SCHEDA n. 2

                          MAESTRO CHE DEVO FARE?

 

 

           Camminando per le strade della Palestina, girando di paese in paese, di villaggio in villaggio e fermandosi in mezzo alla gente, Gesù capì che due erano i desideri più grandi degli uomini: il desiderio di vivere e di vivere il più a lungo possibile, possibilmente per sempre, ed il desiderio di essere felici, di vivere cioè nella gioia.

Ma si accorse anche che, nonostante ce la mettessero tutta, gli uomini non riuscivano a trovare una soluzione per realizzare questi due desideri. Infatti, a dispetto di tutte le cure, i medici e le medicine, le persone continuavano ad ammalarsi e a morire. Anche ai nostri giorni, nonostante la scienza abbia fatto tanti passi in avanti e ci siano medici e chirurghi bravissimi, le cose non sono cambiate anche di una sola virgola: gli uomini continuano ad ammalarsi e a morire. Contro la morte, infatti, c’è ben poco da fare. Ma gli uomini non erano capaci di realizzare neanche il secondo desiderio, quello di procurarsi la felicità, cosa che, a prima vista, potrebbe sembrare più a portata di mano.

Oggi ci occuperemo del primo problema, quello che riguarda il desiderio di vivere il più a lungo possibile, possibilmente per sempre. Del secondo problema ci occuperemo la prossima volta.

 

Un giorno Gesù si fermò in un villaggio per dare risposta alla questione della vita eterna e della morte, che sembrerebbe essere un ostacolo che si oppone alla vita eterna.

C’era lì un dottore della legge, uno cioè che aveva studiato e conosceva a menadito tutta l’antica legge di Mosé, che era anche la legge del popolo di Israele. Pensate che al tempo di Gesù c’erano migliaia di leggi, prescrizioni, obblighi e doveri che ogni ebreo era tenuto ad osservare; e c’erano alcune categorie di persone, come gli scribi, i farisei, i sacerdoti, i leviti ed appunto i dottori della legge che si vantavano non solo di conoscere tutte quelle leggi ma anche di osservarle, di rispettarle e di metterle in pratica.

Come erano bravi, direte voi! Ma c’era un problema! Il problema era che la maggior parte di queste persone rispettavano queste leggi solo per sentirsi a posto con Dio e per farsi ammirare ed elogiare dagli uomini ma dentro, nel loro cuore c’era il vuoto ed anzi, il più delle volte, c’era anche tanta cattiveria verso il popolo e verso i poveri. “Sepolcri imbiancati” li chiamava Gesù perché erano bravi e belli esternamente ma dentro il loro cuore erano come le tombe, pieni di ossa putrefatte e marcite.

Ebbene questo dottore della legge, volendo tirare un tranello a Gesù e metterlo alla prova, gli rivolse una domanda: “Maestro che devo fare per avere la vita eterna?”

Gesù, avendo capito però l’intenzione di costui, gli risponde ponendogli a sua volta una domanda (visto che aveva di fronte uno che la legge doveva conoscerla bene): “Che cosa sta scritto nella legge?”. E il dottore della legge replicò: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”.

Allora Gesù gli disse:”Hai risposto bene; fa questo e vivrai”.

 

Dio Padre ci ama e per questo ci ha dato la vita e vuole che viviamo per sempre. Per questo ha mandato il suo Figlio nel mondo: Gesù, da Dio che era, ha voluto diventare un uomo, come ciascuno di noi. E’ vissuto come noi: è stato bambino, giovane, adulto, esattamente come ciascuno di noi, e ha fatto anche le stesse cose che facciamo anche noi. Poi ha sofferto ed è morto sulla croce ma è risuscitato, è tornato a vivere per sempre. Per questo diciamo che Gesù è sempre vivo e presente in mezzo a noi.

