SCHEDA n. 10

      PRIMA PARTE

 

 

 

Quando alla domenica o in occasione di una festa siamo riuniti a pranzo con i nostri familiari o amici non ci si limita a mangiare un po’ di cibo ma si parla, si ride, si ascolta, si fanno auguri. Insomma si sta in allegria ed in questo modo noi nutriamo non soltanto il corpo ma tutta la nostra persona: la nostra intelligenza, il nostro bisogno di stare insieme, di amare ed essere amati. Il miglior condimento per il cibo è proprio il buon umore, lo stare insieme, l’essere in pace.

Il cibo che noi mangiamo a tavola è segno dell’amore e della tenerezza che i nostri cari hanno per noi. Quel cibo, infatti, è stato guadagnato dal papà con la fatica del proprio lavoro, è stato cucinato con sacrificio ed amore dalla mamma: 

in quel cibo c’è veramente qualcosa di loro.

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Elledici, "Mille immagini per..."

 

Così essi ci offrono un segno del loro amore, perché in quel cibo c’è dentro il loro sudore, la loro fatica, i sacrifici fatti:

 

 

c’è un po’ della loro vita. Possiamo dire che l’amore dei genitori e delle altre persone che ci vogliono bene, diventa cibo, pane, «pane di vita» per noi.

Come sulla nostra tavola, anche sulla tavola intorno alla quale si raduna la famiglia di Dio, l’altare noi troviamo il pane ed il vino. Pane e vino infatti erano presenti anche sulla tavola di Gesù quando egli mangiò con gli apostoli l’Ultima Cena.

(leggi il racconto dell’Ultima Cena).

Elledici, "Mille immagini per..."

Gli apostoli si sono accorti subito che quella non era una cena come le altre, ma era una cena di addio, come succede spesso tra amici che stanno per lasciarsi. Per questo ne hanno sempre conservato il ricordo nel loro cuore e, dopo il ritorno di Gesù al Padre, hanno continuato a celebrarla «in ricordo di Lui».

 

Ancora oggi durante la Messa, in tutte le parti del mondo, il sacerdote ripete i gesti compiuti da Gesù durante l’Ultima Cena:

 

 

«Nella notte in cui fu tradito,

Gesù prese il pane e rese grazie, lo spezzò,

lo diede ai suoi discepoli e disse:

“Prendete e mangiatene tutti:

questo è il mio Corpo

offerto in sacrificio per voi.”

 

 

 

Dopo la cena, allo stesso modo,

prese il calice e rese grazie,

lo diede ai suoi discepoli e disse:

“Prendete e bevetene tutti,

questo è il calice del mio Sangue

per la nuova ed eterna alleanza,

versato per voi e per tutti

in remissione dei peccati.

Fate questo in memoria di me.”

Che cosa voleva dire Gesù con le parole «questo è il mio Corpo...questo è il mio Sangue...»?

   Gesù con queste parole ha voluto annunciare quello che sarebbe accaduto a se stesso: come il pane spezzato durante la Cena così sarebbe stato trafitto e crocifisso il suo corpo; come il vino versato così sarebbe stato versato il suo sangue.

Gesù ha voluto far capire agli apostoli e a tutti noi che in quel pane spezzato ed in quel vino versato egli è presente realmente, un po' come succede per il cibo che ci offrono i nostri genitori, nel quale c'è un po' del loro sacrificio e della loro vita. Ma a differenza di quello che avviene per il cibo che mangiamo a casa, nell' Eucaristia Gesù è presente realmente; quel pane e quel vino che sono sull'altare e che noi riceviamo nella Comunione, pur conservando l'aspetto ed il sapore del pane e del vino, dopo la consacrazione, cioè dopo che il sacerdote ha pronunciato le parole che abbiamo letto prima, diventano il Corpoed il Sangue di Gesù.

Gesù risorto e vivo è presente in mezzo a noi!