permanente:
- Al parroco viene ricordato che “la vocazione al diaconato non è semplicemente un momento di organizzazione dei servizi ecclesiali, ma procede da Dio come avvenimento di Grazia”, e insieme suppone e domanda un cammino di fede da parte dell’intera comunità.
- Viene affermato che, proprio perché la vocazione emerge da una comunità, non sono prese in considerazione auto-candidature o domande che by-passino il parroco, che è l’unico referente del delegato vescovile. E’ un punto importante perché in questi primi anni o per mancanza di responsabilità o per non vera comprensione del significato del ministero sono avvenute esperienze spiacevoli che sono poi pesate sulle persone avviate al cammino se non addirittura sul delegato.
- Anche per questo il parroco dell’aspirante è tenuto a partecipare agli incontri di programmazione e verifica del cammino medesimo.
- In questo punto vengono anche precisati i requisiti dell’aspirante che può essere celibe, coniugato o vedovo. I limiti di età e la libertà da irregolarità e da impedimenti e non ultimo che per incominciare il cammino di formazione deve esserci, messo per iscritto il pieno consenso della moglie.
“…oltre le indispensabili virtù cristiane, quali la fede e la retta intenzione, presenti virtù umane quali l’equilibrio, la prudenza, la capacità di dialogo, il senso di responsabilità e altre qualità che esprimono una personalità matura”.
L’aspirante coniugato, al fine di assicurare la stabilità della sua famiglia, deve condurre una vita matrimoniale regolare che duri da almeno sette anni. Si richiede, inoltre, che abbia dimostrato di saper ben dirigere la propria famiglia.
- Viene precisato in questo punto la dimensione spirituale e quella pastorale come la compatibilità con l’attività lavorativa e professionale e il richiamo al non disperdersi in troppi impegni pastorali, con il rischio di perdere di vista le priorità principali come la formazione e la vita famigliare. Questo aspetto viene ripreso in modo più dettagliato anche nel quarto punto.
Al quarto punto si presenta il cammino di formazione:
- I principi generali come i tempi di studio, strutturati su un ciclo di quattro anni nei quali viene posta anche una seria verifica in modo da non protrarre il cammino con gli interessati qualora emergano elementi di chiaro senso contrario, anche al fine di evitare illusioni, inutili fatiche e complicazioni con la comunità di provenienza. Si aggiunge la precisazione che il cammino si può concludere nelle varie tappe ministeriali (lettorato, accolitato).
- Questa parte del testo sviluppa tutti i punti del percorso formativo: dall’anno propedeutico, alla formazione teologica, dalla formazione pastorale al triennio di formazione teologica; la formazione spirituale e il rapporto con la diocesi, il presbiterio e la parrocchia.
- Sono delineate, nel rapporto con la diocesi, anche i diritti e i doveri dell’ordinato come la cessazione dello stato laicale e l’incardinazione nella diocesi alle dirette dipendenze del Vescovo.
Il rilascio di un documento attestante l’avvenuta ordinazione e il diritto implicito a ricevere dal Vescovo un ufficio e, se non sono scusati da un legittimo impedimento, sono tenuti ad accettarlo e adempierlo fedelmente.
La comune corresponsabilità ad una collaborazione ministeriale che porta l’ordinato a non agire più in nome proprio ma ufficialmente a nome della Chiesa.
Per questo viene citata l’esortazione che viene rivolta nel corso dell’ordinazione: “Ricevi il Vangelo di Cristo, del quale sei divenuto annunciatore. Credi ciò che leggi, insegna ciò che credi, vivi ciò che insegni”.
C’è anche l’aspetto concreto della vita come del lavoro e pertanto vengono precisati anche i criteri di sostentamento e remunerazione in caso di impegno a tempo pieno.
- Per il rapporto con i presbiteri e le parrocchie si chiede che gli ambiti assegnati siano diligentemente definiti per iscritto, questo per tutelare il soggetto ma nello stesso tempo anche il richiamo alla filiale obbedienza al Vescovo nell’incarico affidatogli. Spetta solo al Vescovo affidare al Diacono un nuovo mandato pastorale.
- Il Diacono ha uno stretto rapporto con la parrocchia di origine e con la diocesi. E’ importante, tuttavia, che sia i candidati sia le comunità cristiane abbiano una chiara coscienza che il diacono è un dono per tutta la Chiesa e non soltanto per la comunità che lo esprime.
UN DOCUMENTO IMPORTANTE
Come Gruppo Diaconi della Diocesi attendevamo con una certa trepidazione l’uscita del Direttorio perché è emerso molto spesso in questi anni l’esigenza di un documento che potesse essere punto di riferimento per lo svolgersi del ministero, che potesse porre chiarezza sul significato vocazionale dell’ordinato a differenza dello stato laicale, che aiutasse la Chiesa di Como ad accettare e a valorizzare questa nuova realtà che come detto all’inizio ha bisogno di essere ancora compresa in tutta la sua integrità e in tutta la sua ricchezza.
E’ importante perché, dopo le prime ordinazioni, si è creata una certa confusione anche negli ordinati, mancanti di un’esperienza che potesse dare dei criteri e che potesse essere presa come punto di riferimento per questo nuovo cammino, che a differenza del presbitero, non mette in gioco solo il singolo ministro, , ma anche tutta la famiglia nei suoi equilibri sia interni che esterni.
La speranza per noi Diaconi è che il Direttorio possa essere, come desiderio del nostro Vescovo, oggetto di una attenta lettura da parte dei presbiteri, dai religiosi e dai singoli laici, in modo da poter fare entrare a pieno titolo il ministero del Diaconato permanente all’interno di un più variegato e completo itinerario vocazionale da proporre nelle nostre comunità.
Cairoli Mario, Diacono