Como, 17 e 18 novembre 2007
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I DIACONI DI
BOLZANO-BRESSANONE IN TRASFERTA A COMO |

Sono arrivati a Como
nel primo pomeriggio di Sabato 17 novembre: cinque diaconi, un
candidato ed il loro delegato, Don Pierluigi Tosi, giunti da Bolzano
per far visita, in una sorta di gemellaggio, alla comunità diaconale
locale.
Dopo il pranzo
consumato in un ristorante del centro, hanno raggiunto il seminario
vescovile dove un piccolo comitato d’accoglienza provvedeva a fare
gli onori di casa e a metterli a loro agio, accompagnando gli ospiti
nelle camere loro riservate.
Nelle ore successive
si è svolta una breve visita guidata ad alcuni dei luoghi più
suggestivi della città. Dopo aver lasciato le auto al Centro
Pastorale, passeggiando per le vie del centro, la comitiva,
guidata da due nostri diaconi, è entrata in Cattedrale dove, tra
l’altro, è stato possibile riconoscere, seduto nel suo confessionale
in attesa di penitenti, l’amato vescovo Maggiolini. Quindi la
classica, anche se breve, passeggiata sul lungolago con la rituale
foto di gruppo. Da qui il gruppetto, passando davanti al “Valduce”,
si è portato all’Opera Beato Guanella dove è stato ricevuto da uno
dei padri guanelliani. Dopo la sosta in chiesa ed un momento di
preghiera davanti alle reliquie del Beato Guanella e della Beata
Chiara Bosatta, la visita è proseguita nei diversi locali
dell’Istituto. Un momento particolarmente toccante è stato
l’incontro con Stefano, in coma irreversibile da circa dodici anni,
e con la sua mamma che lo accudiva con amorevoli premure. Il
racconto che questa madre ha fatto del lungo calvario sofferto nel
corso di questi anni, soprattutto prima di riuscire a trovare una
sistemazione dignitosa per il proprio figlio, non ha mancato di
turbare profondamente animi dei presenti. Tutti insieme hanno
pregato ed invocato su di essi la benedizione del Signore.
Non essendoci più
tempo per una visita a Sant’Abbondio, la comitiva è tornata in
seminario, dove l’attendeva una nutrita rappresentanza della nostra
comunità diaconale insieme con il nostro delegato Don Daniele. Dopo
la preghiera dei vespri, le due comunità diaconali si sono ritrovate
insieme a cena per condividere i piaceri della tavola.
La serata si è
conclusa trascorrendo un’oretta circa in gioiosa cordialità che ha
facilitato lo scambio di esperienze e la conoscenza reciproca delle
realtà culturali e di tradizioni nelle quali le due comunità
diaconali sono chiamate ad esercitare il ministero e ad incarnare
nella quotidianità la presenza di Cristo Servo. In particolare è
emerso, da alcuni interventi degli ospiti, la difficile realtà che
caratterizza la diocesi di Bolzano-Bressanone e di tutto il
territorio altoatesino, per la presenza e la convivenza, non sempre
facile, causata da alterne vicende storiche, di tre gruppi etnici di
lingue e culture diverse: la maggioranza di lingua tedesca e le due
minoranze italiana e ladina. Ma se le difficoltà sono evidenti non
si può negare che tale situazione di interculturalità può
sicuramente rappresentare motivo di arricchimento reciproco e di
integrazione, pur nella diversità: non mancano a questo proposito,
come riferiscono i nostri amici di Bolzano, esperienze pastorali
integrate che aprono spazio all’ottimismo per un cammino, delle
diverse comunità, in tale direzione.
Anche durante la
mattinata di domenica 18 si è continuato il lavoro iniziato la sera
precedente. Partendo dalla necessariamente sintetica relazione del
diacono Diego Busi sul tema del convegno nazionale di Assisi, “Quale
diacono per quale città dell’uomo”, e riprendendo anche quanto
emerso durante il convegno regionale di Milano, gli interventi hanno
messo in evidenza il cammino effettuato, in questi ultimi anni,
dalla riflessione ecclesiale sul ministero del diaconato. La
presentazione del diacono come ministro della soglia, definizione
che già portava con sé una certa qual propensione ad uscire dalle
sacrestie e ad aprirsi al mondo, è stata più di recente sostituita
da quella che paragona il diacono alla figura del “passatore”,
figura molto più dinamica. Come il passatore, il diacono è colui che
è capace di abitare più territori, dei quali è esperto conoscitore,
e di creare percorsi tra di essi; è colui che, mentre traghetta
l’uomo verso lidi più promettenti, si fa compagno di strada,
consigliere, amico.
È stato poi ribadito
il ruolo fondamentale della moglie: il consenso che essa esprime
dinanzi alla Chiesa non è e non dev’essere vissuto come un mero atto
formale ma è decisione che deve diventare scelta di vita, scelta di
condivisione e di accompagnamento del marito nell’esercizio della
sua ministerialità. E’ un consenso che, peraltro, non fa altro che
rinnovare quella promessa di condivisione e di comunione che già
gli sposi si impegnarono a vivere il giorno del loro matrimonio.
La mattinata si è
conclusa con la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal
vescovo Mons. Festorazzi, durante la quale sono state espresse
intenzioni di preghiera per tutte le necessità della Chiesa
universale e delle due comunità ecclesiali di Como e di
Bolzano-Bressanone.
È seguito quindi il
pranzo durante il quale la fraterna condivisione dei pasti ha
accompagnato l’allegro e, a volte, rumoroso scambio di esperienze e
storie particolari.
Dopo una breve sosta
nei locali della sede diaconale, dove tutti hanno potuto gustare
l’eccellente aroma del caffè diaconale e non solo di quello, i
saluti ed il commiato hanno concluso questa purtroppo breve
occasione di incontro e di festa non senza, però, la reciproca
promessa di ulteriori sviluppi dei frutti di questa “due giorni” e
di dare spazio ad altre occasioni di incontro e di condivisione.
Diego Busi e Leondino
Cipolletti.
a cura del diacono Leondino
Cipolletti
disegni
e vignette di Silvia Cipolletti
data ultimo aggiornamento:
Thursday 22 October 2009 12.15.42
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