Home page

 

catechesi

 



 

 

 

 

a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

diaconicomo


 


 

“Sarete miei testimoni”

 

LA CHIESA VIVE NEL MONDO

 

La Chiesa

che è nelle

nostre case

 

1.  Il Matrimonio: vocazione alla famiglia cristiana

 

La famiglia cristiana è fondata sull’amore dei genitori. Questo amore viene consacrato, cioè viene reso santo, attraverso il sacramento del Matrimonio.

 

 

 

Con il Matrimonio l’uomo e la donna diventano un cuore solo ed un’anima sola:sono uniti da un amore indissolubile e fedele, per tutta la vita. L’amore che unisce gli sposi, poi, è un amore fecondo perché si mette al servizio della vita, ha come scopo importantissimo la generazione di nuove vite umane, per arricchire la comunità umana e cristiana.

 

 

Per questo gli sposi cristiani

sono l’immagine di Dio che è Trinità,

di un Dio che è famiglia.

 

Dio infatti è la sorgente dell’amore perché egli è amore, un amore fedele che non abbandona mai l’uomo, un amore fecondo che crea e dà la vita. La vita familiare che è caratterizzata dall’amore, dal lavoro, da momenti di sacrifici ma anche dalla gioia del ritrovarsi insieme o del superare ostacoli e difficoltà, è il segno concreto che Dio è presente nella famiglia come un Padre che ama ogni suo figlio.

In casa, poi, ciascuno può imparare la sapienza della vita, perché impara a distinguere il bene dal male, impara ad amare non soltanto a parole ma con gesti concreti di generosità, di rispetto e di perdono, impara anche, poi, ad affrontare i momenti dolorosi nella solidarietà con i propri cari.

 

Il sacramento del Matrimonio

Il sacramento del Matrimonio è la via attraverso la quale un uomo ed una donna rispondono alla chiamata di Dio, alla vocazione a formare la FAMIGLIA CRISTIANA. Con il matrimonio l’uomo e la donna si trovano e si uniscono per tutta la vita donando se stessi all’altro. E’ un patto di fedeltà reciproca quello che viene stipulato dagli sposi e questo patto di fedeltà diventa il segno dell’amore fedele di Gesù Cristo per la Chiesa.

 

Perciò è la volontà di Cristo che unisce gli sposi cristiani

e li trasforma in una comunità di salvezza,

li fa diventare CHIESA.

 

Nel matrimonio e nella famiglia è visibile in piccolo quello che nella Chiesa avviene in grande: la famiglia allora viene chiamata piccola chiesa che è nelle mura domestiche.

Non esiste un vincolo più profondo di quello che unisce gli sposi; per questo il segno del matrimonio è l’anello che essi si scambiano durante il rito nuziale: siccome il cerchio è una linea senza fine, l’anello, con la sua forma di cerchio, è il simbolo della fedeltà assoluta. Il vincolo che unisce gli sposi è talmente forte che nessuno può spezzarlo:

per questo il Matrimonio è indissolubile e non ammette il divorzio.

Il Matrimonio viene celebrato davanti alla comunità cristiana riunita in assemblea perché la nascita di una nuova famiglia non è un fatto privato ma interessa tutta la vita del popolo di Dio.

 

2.  La Chiesa domestica che vive nella famiglia cristiana.

 

Nella famiglia ciascuno può imparare a conoscere che cos’è la Chiesa, può fare esperienza di Chiesa. Infatti in famiglia si impara con naturalezza a pregare e ringraziare Dio che è fonte di amore e di vita. Quando i genitori ascoltano i figli e li aiutano a scoprire ciò che è bene, quando i ragazzi rispettano i genitori, dialogano con loro, assumendosi anche la loro parte di responsabilità nella vita familiare, allora regna la legge dell’amore.

Così si impara a conoscere e a vivere la comunione che è quel vincolo che lega i membri di una famiglia così come lega i membri di tutta la Chiesa. Nella comunione di vita si può riconoscere la presenza di Dio in mezzo ai suoi figli perché è Dio che fa di più persone una sola famiglia unita dall’amore.

 

Una famiglia dal cuore aperto.

 

Uno dei modi con cui la famiglia può dimostrare al mondo di essere chiesa domestica, comunità cioè riunita da Cristo nel vincolo della carità che è l’amore di Dio, è quello dell’accoglienza e dell’ospitalità offerte alle altre famiglie soprattutto se povere, ai ragazzi privi di una famiglia, ai profughi, alle vittime della guerra e della violenza, alle persone che sono malate, alle persone che hanno un “handicap”, a quelle povere.

Essere una famiglia con un cuore aperto significa allora avere a cuore la soluzione di tutte le situazioni di povertà che ci sono intorno a noi: il problema delle adozioni, il superamento del razzismo, l’aiuto agli studenti poveri, l’emarginazione, la mancanza di un lavoro dignitoso...

 

Una casa dalle porte aperte.

 

E noi cosa facciamo concretamente? Apriamo le porte di casa agli amici e ai compagni di scuola, per studiare e giocare insieme, senza fare preferenze e senza badare alla simpatia o all’antipatia?

E’ difficile aprire le porte della nostra casa se prima non impariamo ad aprire il nostro cuore per comprenderci ed aiutarci.

Ci sono famiglie che vivono in questo modo? Come sarebbe il volto del mondo se di queste famiglie ce ne fossero molte di più?

Si vive più gioiosamente nelle famiglie “chiuse” dove i genitori fanno mancare nulla ai propri figli o nelle famiglie “aperte” dove, forse, si deve fare qualche sacrificio ma dove ogni cosa è condivisa e donata?

Perché non sono molte le famiglie che si aprono agli altri?

Quale tipo di famiglia viene invece propagandato nella nostra società, anche attraverso i grandi mezzi di comunicazione come la televisioni e la stampa?



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.57.39

Il presente sito è ottimizzato per l'utilizzo di Internet Explorer versione 4 e successive

 

© 2001-Elledici Multimedia - Alcune immagini sono state tratte dal CD-rom della Elledici Multimedia "Mille immagini per..."

Tutti i diritti sono riservati