Il
diacono
ministro
dell'altare
(Corso
di liturgia a Fara Sabina)
“Nel
suo ministero il diacono terrà sempre viva la
consapevolezza che ogni celebrazione liturgica, in quanto
opera di Cristo sommo ed eterno sacerdote e del suo corpo,
che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e
nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e
allo stesso grado, ne eguaglia l’efficacia”
S.E.
Rev.Mons. LINO FUMAGALLI
Vescovo
di Sabina-Poggio Mirteto
Il
diaconato permanente in Italia sta vivendo un momento molto
bello e molto delicato. Spetta a voi far crescere questa realtà.
Dà buoni frutti. Anche se per molti aspetti è una realtà
poco conosciuta e poco apprezzata talvolta da sacerdoti,
presbiteri e parroci. Non come sostituzione del clero
mancante, ma come grado proprio dell’Ordine Sacro. Il
Diacono permanente può farsi carico di una situazione al
momento difficile in mancanza del Sacerdote, ma ciò non deve
costituire la regola. Non deve neppure essere solo elemento
indispensabile della celebrazione liturgica. Egli deve essere
Ministro della Parola, del Calice e dell’Altare. Occorre
pazienza e comprensione delle varie sensibilità diocesane,
perché pur se antichissimo il vostro è un grado
dell’Ordine ripristinato solo di recente. In una teologia
ormai accertata LG.20-21-27-29,
vedono la restaurazione come un necessario
collaboratore nell’opera di Cristo Servo e Pastore.
Almeno nelle celebrazioni più importanti deve usare la
dalmatica, proprio per evidenziare le sue particolari
funzioni, diverse da quelle del presbitero. Il
Vescovo esercita la sua veste diaconale tramite l’ausilio
dei Diaconi e la sua veste presbiterale, grazie alla
cooperazione dei presbiteri. Ma è un cammino lungo e
difficile. Mons. BRANDOLINI, che ha ripristinato a Roma, in
origine, il Diaconato permanente, ha avuto, sempre in origine,
notevolissime difficoltà, ma poi il clero si è ricreduto. Il
Diaconato deve far transitare la Chiesa in un ambito
Ministeriale, ovvero una Chiesa tutta a servizio della
Koinonia. Una particolare attenzione dovrà sempre essere
posta alla formazione
permanente, culturale, spirituale, pastorale, cristologica e
alla preghiera personale, che è poi alla base della preghiera
liturgica.
Il
mondo ha bisogno di contemplativi e di profeti. IL PRIMO SERVIZIO E’ L’ESSERE E NON L’AGIRE. Ergo:
aprire
il cuore e contemplare il volto sofferente di Cristo.
Un’altra
cosa che si raccomanda è la DISPONIBILITA’
ad ogni esigenza del Vescovo e della Chiesa.
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