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Liturgia

Il diacono ministro dell'altare

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a cura del diacono Leondino Cipolletti  

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

diaconicomo



 

1a meditazione

Celebrare in Spirito e Verità

Don Alfredo Di Stefano

 

Siamo chiamati a considerare come vivere il mistero di Cristo per la salvezza e nella Liturgia.

Occorre celebrare in Spirito e Verità, ovvero nelle forme e nei modi in cui questo mistero si rende generatore di vita nella Chiesa e per la Chiesa.

Occorre indagare, scoprire, rapportarci a quelle condizioni che rendono questo mistero capace di generare la vita.

La preghiera ha una parte essenziale, autentica, nella celebrazione. Il Sacro Concilio Ecumenico Vaticano II’ ha dato molto alla Chiesa con i suoi contenuti, con le sue nuove forme di celebrazione più intelligibili. Ci ha dato nuovi libri liturgici. Ma il cammino di assimilazione iniziato all’epoca non è terminato. Occorre considerare che ci sono almeno tre nodi irrisolti:

1.     l’adozione dei nuovi libri e riti non è stata mai accompagnata da una predisposizione a vivere queste nuove vie

2.     il nuovo formalismo sembra stia sostituendosi all’antico.

3.     non sembra che l’assemblea abbia preso coscienza della propria nuova funzione nell’assemblea liturgica.

La risoluzione di questi tre nodi è compito nostro.

Celebrare in Spirito e Verità ci chiede disponibilità nell’attuare ciò che la riforma liturgica ha statuito. Se vogliamo attuare questa dimensione celebrativa dobbiamo scoprire quindi qualcosa di più particolare.

La Sacrosanctum Concilium. ha sottolineato l’esigenza e la necessità che la riforma liturgica deve essere sempre più compresa ed attuata. Vi sono delle dimensioni oggettive alle quali dovremo agganciarci.

Gesù alla Samaritana dice che occorre adorare Dio “in Spirito e Verità, poiché ne è giunto il momento -ed è questo-” (cfr.Gv.4,20-24 “I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità).

Ma è veramente giunto questo momento?

Noi siamo chiamati oggi a vivere questo momento.

Ma qual è l’atteggiamento del diacono di fronte al mistero che trascende e che si celebra.

Mi chiedo: quando presiedo, qual è il mio atteggiamento di fronte a questa realtà. Lo stupore è sempre parte di esso?

Occorre abbracciare e scoprire il mistero. Non è sufficiente “fare” una azione liturgica.

Occorre porsi di fronte ad esso in modo giusto.

Occorre lasciarci coinvolgere sempre. Significa comprendere che ciò che si celebra è qualcosa di sempre nuovo da scoprire.

Il Sacro Concilio Ecumenico Vaticano II’ ha offerto con la Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium al n.2, interessanti spunti per contemplare questo mistero, nel quale si attua l’opera della nostra redenzione “La liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell'eucaristia, “ si attua l'opera della nostra redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. Questa ha infatti la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina; tutto questo in modo tale, però, che ciò che in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura, verso la quale siamo incamminati. In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un'abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo , nello stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo. Così a coloro che sono fuori essa mostra la Chiesa, come vessillo innalzato di fronte alle nazioni, sotto il quale i figli di Dio dispersi possano raccogliersi , finché ci sia un solo ovile e un solo pastore”.

Non si tratta quindi di vivere enunciati di fede teologica, ma di vivere come Chiesa il mistero di Cristo.

Si tratta di vivere il mistero costituito dalla persona di Gesù che si è fatto carne, si è fatto carico dei nostri peccati, è morto in croce ed è risorto per noi.

Un mistero reso attuale nella Chiesa in quell’atto celebrativo che realizza la presenza di Dio nella vita dell’uomo, nella celebrazione e nei Sacramenti.

Si tratta di riattualizzare ogni volta quel mistero pasquale che è produttivo di un evento di salvezza. E di celebrarlo come avvenimento unico e irripetibile, non di ricordarlo come fatto storico.

Nei riti sacramentali il celebrante distribuisce ai fedeli il mistero della salvezza, della Pasqua. E la Pasqua è al centro di ogni celebrazione e di ogni azione della Chiesa. E’ il vertice che illumina tutto il mistero di Cristo distribuito nell’anno liturgico. L’azione pastorale che ne deriva deve tendere a fare assimilare e vivere tutto questo nella vita.

La Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium, riprendendo tutto ciò sottolinea con veemenza il significato dei Sacramenti e dell’efficacia pasquale della Grazia dei Sacramenti, ai nn.:

  • 47:La messa e il mistero pasquale. Il nostro Salvatore nell'ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura”.
  • 59:I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni hanno poi anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati “ sacramenti della fede ”. Conferiscono certamente la grazia, ma la loro stessa celebrazione dispone molto bene i fedeli a riceverla con frutto, ad onorare Dio in modo debito e ad esercitare la carità. È quindi di grande importanza che i fedeli comprendano facilmente i segni dei sacramenti e si accostino con somma diligenza a quei sacramenti che sono destinati a nutrire la vita cristiana”.
  • 61 “l’efficacia pasquale della grazia dei sacramenti. Così la liturgia dei sacramenti e dei sacramentali offre ai fedeli ben disposti la possibilità di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina, che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e resurrezione di Cristo; mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali. E così non esiste quasi alcun uso retto delle cose materiali, che non possa essere indirizzato alla santificazione dell'uomo e alla ode di Dio”.
  • 102.Il senso dell'anno liturgico. La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare l'opera salvifica del suo sposo divino mediante una commemorazione sacra, in giorni determinati nel corso dell'anno. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa memoria della risurrezione del Signore, che essa celebra anche una volta all'anno, unitamente alla sua beata passione, con la grande solennità di Pasqua. Nel corso dell'anno poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo dall'Incarnazione e dalla Natività fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, le rende come presenti a tutti i tempi e permette ai fedeli di venirne a contatto e di essere ripieni della grazia della salvezza”.
  • 103:Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore la beata Maria, madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l'opera della salvezza del Figlio suo: in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa desidera e spera di essere nella sua interezza”.
  • 104:La Chiesa ha inserito nel corso dell'anno anche la memoria dei martiri e degli altri santi che, giunti alla perfezione con l'aiuto della multiforme grazia di Dio e già in possesso della salvezza eterna, in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi. Nel giorno natalizio dei santi infatti la Chiesa proclama il mistero pasquale realizzato in essi, che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo; e implora per i loro meriti i benefici di Dio”.

 

·        Paolo in Romani 6,4-8 esplicita il valore di ciò che stiamo dicendo: il mistero pasquale sarà completo solo dopo che il mistero di Cristo sarà compiuto in noi, nella nostra vita e nel nostro celebrare (“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”  “Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui”). Solo dopo che esso ci avrà, TRASFORMATI, perché questo è il mistero centrale della vita di Cristo e della Chiesa.

Solo allora ognuno di noi abbraccerà sino in fondo la salvezza che ci viene offerta. La storia deve essere permeata del mistero di Cristo e deve divenire LA STORIA DI CRISTO, ovvero la storia come luogo in cui si permea e si riattualizza, attraverso la testimonianza e la liturgia, l’opera della salvezza. 

E’ il tempo umano che diviene tempo di Dio. E’ il Chronos che diviene Kayros. La Liturgia canta questo mistero.

Il ministro deve essere colui che rende possibile questa operazione.

Il mistero è sempre presente nel tempo e sempre operante.

La categoria del segno lo rende sempre presente e operante. Lo ripresenta in tutta la sua forza. Ha la capacità di rendere sempre presente nel rito e nella celebrazione, la salvezza, con tutta la sua efficacia: facendone memoria.

Noi, vicino all’altare, prestiamo tempo, opera, parola, servizio, a questo grande mistero che si riattualizza attraverso Cristo e attraverso la sua Chiesa.

E’ prestare il nostro corpo a Cristo, che ancora si offre al Padre, attraverso di noi, nell’intelligenza e nella creatività nostra

Questo significa che il Memoriale della liturgia rende presente a me e a coloro che insieme a me camminano, la realtà della salvezza.

Dio che nei tempi ha parlato all’uomo, IN PIENEZZA, continua a parlare attraverso di noi. Continua ad esprimere la sua azione e la sua intenzione servendosi di me e di tutti quegli elementi che offre per attualizzare la salvezza, che fa diventare segno. Elementi attraverso i quali egli opera elevando tutto a valore sacramentale.

Trascendendo i limiti che ognuno può avere. Alla ricchezza dei temi biblici utilizzati (pane-vino-Alleanza-nozze dell’Agnello), Dio lega la salvezza che offre attraverso il celebrante. La Grazia non è in senso astratto.

Paolo parla di morire ed essere sepolti con Cristo per risorgere con Lui.

Nel Sacramento il cristiano vive in Spirito ciò che ha vissuto Cristo e ne ottiene la salvezza. Celebrare la Liturgia Eucaristica è rivivere una realtà dinamica che trasforma e lega irreversibilmente ognuno di noi a Cristo Signore Ci fa entrare davvero a far parte di coloro che erano presenti all’ultima cena.

Se per nostra colpa o incapacità, celebrando non facciamo Memoria di quell’avvenimento, non rendendo presente tutto quanto sin qui abbiamo detto, abbiamo preso parte al tradimento di Giuda.

Solo se abbracciamo il mistero nella totalità della sua realtà e nella sua attualità e lo riattualizziamo rendendolo presente nella nostra celebratività liturgica, grazie all’ausilio e all’azione dello Spirito Santo, rendiamo possibile offrire la salvezza.

Mai dimentichiamo che ciò è reso possibile solo grazie allo Spirito Santo che ci GUIDA A CELEBRARE NELLA VERITA’.

Nella Liturgia lo Spirito Santo è presente ancora oggi per creare il nuovo corpo di Cristo che è la Chiesa, IN QUESTO POPOLO DI DIO.

Lo Stesso Spirito che ha operato nei tempi antichi è presente nell’Epiclesi, sulla Materia del Sacramento, per trasformarla.

