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Carissimi, l'anno che sta per sta per chiudersi è stato ricco di avvenimenti positivi per il cammino del diaconato in Italia e per la nostra Comunità.

Due gli appuntamenti significativi che si sono susseguiti: i Convegni Interregionali ed il Seminario di studio promosso dalla Commissione Clero e vita consacrata della CEI su Discernimento e formazione. I Convegni interregionali tenuti in giugno a Matera, per il Sud, e in settembre a Como, per il Nord, hanno visto una buona partecipazione e sono stati occasione per un confronto fraterno tra varie esperienze e cammini pastorali delle chiese locali interessate. Gli incontri hanno avuto come tema la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, in sintonia con il Sinodo dei vescovi che si è tenuto l'ottobre scorso a Roma ed anche in continuità con i temi monografici trattati dalla nostra Rivista. Nel messaggio conclusivo del Sinodo, credo ci siano spunti molto interessanti per i diaconi: vi si legge, infatti, che "il vertice della predicazione è l'omelia che ancor oggi per molti cristiani è il momento capitale dell'incontro con la Parola di Dio. In questo atto il ministro dovrebbe trasformarsi anche in profeta. Egli, infatti, deve in un linguaggio nitido, incisivo e sostanzioso, non solo con autorevolezza «annunziare le mirabili opere di Dio nella storia della salvezza» (SC 35) - offerte prima attraverso una chiara e viva lettura del testo biblico proposto dalla liturgia - ma deve anche attualizzarle nei tempi e nei momenti vissuti dagli ascoltatori e far sbocciare nel loro cuore la domanda della

conversione e dell'impegno vitale: «Che cosa dobbiamo fare?» (At 2, 37). Annunzio, catechesi e omelia suppongono, quindi, un leggere e un comprendere, uno spiegare e un interpretare, un coinvolgimento della mente e del cuore. [...] E’ ciò che Gesù stesso aveva fatto - come si è già detto - nell'itinerario da Gerusalemme a Emmaus in compagnia di due suoi discepoli. E ciò che farà il diacono Filippo sulla strada da Gerusalemme a Gaza, quando col funzionario etiope intesserà quel dialogo emblematico: «Capisci quello che stai leggendo?... E come potrei capire se nessuno mi guida?» (At 8, 30-31). E la meta sarà l'incontro contro pieno con Cristo nel sacramento. Si presenta, così, la seconda colonna che regge la Chiesa, casa della parola divina". È interessante poter cogliere in queste parole le prospettive future per il diaconato, partendo proprio dalla Parola di Dio.

I diaconi, in quanto discepoli di Cristo, sono chiamati - come tutta la Chiesa - ad essere solidali con il genere umano e con la sua storia.

Cristo apre il suo ministero pubblico proprio con un annuncio di speranza per gli ultimi della terra:  «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista e a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4, 18-19). Le sue mani si posano ripetutamente su carni malate o infette, le sue parole proclamano la giustizia, infondono coraggio agli infelici, donano perdono ai peccatori. Alla fine, lui stesso si accosta al livello più basso, «svuotando se stesso» della sua gloria, «assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini..., umiliando se stesso e facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2, 7-8).

Non è forse questo il ministero del diacono? Non è questa la sua missione, soprattutto oggi?

Per poter giungere coraggiosamente a quel salto di qualità di cui avvertiamo il bisogno e che ci rende, come Cristo, sempre più vicini ai bisogni degli uomini e più autentici nell'esercizio della diaconia evangelica, dobbiamo seriamente interrogarci sul servizio che rendiamo oggi alla Chiesa.

A Sassone di Ciampino, proprio qualche settimana fa, si è tenuto il seminario dedicato ai formatori e delegati dei diaconi su «Criteri di discernimento e itinerari di formazione». Il seminario, a otto anni dall'ultimo Convegno sul diaconato, è stato un forte segnale di attenzione ed ha fornito l'occasione per operare una riflessione sulla realtà del ministero nella Chiesa italiana. Nelle conclusioni del Convegno, il vescovo di Novara Renato Corti (componente della Commissione Clero), si è soffermato sul discernimento, esplicitandone durata, modi di attuazione e persone coinvolte, ed ha insistito sulla formazione nei suoi quattro ambiti - spirituale, umana, teologica e pastorale -. Ha poi proseguito proiettando lo sguardo verso il futuro del diaconato e chiedendo ai diaconi di aiutare la Chiesa a vedere davvero Cristo nei poveri. Ma l’intervento conclusivo di Mons. Corti contiene anche due proposte interessanti: l'invito a portare la riflessione sul diaconato in seno ai consigli presbiterali e pastorali diocesani e la risposta all'esigenza di creare un coordinamento ed un osservatorio sul diaconato in Italia. A questo riguardo la Comunità si è resa disponibile a collaborare.

