1a
meditazione
“Celebrare in Spirito e Verità”
Don
Alfredo Di Stefano
Siamo
chiamati a considerare come vivere il mistero di Cristo per la
salvezza e nella Liturgia.
Occorre
celebrare
in Spirito e Verità, ovvero nelle forme e nei modi in
cui questo mistero si rende generatore di vita nella Chiesa e
per la Chiesa.
Occorre
indagare, scoprire, rapportarci a quelle condizioni che
rendono questo mistero capace di generare la vita.
La
preghiera ha una parte essenziale, autentica, nella
celebrazione. Il Sacro Concilio Ecumenico Vaticano II’ ha dato molto alla
Chiesa con i suoi contenuti, con le sue nuove forme di
celebrazione più intelligibili. Ci ha dato nuovi libri
liturgici. Ma il cammino di assimilazione iniziato all’epoca
non è terminato. Occorre considerare che ci sono almeno tre
nodi irrisolti:
1.
l’adozione dei nuovi libri e riti non è stata mai
accompagnata da una predisposizione a vivere queste nuove vie
2.
il nuovo formalismo sembra stia sostituendosi
all’antico.
3.
non sembra che l’assemblea abbia preso coscienza
della propria nuova funzione nell’assemblea liturgica.
La
risoluzione di questi tre nodi è compito nostro.
Celebrare
in Spirito e Verità ci chiede disponibilità nell’attuare
ciò che la riforma liturgica ha statuito. Se vogliamo attuare
questa dimensione celebrativa dobbiamo scoprire quindi
qualcosa di più particolare.
La
Sacrosanctum
Concilium. ha sottolineato l’esigenza e la necessità
che la riforma liturgica deve essere sempre più compresa ed
attuata. Vi sono delle dimensioni oggettive alle quali dovremo
agganciarci.
Gesù alla Samaritana dice che
occorre adorare Dio “in
Spirito e Verità, poiché ne è giunto il momento -ed è
questo-” (cfr.Gv.4,20-24
“I nostri padri
hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è
Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le dice: «Credimi,
donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in
Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non
conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la
salvezza viene dai Giudei. Ma
è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il
Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo
adorano devono adorarlo in spirito e verità”).
Ma è
veramente giunto questo momento?
Noi
siamo chiamati oggi a vivere questo momento.
Ma
qual è l’atteggiamento del diacono di fronte al mistero che
trascende e che si celebra.
Mi chiedo:
quando presiedo, qual è il mio atteggiamento di fronte a questa realtà.
Lo stupore è sempre parte di esso?
Occorre
abbracciare e scoprire il mistero. Non è sufficiente “fare”
una azione liturgica.
Occorre
porsi di fronte ad esso in modo giusto.
Occorre
lasciarci coinvolgere sempre. Significa comprendere che ciò
che si celebra è qualcosa di sempre nuovo da scoprire.
Il
Sacro
Concilio Ecumenico Vaticano II’ ha offerto con la Costituzione
Conciliare Sacrosanctum
Concilium al n.2, interessanti
spunti per contemplare
questo mistero, nel
quale si attua l’opera della nostra redenzione “La
liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino
sacrificio dell'eucaristia, “ si attua l'opera della nostra
redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero
di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. Questa ha
infatti la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e
divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente
nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e
tuttavia pellegrina; tutto questo in modo tale, però, che ciò
che in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il
visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la
realtà presente alla città futura, verso la quale siamo
incamminati. In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno
edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo
nel Signore, un'abitazione di Dio nello Spirito, fino a
raggiungere la misura della pienezza di Cristo , nello stesso
tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché
possano predicare il Cristo. Così a coloro che sono fuori
essa mostra la Chiesa, come vessillo innalzato di fronte alle
nazioni, sotto il quale i figli di Dio dispersi possano
raccogliersi , finché ci sia un solo ovile e un solo pastore”.
Non
si tratta quindi di vivere enunciati di fede teologica,
ma
di vivere come Chiesa il mistero di Cristo.
Si
tratta di vivere il mistero costituito dalla persona di Gesù che
si è fatto carne, si è fatto carico dei nostri peccati, è
morto in croce ed è risorto per noi.
Un
mistero reso attuale nella Chiesa in quell’atto celebrativo
che realizza la presenza di Dio nella
vita dell’uomo, nella
celebrazione e nei
Sacramenti.
