Questa breve storia della Chiesa coreana mi è stata inviata dalla nostra sorella Angela Mistura, originaria della parrocchia di Azzio, nelle valli varesine. Da diversi anni essa è partita missionaria in Corea ma, quasi ogni anno, durante il periodo estivo, torna in Italia per condividere con noi la sua esperienza e quella della Chiesa coreana.
LA LUCE A QUESTA TERRA!
(Breve storia della Chiesa in Corea)
Sono trascorsi 200 anni da quando la Chiesa in Corea, terra di placide aurore e di splendori mattutini, ebbe i suoi inizi. Da 5000 anni i nostri antenati guardavano il cielo, adoravano il Supremo Dio e, hanno creduto alla sua esistenza nei cieli. Le generazioni che seguirono hanno mantenuto la stessa credenza, hanno indossato i vestiti bianchi chiamandosi “Baedal Ghyerye”, ossia “Figli della Luce”. Abbiamo amato la pace, abbiamo costruito Piccoli villaggi presso torrenti dalle acque cristalline che serpeggiano i piedi delle verdi montagne dove i nostri antenati avevano pregato il Supremo Dio
Dal punto di vista umano e pastorale, la Chiesa cattolica Coreana, sorta spontaneamente, senza aiuto di sacerdoti o religiosi, era come un orfano o come pecora abbandonata e senza pastore, eccetto per il fatto che i loro fondatori erano guidati dalla grazia del Sacramento e sotto l’influsso dello Spirito Santo. Ma la spada della persecuzione cadde improvvisamente sui primi germogli come un improvviso gelo. Nonostante questa prima terribile persecuzione tutti i fondatori della Chiesa Cattolica Coreana camminarono coraggiosamente sulla via cosparsa di spine e portando la Croce di Nostro Signore. Testimoniarono la verità del Vangelo offrendo volontariamente la loro vita pronti a spargere il loro sangue per Dio e per la Chiesa, confidando solo in Dio, non avendo alcuno che li potesse incoraggiare e aiutare.
Giovanni Battista Lee Byok, fondatore della Chiesa in Corea, fu imprigionato in casa sua dalla sua stessa famiglia. Questa persecuzione nell’ambito familiare fu ancora più dura a causa della forte pressione da parte del governo ed anche per le usanze della società di allora. Suo padre minacciò d’impiccarsi se il figlio non avesse smesso di prender parte alle attività della Chiesa. Ma pur in mezzo a queste terribili persecuzioni, Giovanni Battista Lee Byok confessò la sua fede col digiuno, meditando giorno e notte, senza cambiarsi i vestiti e stando seduto per terra senza muoversi. Dopo quindici giorni di digiuno, mori santamente e coraggiosamente all’età di 31 anni. Questa eroica e santa morte fu la prima offerta fatta a Nostro Signore dalla Chiesa Coreana in un paese completamente non cristiano. (A.D. 1785).
Giovanni Battista Lee Byok e altri letterati divennero il sostegno della Chiesa e testimoniarono la loro fede in Dio con il sacrificio della propria vita. Tra questi vi fu Tommaso Kim Beom-Woo, proprietario di Myong Rye Bang (che è l’attuale terreno della cattedrale di Myong Dong nell’archidiocesi di Seoul) che venne arrestato dal governo durante la prima persecuzione. Gravemente percosso ed esiliato non cesso mai di pregare a voce alta sia in prigione che in esilio e coraggiosamente diede testimonianza alle verità della salvezza. Con il nome di Dio sulle labbra, mori in esilio per l’infezione causata dalle percosse ricevute. Questo fu il secondo sacrificio offerto al Signore dalla Chiesa Coreana. (A.D. 1787).
Nonostante la mancanza di sacerdoti, la perdita del loro fondatore, della loro chiesa temporanea, soffrendo forti persecuzioni da parte della famiglia, dei vicini, della gente del villaggio, sopportando l’odio del governo e della società, i fondatori della Chiesa Coreana non si lasciarono scoraggiare né tradire nelle loro speranze. Con grande entusiasmo si diedero a propagare la verità, e per poter tenere uniti i fedeli che erano sparsi un po’ ovunque, fare nuove conversioni, costruire e sviluppare la Chiesa di Dio, istituirono una specie di struttura gerarchica. Tuttavia avendo sentore dell’esistenza di una struttura ufficiale sacerdotale e del sacramento dell’Ordine consultarono il Vescovo di Pechino. Venuti a conoscenza delle vere strutture sospesero subito il loro ministero sacerdotale e umilmente si sottomisero in tutto al Vescovo (A.D. 1789).