Vorrei, infine, ricordare che è già tempo di pensare al prossimo Convegno nazionale dei 2009, che si terrà a San Giovanni Rotondo dal 3 al 6 agosto e che si pone in continuità con il Seminario di studio della CEI. Il tema, infatti, sarà: Diaconato e stati di vita: dal discernimento alla formazione. Questo appuntamento riveste una importanza ­associativa di grande rilievo, in quanto siamo alla scadenza del primo quinquennio dopo il rinnovamento della Comunità con il nuovo Statuto e Regolamento, e saremo anche chiamati a rinnovare il Consiglio Nazionale. Vi aspettiamo, quindi, numerosi a questo grande appuntamento.

Anche la programmazione della Rivista è stata fatta sul solco di questi contenuti. Questo il tema generale: Diaconato e stati di vita: discernimento e formazione.

I temi specifici di ciascun numero:

n. 154 (gennaio/febbraio): Discernimento, formazione e stati di vita.

n. 155 (marzo/aprile): La spiritualità del diacono nel celibato e nel matrimonio.

n. 156 (maggio/giugno): Il diaconato: dal discernimento alla formazione.

n. 157 (luglio/agosto): La Parola di Dio nella formazione diaconale

n. 158-159 (settembre/dicembre): Ministero diaconale e ministero coniugale.

Altri due eventi sono in cantiere: il Convegno organizzato dal Centro Internazionale del diaconato a Vienna dal 26 al 29 marzo su "La spiritualità diaconale" e la giornata per ricordare i dieci anni dalla morte di don Al­berto Altana (22 dicembre), il grande "profeta e servitore" del diaconato.

Il calendario appare già costellato di appuntamenti e il lavoro si prospetta, come sempre, intenso. C'è in tutto questo - insieme all'inevitabile fatica - un aspetto molto bello, il segno di una vitalità che l'Associazione mostra di avere, nonostante la povertà di forze e di mezzi disponibili. Davvero possiamo esprimere la gioia del sentirci uniti, anche quando non si è fisicamente vicini, nel gratuito e fiducioso operare per quel fine comune e condiviso che è la promozione del diaconato. Riprendiamo, dunque, con nuovo entusiasmo e ritrovato slancio il nostro cammino, sapendo che lungo la strada possiamo incontrare resistenze, frustrazioni e momenti di scoramento, ma tenendo viva in noi questa "riserva" spirituale, alimentata dalle esperienze di grazia e di fraternità vissute anche quest'anno nei nostri incontri.

C'è un rischio, tuttavia, che sempre si può annidare: un attivismo,  che al di là delle consuete scadenze e programmazioni, ci può assorbire al punto di non avere più tempo per la ricerca di altre possibili prospettive, di altre piste percorribili. Credo che l'attuale situazione del ministero diaconale nelle nostre chiede locali abbia bisogno di capacità innovativa nell'individuazione dei percorsi formativi e insieme di impegno ministeriale, per scrutare tracce di nuovi appelli dello Spirito. L'Associazione - ce lo siamo detti tante volte - dovrà ritrovare slancio ed impulso da tutta la comunità cristiana, per rispondere adeguatamente alla nostra vocazione e alla grazia costante con la quale il Signore la sostiene e la alimenta.

Pertanto, chiedo ancora una volta il vostro sostegno e la vostra fattiva collaborazione, per l'adempimento dei nostri impegni e per mantenere sempre vivo nelle nostre comunità l'atteggiamento del servizio, soprattutto verso i più poveri e gli abbandonati. Oggi più di ieri la Chiesa ha bisogno di persone animate da una grande generosità e continuità d'impegno, e i diaconi devono saper vivere fino in fondo e con intensa spiritualità i tempi che ci sono concessi dalla grazia. A tutti auguro un Santo Natale, nel Signore che si incarna ancora oggi nella storia degli uomini per servirli e portarli alla salvezza.

 

*Presidente Comunità diaconato in Italia

 

 

 



a cura del diacono Leondino Cipolletti

disegni e vignette di Silvia Cipolletti

data ultimo aggiornamento: Sunday 19 April 2009 16.42.30

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