Si
tratta di riattualizzare ogni volta quel mistero pasquale che
è produttivo di un evento di salvezza. E di celebrarlo come avvenimento unico
e irripetibile, non
di ricordarlo come fatto storico.
Nei
riti sacramentali il celebrante distribuisce ai fedeli il
mistero della salvezza, della Pasqua. E la Pasqua è al centro
di ogni celebrazione e di ogni azione della Chiesa. E’ il
vertice che illumina tutto il mistero di Cristo distribuito
nell’anno liturgico. L’azione pastorale che ne deriva deve
tendere a fare assimilare e vivere tutto questo nella vita.
La
Costituzione Conciliare
Sacrosanctum Concilium, riprendendo tutto ciò sottolinea
con veemenza il significato dei Sacramenti e dell’efficacia
pasquale della Grazia dei Sacramenti, ai nn.:
- 47:
“La
messa e il mistero pasquale. Il
nostro Salvatore nell'ultima cena, la notte in cui fu
tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo
e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo
ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così
alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua
morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno
di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale
si riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia e ci è
dato il pegno della gloria futura”.
- 59:
“I sacramenti
sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla
edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere
culto a Dio; in quanto segni hanno poi anche un fine
pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole
e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la
esprimono; perciò vengono chiamati “ sacramenti
della fede ”. Conferiscono certamente la grazia, ma
la loro stessa celebrazione dispone molto bene i fedeli a
riceverla con frutto, ad onorare Dio in modo debito e ad
esercitare la carità. È quindi di grande importanza che
i fedeli comprendano facilmente i segni dei sacramenti e
si accostino con somma diligenza a quei sacramenti che
sono destinati a nutrire la vita cristiana”.
- 61
“l’efficacia
pasquale della grazia dei sacramenti. Così la liturgia
dei sacramenti e dei sacramentali offre ai fedeli ben
disposti la possibilità di santificare quasi tutti gli
avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina, che
fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e
resurrezione di Cristo; mistero dal quale derivano la loro
efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali. E così non
esiste quasi alcun uso retto delle cose materiali, che non
possa essere indirizzato alla santificazione dell'uomo e
alla ode di Dio”.
- 102.
“Il
senso dell'anno liturgico. La
santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare l'opera
salvifica del suo sposo divino mediante una commemorazione
sacra, in giorni determinati nel corso dell'anno. Ogni
settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica,
fa memoria della risurrezione del Signore, che essa
celebra anche una volta all'anno, unitamente alla sua
beata passione, con la grande solennità di Pasqua. Nel
corso dell'anno poi, distribuisce tutto il mistero di
Cristo dall'Incarnazione e dalla Natività fino
all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della
beata speranza e del ritorno del Signore. Ricordando in
tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli
le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo
Signore, le rende come presenti a tutti i tempi e permette
ai fedeli di venirne a contatto e di essere ripieni della
grazia della salvezza”.
- 103:
“Nella
celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di
Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore la
beata Maria, madre di Dio, congiunta indissolubilmente con
l'opera della salvezza del Figlio suo: in Maria ammira ed
esalta il frutto più eccelso della redenzione, ed in lei
contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò
che essa desidera e spera di essere nella sua interezza”.
- 104:
“La Chiesa ha
inserito nel corso dell'anno anche la memoria dei martiri
e degli altri santi che, giunti alla perfezione con
l'aiuto della multiforme grazia di Dio e già in possesso
della salvezza eterna, in cielo cantano a Dio la lode
perfetta e intercedono per noi. Nel giorno natalizio dei
santi infatti la Chiesa proclama il mistero pasquale
realizzato in essi, che hanno sofferto con Cristo e con
lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi che
attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo; e implora
per i loro meriti i benefici di Dio”.
·
Paolo in Romani 6,4-8 esplicita il valore di ciò che
stiamo dicendo: il mistero pasquale sarà completo solo dopo
che il mistero di Cristo sarà compiuto in noi, nella nostra
vita e nel nostro celebrare (“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella
morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per
mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo
camminare in una vita nuova”
“Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che
anche vivremo con lui”).
Solo dopo che esso ci avrà, TRASFORMATI, perché questo è il
mistero centrale della vita di Cristo e della Chiesa.
Solo
allora ognuno di noi abbraccerà sino in fondo la salvezza che
ci viene offerta. La
storia deve essere permeata del mistero di Cristo e deve
divenire LA STORIA DI CRISTO, ovvero la storia come
luogo in cui si permea e si riattualizza, attraverso la
testimonianza e la liturgia, l’opera della salvezza.
