

Il giorno 8
dicembre 2010, solennità dell’Immacolata Concezione, durante la
celebrazione in Cattedrale della liturgia eucaristica, due uomini
della nostra diocesi, già consacrati nel sacramento del matrimonio,
hanno ricevuto, per l’imposizione delle mani da parte del nostro
vescovo e per il dono dello Spirito Santo, l’ordinazione al
diaconato. Sono Enzo Capitani di Sondalo in Valtellina, coniugato con Natalia e padre di tre
figlie, e Giovanni Cavazzin di Caravate nella zona Valli Varesine, sposato con Francesca, anch’egli padre
di tre figlie e felicemente nonno.
E’
stata davvero, questa, una preziosa e graziosa concomitanza: questi
due nostri fratelli, come la Vergine Maria, hanno pronunciato
il loro “eccomi” al Signore mettendo definitivamente la loro vita al
servizio della Chiesa.
Perciò vogliamo
condividere la gioia di quest'evento, che è per tutta la diocesi,
con le comunità cristiane di provenienza, con i
familiari, gli amici e con quanti hanno accompagnato e condiviso il loro
cammino di formazione.
Vale la pena allora
di soffermarci brevemente sulla identità di questa figura
ministeriale, ancora così poco conosciuta nella Chiesa, nel
tentativo di descrivere almeno i lineamenti essenziali che ne
caratterizzano ruolo e compiti.Vocazione difficile quella del diacono
soprattutto per la mancanza di confini ben precisi. Il diacono è
ordinato non per il sacerdozio ma per il servizio e, più
precisamente, per il servizio del vescovo. Come intendere
allora questo servizio? Il vescovo, in primo luogo, come presidente
della Chiesa locale esercita il ministero apostolico nella comunità
di cui è il primo servitore. I diaconi collaborano a questo
ministero. Essi sono ordinati per il ministero apostolico di cui il
vescovo in primo luogo è incaricato: a eccezione della presidenza
ecclesiale ed eucaristica, essi esercitano le loro funzioni in tre
ambiti o “diaconie”: la liturgia, la parola e la carità. È in questi
tre ambiti che essi servono il popolo di Dio "incarnando" una
diaconia che può essere ritenuta come la responsabilità propria
non solo di ogni ministro sacro ma anche di ogni cristiano. Nel
gesto, infatti, della “lavanda dei piedi”, dopo aver cenato con i
suoi, con le parole “fate anche voi come ho fatto io” Gesù
eleva il servizio a un grado altissimo, a qualcosa che è degna di
Dio, e lo stabilisce come legge fondamentale per ogni cristiano.
Scopo dell’evangelista è quello di portarci a capire come
l’eucaristia celebrata trasforma a tal punto l’esistenza cristiana
che questa diventa la manifestazione visibile e concreta del mistero
celebrato e mostra l’affinità stretta di molti, anche umili, gesti
quotidiani con il gesto eucaristico di Gesù. Per questo allora nella
Chiesa si è subito avvertita la necessità di una presenza
ministeriale che esplicitasse l’importanza di quel gesto estremo di
amore reso visibile attraverso quell’estremo abbassamento compiuto
da Dio in direzione dell’uomo.
Di questo il diacono è, in mezzo ai
fratelli, il segno visibile. Egli rappresenta, pertanto, e rende
presente nella Chiesa Cristo che si fa servo di tutti; è
l’espressione di un amore che ha il profumo della generosità.
Leondino
Cipolletti, diacono.

data ultimo aggiornamento:
Wednesday 12 October 2011 00.30.35
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