“Sarete miei testimoni”
Sesto
incontro

Prima di tornare al Padre suo,
Gesù fa ai suoi discepoli la promessa di un dono grandissimo:
una forza nuova da accogliere per realizzare quel
meraviglioso progetto di salvezza e di gioia che Dio ha
preparato per ciascun uomo.
Leggiamo il racconto
dell’Ascensione in Atti degli Apostoli 1, 6-11.
Luca attribuisce molta
importanza all’avvenimento dell’ascensione e perciò lo
racconta due volte, alla fine del vangelo e all’inizio del
libro degli Atti.
L’ascensione conclude il cammino
terreno di Gesù e segna l’inizio del cammino e della missione
dei suoi discepoli, di tutti noi, della Chiesa.
Cerchiamo di comprendere il
significato delle parole che Luca usa per descrivere questo
evento dell’ascensione: “cielo”, “destra di Dio”, “Signore”...
perché anche il linguaggio religioso ha un suo significato.
Quando nella Bibbia si usa la parola “cielo” si vuole indicare
non un luogo ben preciso, quello dove splende il sole e le
altre stelle, ma qualcosa di molto più importante: è la
nuova creazione, il nuovo modo di vivere,
dove noi saremo insieme a Dio. È la nuova condizione in cui si
trova a vivere Gesù dopo la sua risurrezione, con un corpo non
più mortale e terreno ma con un corpo glorioso che non
è più legato alle leggi della natura, né a quelle del tempo o
dello spazio.
Già da ora però noi possiamo
cominciare a vivere con Dio. Il testo dell’ascensione parla di
una nuvola che avvolge Gesù, nascondendolo alla vista
dei discepoli:
Gesù è ancora vicino ai discepoli anche se non
è più visibile.
Questo significa che Dio è
vicino agli uomini anche se questi non riescono a vederlo.
D’altronde Dio è così grande e
potente nella sua gloria che nessun uomo potrebbe sostenere la
sua vista e perciò la Bibbia usa l’immagine della nuvola
quando vuole indicare questa vicinanza invisibile di Dio.
Viene meno allora la
presenza visibile di Gesù, ma questo non significa che egli
sia assente. La sua presenza
continua in altri modi:
è presente nel dono dello
Spirito Santo, nell’eucaristia, nella Parola e nella
predicazione degli apostoli, nella chiesa radunata, nel
servizio che si rende ai fratelli; è presente anche in ogni
uomo, in particolare in quelli che sono poveri e che soffrono.
Luca descrive il fatto vero e
proprio dell’ascensione in una sola riga mentre si dilunga a
parlare del prima e del dopo
attirando l’attenzione sui due atteggiamenti sbagliati dei
discepoli.
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Prima
i discepoli sono preoccupati di sapere quale sia il momento in
cui il Signore restaurerà il regno di Israele: essi
pensano alla restaurazione del regno terreno del popolo
d’Israele e non hanno capito che il Regno di cui Gesù ha
parlato è qualcosa di ben diverso ed ha a che fare con il
disegno di salvezza che Dio ha preparato per tutti gli uomini,
per tutti i popoli e non soltanto per l’antico popolo eletto.
I discepoli non devono preoccuparsi di conoscere i segreti di
Dio ma, con la forza dello Spirito Santo, devono impegnarsi
nella missione
di essere testimoni di Gesù
risorto, portando il suo vangelo ed il
suo annunzio di salvezza in ogni parte del mondo, a tutti i
popoli.
-
Dopo,
partito Gesù, i discepoli restano a guardare il cielo ed anche
questo loro atteggiamento è rimproverato, questa volta non da
Gesù ma dagli angeli. Gli angeli invitano i discepoli
rientrare fra la gente, a rivolgere la loro attenzione alle
realtà ed ai problemi terreni. Essi hanno conosciuto Gesù, lo
hanno visto risorto e salito al cielo ed ora
possiedono una speranza
(“questo Gesù tornerà”). Il loro compito è, pertanto, quello
di reinserirsi tra la gente ed impegnarsi in mezzo agli
uomini.
A ciascuno di noi è data
una grande responsabilità: accogliere il dono dello Spirito
Santo che con la sua luce e la sua forza ci chiama e ci rende
capaci di collaborare alla costruzione del regno del Signore.
Gesù ha promesso a tutti il dono dello Spirito Santo e perciò
tutti sono chiamati a questo compito, a questa missione :
è la vocazione cristiana.
Per rispondere a questa chiamata
di Dio bisognerà fare lo sforzo di rimuovere gli egoismi,
vincere le corruzioni e le ingiustizie, eliminare l’odio e
tutte le cause delle guerre e delle violenze, per cercare di
costruire la
pace
in un mondo migliore e più bello.
Per questo però è necessario
collaborare con tutti i fratelli cristiani e con tutti gli
uomini di buona volontà, anche se non sempre è facile
collaborare e vivere uniti.
Per questo Gesù risorto ha
promesso e donato lo Spirito Santo alla sua Chiesa perché
sappia annunziare e realizzare il progetto di salvezza e di
pace che Dio ha preparato per tutti gli uomini, facendo
germogliare e crescere quel seme che Gesù ha gettato nel mondo
con la sua vita.
Questo è
compito di ogni battezzato.
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