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Da: “Il Settimanale della diocesi di Como” – 29 agosto 1998

 

INTERVISTA A UN CANDIDO

 

Prosegue la via del diaconato permanente

 

Cresce anche nella nostra Diocesi il numero di quanti non vengono ordinati Diaconi come ultima tappa verso il presbiterato, ma per dare inizio a uno stato di vita permanente, segno nella Chiesa della sua dimensione tutta e sempre ministeriale.

Quest’anno, infatti, accanto ai cinque giovani seminaristi, ci sarà anche un uomo sposato e padre, di 47 anni.

Roberto Bernasconi, nato a Cagno e cresciuto ad Olgiate Comasco, attualmente vive a Rebbio con la moglie Laura e la figlia Sandra di sedici anni. Gli abbiamo posto alcune domande per capire meglio l”essenza” del diaconato permanente

 

Che cosa ti ha spinto ad intraprendere questo cam­mino?

  Le esperienze della mia vita personale e di coppia mi hanno fatto maturare gradatamente una dimensione di vita di fede sempre più profonda. In questi anni mi sono impegnato in alcune attività sia in ambito ecclesiale che civile,

che mi hanno fatto capire la bellezza del donarsi agli altri e di mettere a disposizione di tutti i doni ricevuti da Dio. E’ nata man mano in me l’esigenza di dare a questo spirito di servizio , che mi spingeva a «fare» delle cose, una stabilità e una profondità che mi portasse ad «essere» sempre in servizio, nella continuità e nella quotidianità. La risposta il Signore me l’ha data facendomi incontrare il gruppo dei primi candidati, che si stavano preparando al Diaconato permanente e mostrandomi che questa poteva essere anche la mia strada.

 

Svolgi già qualche servizio nella tua Parrocchia, nella Zona pastorale o in ambito diocesano?

Dopo le diverse esperienze in Oratorio e in Azione Cattolica, ho «scoperto», come particolarmente vicino ai miei interessi e alle mie attitudini, il campo della Pastorale socia­le e del lavoro. Attualmente faccio parte del Gruppo parrocchiale e della Commissione del Consiglio Pastorale zonale per la pastorale sociale e del lavoro, ma soprattutto collaboro con don Giuseppe Corti nella Commissione Diocesana che si occupa di promuovere questa attenzione «pastorale» al mondo del lavoro, fin dalle sue origini. Insieme a mia moglie, poi, collaboro con il parroco nella formazione dei fidanzati al matrimonio e nella catechesi degli adulti.

 

In questi anni di formazione inviata dell’Ordinazione hai percorso un tratto di strada sia con gli attuali Diaconi, sia con gli altri candidati al ministero diaconale. Che cosa ha significato per te questa esperienza?

Questi anni di preparazione al diaconato sono stati per me e per la mia famiglia una fortissima esperienza di Chiesa, sia a livello di formazione, ma soprattutto a livello di “comunione”.

La “scuola” che ho frequen­tato tutti i sabato pomeriggio in Seminario (che fatica tornare “allievo” dopo tanti anni!) mi ha permesso di acquisire nuove conoscenze e di consolidare e organizzare quelle che già avevo nei diversi campi «teologico-pastorali”. Nei momenti di “comunione” (dalle domeniche di “ritiro”, alle “vacanze” estive)abbiamo, invece, toccato con mano (in questo caso anche mia moglie) cosa vuoi dire essere Chiesa, quando si lascia che lo Spirito del Signore, che ci vuole «uno», agisca in noi. E una volta provata la bellezza dello stare “insieme”, ci siamo sentiti ancora di più spinti ad aprirci agli altri per portare. questa gioia anche negli ambienti che tutti i giorni fre­quentiamo e che spesso questa gioia non conoscono.

 

Quale sarà il tuo ministero futuro?

Al momento dell’Ordinazione prometterò obbedienza a1 Vescovo e sarà lui ad indicare lo specifico del mio ministero. Fin tanto che gli obblighi di lavoro e di famiglia mi terranno legato ad un territorio credo che come i quattro già ordi­nati l’anno scorso sarò destinato innanzitutto al servizio nella mia parrocchia di residenza. Poi sarà quel che il Signore vorrà!