E’
il tempo umano che diviene tempo di Dio. E’
il Chronos che diviene Kayros. La Liturgia canta questo
mistero.
Il
ministro deve essere colui che rende possibile questa
operazione.
Il
mistero è sempre presente nel tempo e sempre operante.
La
categoria del segno lo rende sempre presente e operante. Lo
ripresenta in tutta la sua forza. Ha la capacità di rendere
sempre presente nel rito e nella celebrazione, la salvezza,
con tutta la sua efficacia: facendone
memoria.
Noi, vicino all’altare,
prestiamo tempo, opera, parola, servizio, a questo grande
mistero che si riattualizza attraverso Cristo e attraverso la
sua Chiesa.
E’
prestare il nostro corpo a Cristo, che ancora si offre al
Padre, attraverso di noi, nell’intelligenza e nella
creatività nostra.
Questo
significa che il Memoriale della liturgia rende presente a me
e a coloro che insieme a me camminano, la realtà della
salvezza.
Dio
che nei tempi ha parlato all’uomo, IN PIENEZZA, continua a
parlare attraverso di noi. Continua ad esprimere la sua azione
e la sua intenzione servendosi di me e di tutti quegli
elementi che offre per attualizzare la salvezza, che fa
diventare segno. Elementi attraverso i quali egli opera
elevando tutto a valore sacramentale.
Trascendendo
i limiti che ognuno può avere. Alla
ricchezza dei temi biblici utilizzati (pane-vino-Alleanza-nozze
dell’Agnello), Dio lega la salvezza che offre attraverso il
celebrante. La Grazia non è in senso astratto.
Paolo
parla di morire ed essere sepolti con Cristo per risorgere con
Lui.
Nel
Sacramento il cristiano vive in Spirito ciò che ha vissuto
Cristo e ne ottiene la salvezza. Celebrare
la Liturgia Eucaristica è rivivere una realtà dinamica che
trasforma e lega irreversibilmente ognuno di noi a Cristo
Signore Ci fa entrare davvero a far parte di coloro che erano
presenti all’ultima cena.
Se
per nostra colpa o incapacità, celebrando non facciamo
Memoria di quell’avvenimento, non rendendo presente tutto
quanto sin qui abbiamo detto, abbiamo preso parte al
tradimento di Giuda.
Solo
se abbracciamo il mistero nella totalità della sua realtà e
nella sua attualità e lo riattualizziamo rendendolo presente
nella nostra celebratività liturgica, grazie all’ausilio e all’azione
dello Spirito Santo, rendiamo possibile offrire la
salvezza.
Mai
dimentichiamo che ciò è reso possibile solo
grazie allo Spirito Santo che ci GUIDA A CELEBRARE NELLA
VERITA’.
Nella
Liturgia lo Spirito Santo è presente ancora oggi per creare
il nuovo corpo di Cristo che è la Chiesa, IN QUESTO POPOLO DI
DIO.
Lo
Stesso Spirito che ha operato nei tempi antichi è presente nell’Epiclesi,
sulla Materia
del Sacramento, per
trasformarla.
Ma
prima di trasformare il pane e il vino, quello
Spirito trasforma me, per rendermi capace di veicolare
il mistero che si celebra, e
poi, trasforma la materia. Ma trasforma anche tutti
i Fedeli, siccome battezzati (e resi conformi a
Cristo battezzato, morto e risorto), perché realizzino tra loro prima
e nel mondo poi, quella COMUNIONE
che è
offerta gradita a Dio. Il Decreto Conciliare
Presbyterorum Ordinis, chiarisce ancor meglio il compito di
ciascuno, soprattutto se poi è chiamato al sesto Sacramento.
Infatti, al n.5 precisa “Dio,
il quale solo è santo e santificatore, ha voluto assumere
degli uomini come soci e collaboratori, perché servano
umilmente nell'opera di santificazione”.
Opera
l’UNITA’ DELLA CHIESA CHE PREGA.
BISOGNA
ALLORA PERCEPIRE
QUESTA PRESENZA e FAR
PERCEPIRE QUESTA PRESENZA.
Occorre
anche aiutare gli altri a percepire questa presenza.
Dio
l’abbiamo visto che ha scelto la VIA DEI SEGNI, per rendere
presente il MISTERO DI CRISTO. L’abbiamo sentito che ha
operato così.