Ma prima di trasformare il pane e il vino, quello Spirito trasforma me, per rendermi capace di veicolare il mistero che si celebra, e poi, trasforma la materia. Ma trasforma anche tutti i Fedeli, siccome battezzati (e resi conformi a Cristo battezzato, morto e risorto), perché realizzino tra loro prima e nel mondo poi, quella COMUNIONE che è offerta gradita a Dio. Il Decreto Conciliare Presbyterorum Ordinis, chiarisce ancor meglio il compito di ciascuno, soprattutto se poi è chiamato al sesto Sacramento. Infatti, al n.5 precisa “Dio, il quale solo è santo e santificatore, ha voluto assumere degli uomini come soci e collaboratori, perché servano umilmente nell'opera di santificazione”.

Opera l’UNITA’ DELLA CHIESA CHE PREGA.

BISOGNA ALLORA PERCEPIRE QUESTA PRESENZA e FAR PERCEPIRE QUESTA PRESENZA.

Occorre anche aiutare gli altri a percepire questa presenza.

Dio l’abbiamo visto che ha scelto la VIA DEI SEGNI, per rendere presente il MISTERO DI CRISTO. L’abbiamo sentito che ha operato così.

Nella Liturgia della Chiesa OGGI non esprime il dato cronologico, ma il RIATTUALIZZARSI DI QUELL’UNICO EVENTo SALVIFICO nel quale Cristo si è offerto per riaprirci le porte del Paradiso.

Per percepire la presenza di Cristo occorre fissare il proprio sguardo nei SEGNI DELLA CELEBRAZIONE. In ogni assemblea che si riunisce, anche con tutti i suoi limiti, è presente Cristo Sposo e Signore. (Cfr- SC al n.26 recita:“Le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento dell'unità ”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all'intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; ma i singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e della partecipazione effettiva”).

E se è presente il Signore, allora dobbiamo imparare a presiedere questa assemblea NEL SUO NOME. Grande è la responsabilità che ne deriva. E ben si comprende quanto è importante il nostro compito e la nostra missione. 

E quanto sul serio dobbiamo prendere la nostra azione celebrativa.

Quanto dobbiamo prendere sul serio tutti i SEGNI E LE AZIONI SACRAMENTALI con cui la Chiesa riattualizza il Mistero di Cristo (“QUESTO E’ IL GIORNO FATTO DAL SIGNORE”).

Altrimenti è pia finzione. Non è produttiva di alcunché.

Che cosa deve fare allora una comunità cristiana per arrivare ad una celebrazione che rispetti la verità:

·        deve preparare un’azione liturgia della quale conosce ogni fondamento, ogni presupposto, ogni atto;

·        deve far si che ognuno sappia che è presente lo SPIRITO che GUIDA L’AZIONE E LA RENDE PERMEATA DI quella SALVEZZA CHE VIENE OFFERTA.

Sempre lo stesso documento, al n 48 recita “…Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti

Occorre quindi una LUNGA formazione intensiva che produca tali risultati.

C’è bisogno di autenticità nel fare le cose a livello liturgico, affinché il mistero raggiunga ognuno.

Altrimenti potrei essere UN NON VEICOLO DI SALVEZZA.

Prenderei parte appieno al tradimento di Giuda.

E’ un cammino che valorizza ciò che si prende, ciò che si usa, ciò che si fa a livello celebrativo.

Se grazie a ciò, questa celebrazione recupera il mio cammino e la mia fede, ed è da essi valorizzato per la mia testimonianza e la mia attenzione e la mia autenticità, la liturgia è pienamente realizzata.

E non è ancora sufficiente. Occorre avere COSCIENZA DI UNA COMUNITA’ CHE CELEBRA IL MISTERO DI CRISTO E CHE HA COSCIENZA DELLA SUA ECCLESIALITA’.

Il Popolo di Dio è un popolo gerarchicamente strutturato, nel quale ci sono carismi e ministeri che vanno evidenziati e suscitati.

Voglio arrivare a dire che nella Celebrazione ogni battezzato deve dare culto a Dio e vivere il culto a Dio.

Deve vivere la memoria sacramentale dell’atto liturgico.

Questo è il culto che Dio si attende da Israele e che Israele deve dare a Dio: “celebrare in Spirito e verità”.

Quindi TUTTI debbono prendere parte all’azione celebrativa, in Spirito, e non nel proprio spirito. Debbono farlo nell’osservanza del Libro Liturgico, che da noi viene incarnato nelle singole situazioni, amandolo in ogni sua parte.

Se non amiamo e non facciamo amare le Parole, le Forme, i Contenuti, la bellezza del Libro, siamo dei meri esecutori.

Non possiamo in questo caso curare le forme e lo stile della celebrazione.

Se non c’è amore, se non amo la bellezza della creazione, non c’è stile. E tutti lo vedranno e se ne accorgeranno.

Vedranno e capiranno che in questo caso NON C’E’ AZIONE LITURGICO-SALVIFICA. E SE NON C’E’ AZIONE LITURGICO-SALVIFICA NON C’E’ ALCUNA GLORIFICAZIONE CHE VIENE RESA A DIO.


data ultimo aggiornamento: Wednesday 06 May 2009 17.57.08

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