“Sarete miei testimoni”
Quinto
incontro

Abbiamo percorso insieme alcune
delle tappe più importanti della storia della salvezza, di
quella storia, cioè, che vede coinvolti come protagonisti Dio,
da una parte, ed il popolo d’Israele, dall’altro. E’ la storia
attraverso la quale si rivela, si fa conoscere al suo popolo;
sceglie il suo popolo in mezzo alle altre nazioni chiamandolo
ad una missione, quella di far conoscere, a sua volta, Dio a
tutti gli uomini della terra. Questa storia è anche la storia
di una promessa, quella che Dio rivolse al patriarca Abramo, e
poi ad Isacco e a Giacobbe; quella che rinnovò a Mosè e a
tutto il popolo nell’alleanza del Sinai; quella che ripropose
ancora più chiaramente al re Davide: è la promessa di una
discendenza numerosa, di una terra in cui vivere in pace; è la
promessa di un discendente che regnerà per sempre sul trono di
Davide per portare la pace e la salvezza a tutti i popoli.
Abbiamo visto che Dio è stato
sempre fedele a questa promessa e, per questa fedeltà ha
dimenticato molte volte le infedeltà compiute dal suo popolo,
rivelandosi così come un Padre misericordioso che perdona le
colpe del proprio figlio e che lo salva dalle difficoltà nelle
quali si è cacciato a causa della sua testardaggine.
Ora il tempo è compiuto. E’
giunto il tempo in cui le promesse che Dio ha continuamente
rinnovato ad Israele stanno per compiersi, per realizzarsi.
Dio invia sulla terra il suo
Figlio Gesù, perché sia il Dio con noi. Dio, che è
puro spirito, si incarna, prende su di sé il peso della
carne umana, assume un corpo umano, come ogni altro uomo.
Questo avviene nel grembo della Vergine Maria, nel momento
esatto in cui Maria, dopo l’annunzio dell’angelo, pronunzia le
parole: “Eccomi, sono la serva del Signore; si compia in me
la sua Parola”.
Abbiamo da poco celebrato la
festa del Natale nella quale tutti i cristiani hanno fatto
memoria della nascita di Gesù a Betlemme, in una normalissima
famiglia, povero in mezzo a gente povera come Maria e
Giuseppe, come i pastori; povero tra i poveri, anzi il più
povero, l’ultimo degli uomini per non escludere nessuno dalla
salvezza che è venuto a portare sulla terra.
Gesù cresce nella sua famiglia,
nel villaggio di Nazaret, come un qualsiasi bambino ebreo;
impara a conoscere l’amore della sua mamma e di Giuseppe, il
suo padre putativo; impara la fatica del lavoro, la gioia
dell’amicizia; impara a conoscere la storia del suo popolo
attraverso lo studio della Sacra Scrittura; frequenta la
sinagoga e con la sua famiglia ed i suoi compaesani si rivolge
al Padre con la preghiera dei salmi.
Gesù vive trenta anni a Nazaret
nella sua famiglia. In questo periodo di tempo Gesù impara a
riconoscere Dio come suo Padre e capisce che il Padre l’ha
mandato tra gli uomini per compiere una missione, quella di
annunziare la salvezza a tutti gli uomini, di far conoscere a
tutti che suo Padre è Padre di tutti, ama tutti e vuole
realizzare in pieno la vita e la felicità di tutti i suoi
figli. Con Gesù l’amicizia tra Dio e l’umanità è ristabilita.
Per questo Dio ha mandato il suo
figlio Gesù. Gesù si è fatto uomo in mezzo agli altri uomini
per essere più vicino a tutti, per condividere la vita di ogni
uomo, per conoscere nella sua stessa persona la gioia ma anche
la fatica del vivere, per sperimentare il dolore per la morte
di un amico e la sofferenza di sentirsi rifiutato, accusato e
condannato a morte dal suo stesso popolo.
Egli ha salvato gli uomini
venendo in mezzo agli uomini, facendosi uno di loro, partecipe
della loro storia. Dio avrebbe potuto salvare l’umanità in
tanti altri modi ma ha preferito questa salvezza perché gli
uomini capissero che Egli è un Dio con noi, che cammina al
fianco di ciascuno di noi, che ci prende in braccio quando
siamo stanchi, che ci perdona quando vogliamo fare di testa
nostra, ci incoraggia a correggere i nostri errori e a
riprendere il cammino. Egli capisce la fatica che facciamo per
essere fedeli alla sua amicizia perché, nel Signore Gesù, è
stato uomo come noi. Ed ora la nostra umanità è presso Dio, è
anche l’umanità di Dio: Dio ha assunto la natura umana perché
anche la natura umana diventasse partecipe della natura
divina.
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