Anno 2000

GIUBILEO DEI DIACONI.  

 

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Cronaca di due giorni a Roma.

Eravamo un bel gruppetto presenti all’appuntamento con il  Giubileo dei Diaconi Permanenti che si è celebrato nella Basilica di San Pietro a Roma nei giorni dal 18 al 20 febbraio: Diego Busi con Luciana, Roberto Bernasconi con Laura, Sandra e suocera, Walter Scotti con Daniela, Costanza ed il piccolo Andrea, Francesco Donghi “single” per vocazione e Leondino Cipolletti “single” per l’assenza di Pina.

Nella mattinata del sabato 19, dopo la Santa Messa ed una conferenza sulla figura del Diacono San Lorenzo, abbiamo partecipato all’udienza del Santo Padre. Alle 18,00 poi ci siamo ritrovati in Piazza San Pietro per la processione penitenziale, passaggio della Porta Santa, professione di fede e rinnovazione degli impegni assunti al momento dell’ordinazione.

Nella mattinata di domenica 20 l’Em.mo Card. Darìo Castrillòn Hoyos ha presieduto la Santa Messa solenne nella Basilica di San Pietro con l’ordinazione di 18 diaconi permanenti. Dopo la recita dell’Angelus con il Santo Padre ci siamo portati alla stazione Termini per il ritorno in sede.

20 febbraio 2000 - da sinistra: Leondino, Walter, Francesco e Roberto.

C’eravamo anche noi.

Finalmente ci siamo! Le molte ore rubate al sonno cominciano a farsi sentire ma ormai siamo lì, al centro della piazza, accanto all’obelisco dal quale si muoverà la lunga processione che ci farà salire fino alla Porta Santa. Un certo qual nervosismo, causato nelle ore precedenti da disguidi di carattere organizzativo, lascia il posto ad una serena attesa della celebrazione in vista della quale siamo giunti pellegrini a Roma, insieme con centinaia di altri diaconi, mogli, figli provenienti da ogni parte del mondo. L’attesa è addolcita dal fascino del tramonto romano che si accende alle spalle della Basilica la cui facciata è illuminata da sottili profili di luce che si vanno facendo ognora più intensi.

Ed ora ci incamminiamo, in processione: iniziamo la salita sul sagrato di “San Pietro”. Guardo avanti; mi volto indietro: siamo tanti; in silenzio. Il canto delle litanie dei santi nonché rompere questo silenzio sembra anzi sottolinearne lo spessore. Questo canto di invocazione dei santi ce li rende quasi palpabilmente presenti accanto e ci ricorda che non solo Cristo è la porta santa attraverso la quale stiamo per entrare, non solo è la via per la quale giungervi, ma che ora è lì, accanto a noi e si fa nostro compagno di viaggio, come ad Emmaus. Ciascun santo, infatti, ha contribuito per la sua parte a disegnare il volto di Cristo e sembra ora invitare ciascuno di noi a ricevere il testimone perché anche noi facciamo la nostra parte nel completamento del mosaico. Compagno di viaggio come ad Emmaus, come in ogni eucaristia che celebriamo, perché ogni eucaristia che celebriamo ci introduce in Cristo, egli è pellegrino con noi ed è la porta santa della nostra redenzione.

19 febbraio 2000 - da sinistra: Laura e Roberto Bernasconi, Francesco Donghi, Leo Cipolletti, Walter e Daniela Scotti e, più in basso, il piccolo Andrea e Maria Costanza Scotti.

 

 

“Innanzi alla Porta Santa” - ci aveva ricordato il Papa - “avvertiamo la necessità di uscire dalla nostra terra egoistica, dai nostri dubbi, dalle nostre infedeltà e sentiamo impellente l’invito ad entrare nella terra santa di Gesù, che è la terra della piena fedeltà alla Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”.

E’ questo il vero pellegrinaggio che occorre compiere, dal quale l’altro, quello visibile riceve tutto il suo valore per diventarne segno ed espressione tangibile.

E’ un percorso interiore, spirituale, personale ma esige che compagni percorrano con noi lo stesso cammino. E’ un sentirsi e dichiararsi “stranieri e pellegrini sopra la terra”, come Abramo e Sara, perché la città che aspettiamo è quella “dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso” (Eb 11). E’ un cammino che richiede, come per Abramo, la capacità di fidarsi di colui che questo cammino chiama a compiere e la disponibilità a lasciare alle spalle le proprie sicurezze, le proprie conquiste anche oneste, anche buone, ma finalmente troppe, che appesantiscono l’incedere ed impediscono di muoversi. E’ necessario liberarsi del superfluo e tornare all’essenziale.

Nell’attraversare la Porta Santa ancora una volta riecheggia i noi l’esortazione del Papa che ci invitava a “. . . rinnovare interiormente e mobilitare ogni energia apostolica, in modo particolare quella della trasmissione della fede, del vangelo alle nuove generazioni perché il futuro sia ricco di speranza per tutti”. “La missione deve urgere nel cuore dei sacri ministri e sospingerli fino al dono totale di sé”.

Ecco. Abbiamo celebrato il nostro giubileo e lo abbiamo fatto portando con noi, nel cuore, le persone care, le nostre comunità, la nostra cara Chiesa di Como.

Auguriamo a tutti i fratelli che dalle nostre contrade e dalle nostre valli prossimamente si recheranno pellegrini a Roma per il giubileo diocesano di riuscire a viverlo con le stesse disposizioni del cuore e, se possibile, ancora più intensamente, nella docilità allo Spirito Santo ed affidandosi alle cure premurose di Maria, donna del cammino.

Leondino Cipolletti, diacono.