Ti sento, Verbo Ti sento, Verbo, risonare dalle punte dei rami dagli aghi dei pini, dall’assordante silenzio della grande pineta -cattedrale che più ami - appena velata di nebbia come da diffusa nube d’incenso il tempio. Subito muore il rumore dei passi come sordi rintocchi: segni di vita o di morte? Non è tutto un vivere e insieme un morire? Ciò che più conta non è questo, non è questo: conta solo che siamo eterni, che dureremo, che sopravvivremo... Non so come, non so dove, ma tutto perdurerà: di vita in vita, e ancora da morte a vita come onde sulle balze di un fiume senza fine. Morte necessaria come la vita, morte come interstizio tra le vocali e le consonanti del Verbo, morte, impulso a sempre nuove forme. |