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DIACONATO
PERMANENTE IN DIOCESI
Il diacono, ministro dell’altare.
Il vangelo di Giovanni della
lavanda dei piedi racconta come durante la cena, con le
parole «fate anche voi come ho fatto io», Gesù, dopo
aver istituito il sacerdozio e quasi volendolo meglio
specificare, istituisce la “diaconia”, elevando così il
“servizio” a legge fondamentale per la Chiesa. Si può dire
anzi, che eucaristia e diaconia siano due facce di una stessa
realtà di spoliazione e di offerta di sé, preludio al momento
dell’innalzamento. Esiste dunque un intimo legame tra
eucaristia e diaconato, che della diaconia è l’espressione
sacramentale.
Come ricordava il Card.
Piovanelli, nell’ultimo convegno dei diaconi in Assisi (31
luglio-3 agosto 2002), i diaconi sono quelli che, come
l’evangelista Giovanni, raccontano il gesto compiuto da Gesù
nell’ultima Cena, scrivendolo con i gesti e gli atteggiamenti
di tutta la loro vita. “Accanto al sacerdote”,
aggiungeva, “durante la celebrazione dell’Eucaristia, voi
diaconi ricordate a tutti – per primi al vescovo e al
presbitero che presiedono – che, per far memoria di quello che
Gesù ha fatto nell’ultima cena, è indispensabile il grembiule
del servizio”.
La presenza del diacono durante
la celebrazione eucaristica è allora presenza sacramentale,
segno visibile, cioè, della presenza in mezzo ai suoi del
Signore Gesù, che per amore si fa servo dell’uomo fino al
sacrificio della Croce. Per questo legame stretto che unisce
Croce e diaconia, il diacono adempie quel particolare
ministero che è conosciuto come “ministero al calice”. Allo
stesso modo in cui il vescovo ed il presbitero sono il segno
sacramentale di Cristo che è capo e che offre il sacrificio
gradito a Dio, il diacono nella celebrazione eucaristica si
pone accanto al vescovo e al presbitero per ricordare che,
nell’offerta di sé e nel sacrificio della Croce, Cristo ha
espresso la massima diaconia, espressione del massimo suo
amare l’uomo.
Questo legame tra eucaristia e
diaconia si esplicita in alcuni gesti e compiti che il diacono
esegue durante la celebrazione eucaristica: la proclamazione
del vangelo per il servizio della Parola, l’enunciazione delle
intenzioni della preghiera universale espresse dall’assemblea,
la presentazione delle offerte al presidente a nome di tutti i
convocati nell’assemblea e la distribuzione ai fedeli della
comunione eucaristica.
Perciò i diaconi sono chiamati
anche ministri della soglia o ministri dell’intermediazione
perché si pongono come mediatori tra il presidente e
l’assemblea. “Sono mediatori, cioè sacerdoti nel
senso più vasto della parola, non tra Dio e il mondo - l’unico
mediatore essendo e rimanendo il Cristo, come dice la
lettera agli Ebrei (12,24) – ma tra Cristo, di cui sono
ministri, e la Chiesa e il mondo” (G.P.Cigarini)
Leondino
Cipolletti, diacono. |