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a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

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DIACONATO PERMANENTE IN DIOCESI

Servo della Parola, per essere segno

“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei diventato annunciatore, annuncia sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Con questa frase durante il rito d’ordinazione, il neo ordinato riceve dalle mani del Vescovo il libro dei Vangeli. Una frase semplice, ma che farà da guida e da verifica per tutto il ministero futuro dell’ordinato. Una frase che presenta in modo semplice, ma completo, le caratteristiche di un servizio che il diacono è chiamato a svolgere.

Per noi diaconi permanenti essere servi della Parola acquista, rispetto agli altri ministeri ordinati, una caratteristica particolare ed unica: il nostro essere costantemente in mezzo alla gente come il “lievito che una donna impasta in tre misure di farina” (Mt 13,33). Un lievito che deve perdersi nella farina, pur mantenendo la sua caratteristica per agire. E’ questa, per me, una dimensione importante del mio essere servo della Parola di Dio. Ringrazio il mio parroco che mi offre l’opportunità di essere, in tanti ambiti nella mia comunità, servo della Parola. Sono sicuro che proprio avendo a che fare sempre più spesso con questa Parola possa nascere in me la consapevolezza di cosa significhi essere servo della Parola: una Parola che proviene da Dio e che quindi non posso modificare, ma solo trasmettere; una Parola viva perché è il Signore Gesù, il Vivente; una Parola che spesso mi provoca e che vorrei cancellare quando mi mette in crisi, perché abbatte i miei schemi di vita che tanto mi fanno comodo; una Parola che va lasciata agire e solo in questo modo entra nel profondo del mio essere, plasmandomi con la potente mano del Creatore.

Solo un diacono che si lascia irrobustire dalla Parola diventa segno efficace nel suo ministero di servo in mezzo alla gente. Sono convinto che essere servo della Parola non significhi solo riaffermare i propri compiti ecclesiali, ma soprattutto rapportarsi, confrontarsi e magari scontrarsi con questa Parola e sforzarsi di viverla ogni giorno. Un diacono, proprio perché è servo della Parola, ha la consapevolezza che deve essere lui il primo ad accogliere l’esortazione del Signore Gesù: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,14).

Un altro aspetto che qualifica il nostro essere servi della Parola nasce dall’aver ricevuto, durante il rito d’ordinazione, dalle mani del Vescovo, il libro dei Vangeli perché siamo interpellati, proprio perché inseriti totalmente nella società, ad essere mediazione tra il popolo di Dio e coloro che sono i primi annunciatori della Parola: i Vescovi. Attraverso il nostro essere chierici inseriti in tutti gli ambiti umani rendiamo possibile l’incontro tra il Vescovo, primo responsabile della Parola, e tutto il popolo che a lui è stato affidato.

GIANLUIGI MONTI, diacono



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.58.06

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