A quei tempi, come pure oggi, il rispetto per i genitori e gli antenati formava la più importante norma di vita nella società Coreana. Quando il Vescovo di Pechino proibì loro il culto degli antenati, fu per i nuovi convertiti al cattolicesimo un vero sacrificio. Gli occidentali non riusciranno a comprendere pienamente il sacrificio che esso racchiudeva. Tuttavia venuti a conoscenza di quest’ordine obbedirono senza esitazione seguendo l’esempio dei loro capi. Paolo Yoon Ji-Choog e Giacomo Kwon Sang-Yen morirono di spada. Anche Francesco Saverio Kwon Il-Shin, grande letterato che tanto fece per la propagazione della fede, inviando discepoli in ciascuna provincia della Corea, morì in seguito a battiture ricevute in prigione, durante la prima notte, prima di essere esiliato. Questo fu il terzo sacrificio offerto a Dio dalla Chiesa Coreana (A.D. 1791).
I capi laici della Chiesa, desiderosi di avere dei sacerdoti, fecero più volte appello alla Chiesa di Pechino. Finalmente ricevettero un sacerdote cinese, Padre Giacomo Joo Moon Mo, frutto delle loro preghiere e della loro fede ed anche perché i capi laici non esitarono a rischiare la loro vita percorrendo 1200 km. da Seoul a Pechino con un viaggio di tre mesi. Il governo Coreano venuto a conoscenza della presenza di un sacerdote straniero diede ordine di arrestarlo. Ma il grande martire Mathias Choi In-Ghil, facendosi passare per il sacerdote cinese andò in prigione al suo posto, salvando così il Padre e la vita di tanti altri cattolici. Conosciutasi la sua vera identità fu picchiato a morte assieme a Savas Chi Whang e Paolo Yoon Yoo-I1 che avevano fatto il viaggio dalla Corea alla Chiesa di Pechino. Tutti e due furono torturati ma nessuno rivelò il nascondiglio del sacerdote. Morirono invocando Dio. Il sacrificio della loro vita permise a Padre Giacomo di lavorare per la Chiesa Coreana per altri cinque anni. (A.D. 1 795).
I primi cristiani della Corea furono dei veri eroi della fede che incominciarono a costruire la loro chiesa nel deserto del loro Paese, dedicando se stessi e tutto ciò che possedevano per la sua crescita. Pietro Lee Seung-Hoon inviato alla Chiesa di Pechino fu il primo Coreano ad essere battezzato e a portare la grazia del sacramento in Corea. Fu ucciso di spada per la fede. Il grande letterato, Ambrogio Kwan Cheol-Shin, uno dei principali conferenzieri del Gang-Hak-Hwe, fu imprigionato all’età di 66 anni e battuto a morte, mentre invocava Dio. Agostino Jeong Yak-Jong, autore di un libro sulla dottrina della Chiesa cattolica, fu un grande apostolo nella città di Seoul organizzando un gruppo di azione apostolica tra i laici. Egli pure diede testimonianza della sua fedeltà a Dio con la decapitazione. Alessandro Whag Sa-Yeong fu arrestato per aver scritto una lettera su seta al Vescovo di Pechino chiedendo aiuto. Lui pure testimonia la sua fede in Dio e nella Chiesa. Il suo corpo venne crudelmente smembrato in 6 parti. (1801).
Dopo che i fondatori della Chiesa in Corea ebbero sparso il loro sangue sotto la spada, i cattolici si riunirono spontaneamente assieme per consolarsi e aiutarsi a vicenda. Rischiando la vita si diedero a ripristinare la chiesa e coraggiosamente si misero a cercare i cattolici che si erano nascosti nelle campagne. Continuarono pure a tenersi in contatto con il Vescovo di Pechino pregandolo d’inviare sacerdoti in Corea. Continuarono a mettere a repentaglio la loro vita e a soffrire maltrattamenti da schiavi in questi viaggi di 1200 km. da Seoul a Pechino. Eppure furono fatti per ben venti volte in una generazione. Paolo Jeong Ha-Sang e Agostino Yoo Jin-Ghil guidarono questa Chiesa, priva di pastore, ed inviarono molte lettere al Santo Padre a Roma. Finalmente ricevettero la grazia dell’erezione della diocesi di Cho-Seon (A.D. 1831).