Gesù è stato il primo uomo che, da morto che era, è tornato a vivere per sempre. Ma non sarà l’unico: infatti a motivo della sua risurrezione tutti gli uomini di tutti i continenti e di tutti i tempi, anche quelli vissuti prima di Gesù, risorgeranno e potranno avere in eredità la vita eterna, la vita che non finisce mai.

Però, ci fa capire Gesù, per avere la vita eterna è necessario amare Dio e il prossimo, come ha fatto lui che ci ha amato così tanto da farsi mettere anche in croce.

È l’amore che fa vivere.

Pensate all’amore dei vostri genitori che vi ha trasmesso la vita; pensate all’amore con cui essi si occupano di voi, della vostra crescita non soltanto fisica ma anche spirituale e morale. Per amore vostro fanno sacrifici, lavorano e dedicano gran parte del loro tempo a voi e ai vostri problemi di crescita. In quello che fanno per voi c’è un po’ della loro vita, danno la loro vita a voi.

Quando manca l’amore, invece, c’è soltanto tanta tristezza e odio. Pensate a tutte quelle persone, bambini ed anziani, anche dei nostri paesi, che sono abbandonati a se stessi!  Pensate alle guerre, alla violenza nelle nostre città, ai delitti atroci che vengono commessi come ad esempio quello di ammazzare i bambini prima ancora che nascano, quando sono ancora piccoli ed indifesi nel “pancione” della mamma!

L’odio e la causa della morte. Quando invece le persone si vogliono bene tutto sembra più bello e la gioia riempie il cuore degli uomini.

 

Torniamo al nostro dottore della legge. Egli non si aspettava di essere messo in difficoltà da Gesù e perciò c’era rimasto un po’ male. Volendo giustificarsi, chiese allora a Gesù: “E chi è il mio prossimo?.

Dal Vangelo di Luca 10, 25-37

Un giorno un dottore della legge si alzò  per mettere Gesù alla prova: “Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse:“Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose:“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù:“Hai risposto bene; fa questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: E chi è il mio prossimo?” Gesù riprese:“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò ad una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e, ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?” Quegli rispose:“Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse:“Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

 

Raccontando questa parabola Gesù vuol far capire, non soltanto al dottore della legge ma anche a ciascuno di noi, in che cosa consiste concretamente amare il prossimo. Il sacerdote ed il levita non si sono avvicinati al malcapitato e perciò non sono diventati il suo prossimo ma non per cattiveria o per insensibilità; essi, infatti volevano solo rispettare la legge che proibiva loro di contaminarsi toccando il sangue di un ferito, giacché stavano andando al tempio a celebrare il culto divino.

L’amore di Dio e dei fratelli, soccorrere chi è nel bisogno, visitare chi è solo o malato o carcerato, viene prima di ogni altra legge; è più importante di tutto.

L’esempio che dobbiamo seguire è quello del Buon Samaritano: egli si è fatto vicino al ferito, si è preso cura di lui, ha dedicato il suo tempo, la sua vita a questo poveraccio, ha tirato fuori il suo borsellino e ha pagato l’albergatore.

Gesù è il Buon Samaritano. Il nostro Padre celeste si è servito del suo Figlio Gesù per farsi vicino a noi uomini, ha fasciato le nostre ferite causate dall’odio e dalle divisioni, si è preso cura di noi.

Ebbene noi tutti siamo discepoli di Gesù, portiamo il suo stesso nome, cristiani; perciò noi oggi abbiamo ereditato la stessa missione di Gesù, la missione di essere, nel mondo di oggi, altrettanti buoni samaritani. Gli uomini del nostro tempo ne hanno bisogno, perché sono feriti dalla cattiveria, dall’egoismo e da tanti altri mali; essi sono i poveri e i deboli che hanno bisogno di aiuto: ci aspettano; non possiamo farli aspettare, non possiamo tradire Gesù.

“Da questo conosceranno che siete miei discepoli”, disse un giorno Gesù, “se avrete amore gli uni per gli altri”.