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catechesi

 



 

 

 

 

a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

diaconicomo


 


 

“Sarete miei testimoni”

 

Quarto incontro

Davide, 
re pastore

 

 

 

Da molti anni, dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto, il popolo di Israele risiede nella terra promessa da Dio ad Abramo, la Palestina, dove era giunta sotto la guida di Mosè e poi di Giosuè. Qui la vita degli israeliti trascorre nell’abbondanza e nella gioia fintanto che restano fedeli all’alleanza stretta con Dio sotto il Sinai; ma ogni volta che dimenticano questa promessa e si allontanano dalla legge di Dio per adorare altri dei ed altri idoli che fossero meno esigenti nei loro confronti, gli israeliti perdono l’aiuto del Signore e cadono sotto la dominazione straniera. Ma Dio è sempre pronto a liberarli quando essi si pentono della loro infedeltà e del male commesso e tornano ad osservare i comandamenti. Allora Dio, come un padre premuroso, si commuove dei suoi figli, ricorda le promesse fatte al suo popolo e manda loro degli eroi, uomini forti e pieni dello Spirito di Dio per liberarli dalla mano degli stranieri e ristabilire il patto di alleanza.

Uno di questi uomini è il profeta Samuele. Al tempo del profeta Samuele il popolo d’Israele ritiene che sia giunto il momento di diventare come tutti gli altri popoli perciò vuole avere un capo stabile che lo guidi vittorioso nelle battaglie e lo governi con giustizia. Samuele, così, guidato dal Signore, consacra re un giovane della tribù di Beniamino di nome Saul.

Ma ben presto Saul divenne infedele a Dio cosicché il Signore lo privò della sua benedizione: Saul che prima aveva acquistato potere e onori per le sue vittorie sui popoli confinanti, cominciò a subire pesanti sconfitte dagli stranieri, perché il Signore lo aveva abbandonato.

Allora il Signore Dio affidò a Samuele il compito di recarsi in una piccola città della Giudea, chiamata Betlemme (sì, proprio la stessa città dove nascerà secoli dopo Gesù), per consacrare re, con l’unzione dell’olio benedetto, un giovane pastore figlio di Iesse, di nome Davide.

Unzione di Davide

            1 E il Signore disse a Samuele: “Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni su Israele? Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re”. 2 Samuele rispose: “Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà”. Il Signore soggiunse: “Prenderai con te una giovenca e dirai: Sono venuto per sacrificare al Signore. 3 Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti indicherò quello che dovrai fare e tu ungerai colui che io ti dirò”. 4 Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: “È di buon augurio la tua venuta? ”. 5 Rispose: “È di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al sacrificio”. Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6 Quando furono entrati, egli osservò Eliab e chiese: “È forse davanti al Signore il suo consacrato? ”. 7 Il Signore rispose a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”. 8 Iesse fece allora venire Abìnadab e lo presentò a Samuele, ma questi disse: “Nemmeno su costui cade la scelta del Signore”. 9 Iesse fece passare Samma e quegli disse: “Nemmeno su costui cade la scelta del Signore”. 10 Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. 11 Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani? ”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele ordinò a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. 12 Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: “Alzati e ungilo: è lui! ”. 13 Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi. Samuele poi si alzò e tornò a Rama.

Abbandonato da Dio, Saul, durante una battaglia fu sconfitto e ucciso. Il popolo allora proclamò Davide come proprio re.

Davide fu un re molto abile e saggio e, sotto il suo regno, le 12 tribù d’Israele diventano un’unica nazione: finora, infatti, esse avevano vissuto come singole famiglie che si riunivano solo in occasioni importanti come, ad esempio, la difesa dagli attacchi dei nemici.

Con Davide Dio rinnova quella promessa che aveva fatto ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe e che poi aveva rinnovato nell’alleanza con Mosè, una promessa di fedeltà e di protezione, la promessa di una discendenza numerosa. Ma con Davide questa promessa diventa ancora più precisa. Ascoltiamola dal racconto della Bibbia.

Profezia di Natan

            Allora Dio disse al profeta Natan: 8 Riferirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d’Israele mio popolo; 9 sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. 10 Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui non lo opprimano come in passato, 11 al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio popolo Israele e gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici. Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore. 12 Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. 13 Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. 14 Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. Se farà il male, lo castigherò con verga d’uomo e con i colpi che danno i figli d’uomo, 15 ma non ritirerò da lui il mio favore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso dal trono dinanzi a te. 16 La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre”.

Che cosa ha voluto dire il Signore a Davide con questa promessa? Chi sarà questo discendente di Davide che regnerà per sempre?

E’ Gesù questo discendente di Davide che salirà sul suo trono e regnerà per sempre. Egli nacque a Betlemme, la città di Davide, dove Maria e Giuseppe, che erano discendenti di Davide, si erano recati per registrare la nascita del piccolo Gesù, secondo come aveva ordinato l’imperatore Cesare Augusto che aveva indetto il censimento di tutte le popolazioni dell’impero romano.

Dio è fedele alle promesse fatte: dalla discendenza di Davide nascerà il Messia che regnerà per sempre su tutti i popoli della terra. In lui saranno benedette tutte le nazioni perché egli è il salvatore che viene a liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato e fare di essi una sola famiglia secondo il progetto d’amore pensato da Dio fin dalla creazione del mondo.

RIFLETTIAMO:

Dio è fedele alle promesse fatte ad Abramo, ai patriarchi e a Mosè. Ancora oggi Dio continua a chiamare uomini e donne per realizzare i suoi progetti di salvezza e, come accadde per Davide che era un semplice e piccolo pastore, chiama persone semplici ai quali affida compiti di grande responsabilità. Dio, infatti, non guarda l’aspetto esteriore, il colore della pelle, le ricchezze come facciamo noi uomini ma guarda al cuore delle persone: chi è docile e disponibile alla sua volontà può compiere grandi cose. Ciascuno di voi, con il battesimo, è stato chiamato dal Signore, è stato chiamato per nome, è stato unto come il re Davide, per compiere una missione importante, quella che egli vorrà affidarvi.



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.57.56

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