“Sarete miei testimoni”
IL VOLTO DELLA CHIESA
Capaci
di condividere
ogni dono
La generosità dei
cristiani di Antiochia.
La comunità cristiana è nata,
come abbiamo visto, in Gerusalemme. Ma essa ben presto si
espande e nuove comunità nascono in altre città.
Vediamo come accade tutto ciò.
Le autorità giudaiche, subito
dopo la Pentecoste, scatenano una violenta persecuzione contro
i seguaci di Gesù, impedendo loro di parlare e di fare
miracoli nel suo nome. Ricordiamo a questo proposito il
martirio di Santo Stefano, che fu ucciso a sassate per aver
predicato il vangelo della morte e risurrezione del Signore
Gesù.
Ma Dio si serve anche del male
commesso da alcuni uomini per portare a termine i suoi
progetti. Le autorità giudaiche, senza volerlo, diventano
strumenti nelle mani di Dio per diffondere la Parola del
Signore su tutta la terra. I profughi, infatti, cacciati da
Gerusalemme, diventano missionari, perché, dovunque passano,
annunciano a tutti la bella notizia della risurrezione di
Gesù. La persecuzione, che aveva come scopo quello di
cancellare la Chiesa nel suo nascere, diventa un mezzo con il
quale la Chiesa si espande invece su tutta la terra.
Nascono così nuove comunità. Una
di queste è la comunità che nasce nella città di Antiochia.
Ad Antiochia si trovano a
svolgere la loro missione Barnaba, inviato direttamente dalla
Chiesa di Gerusalemme, e Saulo di Tarso, l’apostolo convertito
dal Signore, sulla via di Damasco, che prese poi il nome più
noto di Paolo e che lo stesso Barnaba era andato a cercare a
Tarso.
La Comunità cristiana di
Antiochia è una comunità attenta ed aperta alle necessità
delle altre Chiese e alla situazione di povertà e di bisogno
dei fratelli.
Leggiamo questo episodio narrato
nel libro degli Atti degli Apostoli.
27In
questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiochia da
Gerusalemme. 28E uno di loro, di nome Agabo,
alzatosi in piedi annunziò, per impulso dello Spirito Santo,
che sarebbe scoppiata una carestia su tutta la terra. Ciò
che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. 29Allora
i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che
possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella
Giudea; 30questo fecero, indirizzandolo agli
anziani, per mezzo di Barnaba e Saulo.” (At 11, 2 7-30)
Notiamo in questo brano come la
comunità cristiana di Antiochia sia animata da un grande
spirito di carità fraterna, nell’aiutare le altre comunità
impegnate nell’annuncio del Vangelo e che si trovano in
situazioni di grave povertà. E quello che succede ancora oggi.
Molte delle nostre Chiese, diocesi o parrocchie, sono
collegate, attraverso vari modi di gemellaggio, con altre
comunità cristiane che si trovano in paesi poveri, in terre di
missione, dove anche i missionari che operano sono bisognosi
di aiuto.
La condivisione
missionaria oggi.
La carità che contraddistingue
il gesto della comunità cristiana di Antiochia nel venire
incontro ai fratelli di Gerusalemme nelle loro necessità
materiali risponde soprattutto all’esigenza di sostenerli e di
aiutarli a proseguire nella loro missione, quella cioè di
portare a tutti gli uomini la luce del vangelo.
Leggiamo dagli Atti degli
Apostoli.
“2Mentre essi
stavano celebrando il culto del Signore e digiunando lo
Spirito Santo disse: Riservate per me Barnaba e Saulo
per l’opera alla quale li ho chiamati. 3Allora,
dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li
accomiatarono. 4Essi, dunque, inviati dallo
Spirito Santo, discesero a Seleucia e di qui salparono verso
Cipro”.
In questo brano vediamo Barnaba
e Paolo che vengono scelti dalla comunità di appartenenza,
dietro ispirazione dello Spirito Santo, ed inviati come
missionari in altre città e terre.
Una comunità cristiana cresce e
matura nella fede quando si apre alla missione universale,
quando condivide i propri beni con le Chiese più povere ed
invia ad esse missionari per l’annuncio del Vangelo. La Chiesa
è missionaria perché è chiamata a proseguire la missione di
Gesù. Gesù è il primo e vero missionario perché è stato
inviato dal Padre per salvare tutti gli uomini: egli ha scelto
gli apostoli (parola che significa “mandato”,
“inviato”) per proseguire la sua opera nel mondo.
Non è la Chiesa che ha inventato
la missione: abbiamo visto che è il contrario, che cioè la
missione ha fatto nascere la Chiesa.
Gesù disse ai suoi discepoli:
“Andate in tutto il mondo... come il Padre ha mandato me così
io mando voi”.
Perciò possiamo dire che:
Non sono stati gli Apostoli di Cristo che hanno deciso di
andare per il mondo ad annunciare il Vangelo di Gesù; è Gesù
che li ha mandati.
Questo invio da parte di Gesù non è che il prolungamento di
un altro invio, il primo e fondamentale, quello di Cristo
mandato dal Padre nel mondo. Gesù è l’inviato del Padre, il
missionario di Dio. I discepoli non fanno che proseguire la
sua missione di salvezza in tutti i luoghi, in ogni tempo,
per tutti gli uomini.
La missione allora comincia con Gesù e quindi precede la ~
nascita della Chiesa: essa è un fatto divino e non umano
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