Nella
Liturgia della Chiesa OGGI
non esprime il dato cronologico, ma il RIATTUALIZZARSI
DI QUELL’UNICO
EVENTo SALVIFICO
nel quale Cristo si è offerto per riaprirci le porte del
Paradiso.
Per
percepire la presenza di Cristo occorre fissare il proprio
sguardo nei SEGNI DELLA CELEBRAZIONE. In ogni assemblea
che si riunisce, anche con tutti i suoi limiti, è presente
Cristo Sposo e Signore. (Cfr- SC
al n.26 recita:“Le
azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni
della Chiesa, che è “sacramento dell'unità ”, cioè
popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi.
Perciò tali azioni appartengono all'intero corpo della
Chiesa, lo manifestano e lo implicano; ma i singoli membri vi
sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli
stati, degli uffici e della partecipazione effettiva”).
E
se è presente il Signore, allora dobbiamo imparare
a presiedere questa assemblea NEL SUO NOME. Grande
è la responsabilità che ne deriva. E ben si comprende quanto
è importante il nostro compito e la nostra missione.
E
quanto sul serio dobbiamo prendere la nostra azione
celebrativa.
Quanto
dobbiamo prendere sul serio tutti i SEGNI E LE AZIONI
SACRAMENTALI con cui la Chiesa riattualizza il Mistero di
Cristo (“QUESTO
E’ IL GIORNO FATTO DAL SIGNORE”).
Altrimenti
è pia finzione. Non è produttiva di alcunché.
Che
cosa deve fare allora una comunità cristiana per arrivare ad
una celebrazione che rispetti la verità:
·
deve preparare un’azione liturgia della quale conosce
ogni fondamento,
ogni presupposto,
ogni atto;
·
deve far si che ognuno sappia che è presente lo
SPIRITO che GUIDA L’AZIONE E LA RENDE PERMEATA DI quella
SALVEZZA CHE VIENE OFFERTA.
Sempre
lo stesso documento, al n 48 recita “…Perciò
la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano
come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma
che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere,
partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e
attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano
alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio;
offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani
del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se
stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo,
siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro, di modo
che Dio sia finalmente tutto in tutti”
Occorre
quindi una LUNGA formazione
intensiva che produca tali risultati.
C’è
bisogno di autenticità
nel fare le cose a livello liturgico, affinché il mistero
raggiunga ognuno.
Altrimenti
potrei essere UN NON
VEICOLO DI SALVEZZA.
Prenderei
parte appieno al tradimento di Giuda.
E’
un cammino che valorizza ciò
che si prende, ciò che si usa, ciò che si fa a
livello celebrativo.
Se
grazie a ciò, questa
celebrazione recupera il mio cammino e la mia fede,
ed è da essi
valorizzato per la mia testimonianza e
la mia attenzione e la mia autenticità, la liturgia è
pienamente realizzata.
E
non è ancora sufficiente. Occorre avere COSCIENZA DI UNA
COMUNITA’ CHE CELEBRA IL MISTERO DI CRISTO E
CHE HA COSCIENZA DELLA SUA ECCLESIALITA’.
Il
Popolo di Dio è un popolo gerarchicamente strutturato, nel
quale ci sono carismi e ministeri che
vanno evidenziati e suscitati.
Voglio
arrivare a dire che nella Celebrazione ogni
battezzato deve
dare culto a Dio e vivere il culto a Dio.
Deve
vivere la memoria sacramentale dell’atto liturgico.
Questo
è il culto che Dio si attende da Israele e che Israele deve
dare a Dio: “celebrare
in Spirito e verità”.
Quindi
TUTTI
debbono prendere parte all’azione celebrativa, in
Spirito, e non
nel proprio spirito. Debbono farlo nell’osservanza del
Libro Liturgico, che da noi viene incarnato nelle singole
situazioni, amandolo in ogni sua parte.
Se
non amiamo e non facciamo amare le Parole, le Forme, i
Contenuti, la bellezza del Libro, siamo dei meri esecutori.
Non
possiamo in questo caso curare le forme e lo stile della
celebrazione.
Se
non c’è amore, se non amo la bellezza della
creazione, non
c’è stile. E tutti lo vedranno e se ne accorgeranno.
Vedranno
e capiranno che in questo caso NON C’E’ AZIONE
LITURGICO-SALVIFICA. E SE NON C’E’ AZIONE
LITURGICO-SALVIFICA NON C’E’ ALCUNA GLORIFICAZIONE CHE
VIENE RESA A DIO.
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