IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI Dl
COMO, 20 SETTEMBRE 1997
LE ORDINAZIONI DEI DIACONI PERMANENTI IN CATTEDRALE
Evento di grazia per la nostra Chiesa
C i sono due eventi nella recente storia della Chiesa di Como che meritano un supplemento di riflessione, di approfondimento e di preghiera. Due eventi che hanno polarizzato una significativa attenzione da parte della dimensione diocesana ma che forse hanno avuto una scarsa eco tra le nostre comunità parrocchiali nel recente passato le Vergini consacrate, il secondo è di oggi, frutto prezioso dal Congresso Eucaristico, e riguarda i primi quattro Diaconi permanenti della nostra Chiesa comense. Due eventi che affondano le loro radici nel rispondere alle esigenze del Vangelo con una radicale scelta di vita, accettando la sfida di declinare una scelta di fede, spinta sino alla consacrazione della propria esistenza, sulla difficile frontiera del mondo vissuto nella ordinaria, e per questo subdola, quotidianità del suo divenire.
L’ordinazione dei primi quattro diaconi permanenti nella millenaria storia della nostra Chiesa si è svolta in un clima di sobrietà, privo dell’enfasi che avrebbe potuto turbare l’evento ma pienamente consapevole dell’importanza ecclesiale del momento. L’immagine più eloquente della celebrazione di consacrazione è forse quella dei diaconi stesi a terra, ai piedi dell’altare, con le rispettive mogli inginocchiate dietro a loro: il segno tangibile e più bello di una scelta profondamente condivisa, maturata insieme nella realtà della famiglia e rivolta agli orizzonti della Chiesa universale. Altre immagini, cariche di significato, sono state l’abbraccio di alcuni diaconi permanenti delle diocesi lombarde e la presenza affettuosa delle comunità parrocchiali di appartenenza. Un quadro che è stato illuminato all’omelia di mons. Maggiolini, lucida ed essenziale, che ha saputo dare significato pieno all’intera celebrazione.
Il vescovo, dopo aver ricordato che il diaconato permanente è stato ripristinato dal Concilio Vaticano II, con esplicito riferimento al n. 29 della Lumen Gentium ha evidenziato la figura del diacono come figura che esprime, testimonia e rende concreta la dimensione del “servizio caritativo” specifica di tutta la gerarchia. Il diacono, segno sacramentale di Cristo venuto “non ad essere servito ma a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti” (Mt. 20,28) opera in perfetta comunione con il vescovo e con il suo presbiterio, impegnandosi alla collaborazione apostolica attraverso un servizio organicamente inserito in una pastorale di insieme. E in questo contesto deve essere inserita l’indicazione del vescovo, data al termine della celebrazione, secondo la quale i quattro diaconi sono chiamati alla collaborazione pastorale in seno alle comunità parrocchiali di provenienza.
Occorre ora, quale preciso impegno del Congresso Eucaristico, una riflessione corale per capire che con il ripristino del diaconato permanente anche la nostra Chiesa si arricchisce della totalità del ministero, fondato sull’unico sacramento dell’ordine, celebrato con tre ordinazioni distinte per l’episcopato, il presbiterato e il diaconato. Il ministero diaconale in quanto segno sacramentale della diaconia di Cristo, il diacono per eccellenza che ha fatto proprio l’atteggiamento fondamentale del “servo”, sottolinea la dimensione diaconale di ogni ministero, di quello gerarchico e di quello proprio del sacerdozio comune. E come nelle prime comunità cristiane dietro l’insegnamento e la testimonianza degli apostoli si sviluppa presto una intensa attività di assistenza spirituale e materiale verso i fratelli, così anche nelle nostre parrocchie la presenza di diaconi permanenti possa garantire una più capillare azione evangelizzatrice. Il Cristo che dobbiamo rendere pubblico è il Cristo che lava i piedi, cioè che serve; è il Cristo che spezza il pane, cioè testimonia una ostinata condivisione; è il Cristo che è giusto ed è sconfitto perché è giusto. Questa è il Cristo che la comunità cristiana deve annunciare e che i diaconi permanenti possono aiutarci a capire e a testimoniare. Senza volere produrre l’ennesimo abuso della figura di Madre Teresa, è doveroso ricordare che mentre nella cattedrale di Como venivano ordinati i diaconi, a Calcutta si celebrava il suo funerale. I nostri diaconi sappiano avvertire la responsabilità di questa contemporaneità di eventi e sappiano raccogliere il testimone di una vita spesa a servizio degli altri. E sull’esempio del loro operare anche noi possiamo imparare a fare altrettanto.
(di Luciano Galfetti)