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a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

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DIACONATO PERMANENTE IN DIOCESI

PARROCCHIA E FUNZIONI DIACONALI

 

“Il Vescovo, con un suo decreto, dà mandato al diacono per esercitare il suo ministero in una determinata comunità, che non è necessariamente quella di provenienza”. Ciò è quanto prevede il “Direttorio per la formazione dei diaconi permanenti” della diocesi di Como. A distanza di circa sei anni dalle prime quattro ordinazioni diaconali – Cattedrale di Como 13 settembre 1997- è sempre stata mantenuta la regola di esercitare il ministero diaconale nella propria comunità di provenienza. Proviamo ora a verificare, sul campo, l’esito delle prime esperienze e quali sogni o aspettative restano ancora nel cassetto perché la diaconia si possa esprimere nella sua pienezza e la grazia del sacramento ne sia di beneficio all’intera comunità.

Come premessa è bene precisare che:

a)    ogni comunità parrocchiale ha una sua storia, sta compiendo un suo cammino, ha  al suo interno figure ministeriali che già operano; inoltre ha  la necessità di doversi interrogare per predisporsi ad accogliere il dono di questa “nuova” eppure “antica” figura ministeriale. E’ pur vero che quando un candidato al diaconato, prescelto dalla comunità, procede nel suo cammino di formazione, è accompagnato, sostenuto e iniziato dalla stessa comunità ma, concretamente ci vuole ulteriore tempo e impegno nel ricercare quegli spazi, forse non più così “tradizionali”, in cui il diacono possa risultare segno dell’amore di Cristo servo.

b)    come già ampiamente illustrato in altre occasioni, il diacono, nella maggior parte dei casi, è sposato (nella nostra diocesi uno solo è celibe) e pertanto deve adempiere innanzitutto gli impegni che ne derivano dal matrimonio e dalla esistenza di una famiglia. Un secondo dovere importante che il diacono deve portare avanti, ancor prima del ministero ecclesiale, riguarda il suo ambito professionale, che diventa sì luogo di testimonianza ma, soprattutto è la fonte di guadagno che gli consente di mantenere la sua famiglia.

Queste premesse sono necessarie per inquadrare il contesto dentro il quale il diacono è chiamato a svolgere il servizio della PAROLA, dell’ALTARE, della CARITA’.

Nel documento della Santa Sede “Diaconi Permanenti”, emesso il 22 febbraio 1998 a riguardo delle “funzioni diaconali” si precisa quanto segue: < Il diacono è maestro, in quanto proclama ed illustra la Parola di Dio; è santificatore in quanto amministra il sacramento del battesimo, dell’eucaristia e i sacramentali, partecipa alla celebrazione della santa messa in veste di “ministro del Sangue”, conserva e distribuisce l’eucaristia; è guida, in quanto è animatore di comunità o settori della vita ecclesiale>. Senza volere entrare nel dettaglio delle singole funzioni, risulta ampiamente esplicitato il grande dono che una comunità parrocchiale potenzialmente riceve, dalla Chiesa, attraverso la presenza di un diacono.

Quali servizi svolgono attualmente i diaconi nelle parrocchie della nostra diocesi?

Per quanto sopra detto ogni situazione andrebbe campionata singolarmente. Ci sono però dei servizi, che potremmo chiamare tradizionali per un diacono, che vengono svolti in ogni parrocchia.

·         La partecipazione alla celebrazione della santa messa domenicale e delle festività, che prevede: la proclamazione del Vangelo e saltuariamente l’omelia, il servizio all’altare con la distribuzione dell’eucaristia.

·         La visita agli ammalati portando loro Gesù eucaristia.

·         L’animazione di catechesi, diversificate per modalità e per settori/gruppi d’appartenenza.

·         L’animazione di momenti di preghiera, di adorazione eucaristica.

·         Una vicinanza particolare alle persone/famiglie in difficoltà.

·         L’impegno incessante perché, attraverso le relazioni e la preghiera, in ogni comunità cresca la comunione, la missionarietà, la fraternità.

Molti altri servizi ed esperienze hanno arricchito, in questi anni, le nostre parrocchie e la nostra Chiesa diocesana ma, è opportuno che siano raccontate dagli interessati.

Questo è solo l’inizio di un cammino che chiama tutta la nostra Chiesa ad aprirsi con fiducia e speranza ai doni che lo Spirito Santo le ha riservato. Doni che per essere accolti chiedono di aprire il cuore e la mente, senza titubanze e riserve, senza arroccamenti e pregiudizi, alle vie di Dio. Doni che germogliano, pure , attraverso le povertà, le miserie, le inadeguatezze di uomini, “contaminati” dal loro vivere nel mondo ma, che credono e sperano nella potenza dell’Amore di Cristo, Servo del Padre, della Chiesa, dell’umanità.

E’ questo l’augurio che infonde speranza nel giorno della Risurrezione di Cristo.

diacono Diego Busi



data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.57.33

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