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Ordinazione dei diaconi permanenti

Sabato 18 settembre 1999 

 

          Comunità cristiane in festa quelle di Caravate, nelle Valli Varesine, e di Sondalo, in Valtellina. Sabato 18 settembre, infatti, presso la chiesa parrocchiale dei SS. Giovanni Battista e Maurizio in Caravate, due uomini riceveranno, per le mani del nostro vescovo, l’ordinazione al grado del diaconato permanente. Walter Scotti di 41 anni, sposato con Daniela da 8 anni e papà di Maria Costanza e di Andrea, svolge la professione di ginecologo presso l’ospedale Morello di Sondalo; Francesco Donghi di 36 anni, celibe, è impiegato bancario presso un istituto di credito della zona.

        Alla gioia dei familiari, amici e di quanti hanno accompagnato e condiviso il loro cammino di formazione si unisce quella di tutta la nostra amata Chiesa comense.

        Per la prima volta, dopo due anni di diaconato nella nostra Chiesa, accanto ad un uomo che vive già una realtà ministeriale come sposo e padre di famiglia e che si vedrà chiamato, nel prosieguo del cammino, ad armonizzarla con il più specifico ministero ecclesiale che gli sarà conferito, per la prima volta, si diceva, viene ordinato al grado del diaconato permanente un uomo che sceglie di vivere nel celibato la propria condizione ministeriale. Questo aiuta a capire come il diaconato non sia una scappatoia per fare accedere agli ordini sacri anche uomini sposati, né soprattutto sia il tentativo di supplire alla scarsezza di vocazioni sacerdotali. Il diaconato ha nella Chiesa un significato suo proprio e specifico. Vale la pena allora di interrogarci ancora una volta sulla identità di questa figura ministeriale, ancora così poco conosciuta nella Chiesa, nel tentativo di descrivere almeno i lineamenti essenziali che ne caratterizzano ruolo e compiti.

Vocazione difficile quella del diacono soprattutto per la mancanza di confini ben precisi. Il diacono è ordinato non per il sacerdozio ma per il servizio e, più precisamente per il servizio del vescovo (nel senso che il diacono è colui che aiuta il vescovo ad esercitare la sua diaconia) e come tale è posto nella comunità come colui che, come dire, "incarna" una diaconia che può essere ritenuta come la responsabilità propria di ogni ministro sacro ma anche di ogni cristiano. Nel gesto, infatti, della “lavanda dei piedi”, dopo aver cenato con i suoi, con le parole “fate anche voi come ho fatto io” Gesù istituisce nella Chiesa la “diakonia”. Egli eleva così il servizio ad un grado altissimo, a qualcosa che è degna di Dio, e lo stabilisce come legge fondamentale per ogni cristiano. Scopo dell’evangelista è quello di portarci a capire come l’eucaristia celebrata si concretizzi poi nel gesto umile del lavare i piedi e come possa e debba diventare vita di tutti i giorni nel servizio umile reso al fratello. Per questo allora nella Chiesa si è subito avvertita la necessità di una presenza ministeriale che esplicitasse l’importanza di quel gesto estremo di amore reso visibile attraverso quell’estremo abbassamento compiuto da Dio in direzione dell’uomo. Di questo il diacono è, in mezzo ai fratelli, il segno visibile. Egli rappresenta e rende presente, nella Chiesa, Cristo che si fa servo di tutti; è l’espressione di un amore che ha il profumo della generosità.

Per il mandato poi ricevuto dalla Chiesa, il diacono partecipa alla responsabilità affidata a preti e vescovi per la guida della Chiesa stessa: è, si può dire, un "capo" intermedio, le cui mansioni non sono ben precisabili. Allora occorre che il diacono abbia sviluppata la virtù dell'umiltà, per accettarsi nella propria situazione ministeriale ma anche il coraggio e la capacità di parlare nella Chiesa esponendosi al rischio del giudizio e della critica.

Leondino Cipolletti, diacono.

 

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