I nuovi capi della Chiesa Coreana seguirono le orme dei loro padri. Chiamarono i missionari stranieri e spesero la loro vita costruendo e sviluppando la Chiesa. Paolo Jeong Ha Sang che tanto fece per la fondazione della diocesi di Cho-Seon, fu decapitato nel medesimo luogo dove suo padre, il famoso Agostino Jeong Yak-Jong fu decapitato 40 anni prima.
Una generazione dopo l’altra di capi della Chiesa Coreana seppero dare la loro vita col martirio. Essi stessi e i loro discendenti fino alla seconda, terza, quarta e persino quinta generazione, in un secolo di persecuzione, furono tutti decapitati per la fede. Sebbene questi prigionieri e capi della Chiesa Coreana diedero, la loro vita per la Chiesa e soffrirono l’eroico martirio, nessuno venne canonizzato. Un tale fatto è causa di una costante e dolorosa sensazione di perdita e di privazione da parte dei cattolici Coreani. Perciò in occasione del bicentennale anniversario della fondazione della Chiesa in Corea desideriamo avviare il processo per la loro beatificazione.
Seguendo gli esempi dei loro ardenti fondatori, i martiri Coreani, per ben 20 volte in 30 anni fecero la strada fino a Pechino per chiedere d’inviare loro dei missionari. Finalmente con l’erezione della diocesi di Cho-Seon i capi del laicato poterono fare entrare in Corea i primi missionari francesi. La Chiesa Coreana aveva così la struttura comune di una chiesa locale con un Vescovo e sacerdoti; essa era ormai una chiesa di martiri con 50,000 cattolici (A.D. 1 836).
Un’altra persecuzione si scatenò sulla Corea. I primi 3 missionari dell’occidente, Mons. Laurentius Imbert, e i due sacerdoti, Padre Pietro Maubant e Padre Giacomo Chastan, i capi laici Paolo Jeong Ha-Sang con Agostino Yoo Jin-Ghil, che avevano lavorato per fondare la diocesi di Cho-Seon, offersero coraggiosamente la loro vita per la fede assieme a molti altri cattolici (A.D. 1839).
Siamo grati ai missionari francesi per il loro interessamento a promuovere vocazioni sacerdotali native. Infatti per la loro sollecitudine pastorale riuscirono a mandare 3 giovani a Macao a studiare per il sacerdozio. Uno di loro morì nel seminario ma gli altri due raggiunsero la meta. Il primo ad essere ordinato e poi far ritorno in Corea, come primo sacerdote coreano fu Padre Andrea Kim Dae-Gheon, che purtroppo in una nuova persecuzione fu ucciso di spada l’anno stesso in cui fece ritorno. Così mori gloriosamente martire l’unico sacerdote coreano di quel tempo (A.D. 1846).
La Chiesa in Corea passò attraverso continue persecuzioni. La mancanza di sacerdoti fu continua, ma il laicato ha saputo mantenere saldamente la fede, divulgare la Parola di Dio ed espandere la Chiesa. La storia della Chiesa in Corea è un miracolo più grande e più utile alla Chiesa di oggi che non una guarigione miracolosa di uno o due ammalati. Decine di migliaia di cattolici sparsi per tutto il Paese hanno sopportato volentieri le sanguinose persecuzioni ed hanno accettato il martirio, sopratutto durante l’ultima e più terribile persecuzione del 1866.
Dall’inizio fino ai giorni nostri la Chiesa Coreana ha ricevuto un numero di grazie speciali per mezzo di eventi soprannaturali. Purtroppo la gente in Corea non e ancora abituata ad andare dal medico regolarmente, come usano in occidente, e neppure tutti i fatti vengono catalogati sistematicamente e scientificamente, per cui risulta molto difficile raccogliere dati precisi e confermare possibili guarigioni miracolose. Tuttavia i cattolici della Chiesa Coreana di oggi sono convinti che ricevono aiuti soprannaturali in tempi di crisi e di estreme difficoltà dai loro martiri antenati. Tutti i cattolici Coreani credono fermamente nei loro martiri, chiedono il loro aiuto nelle loro difficoltà e li imitano nel loro fervore e nello spirito che li ha animati.
La Chiesa in Corea, camminando sulle orme insanguinate per duecento anni, ha perso tutte le tracce delle tombe dei loro pionieri; solo recentemente li scopersero miracolosamente in vecchi pubblici cimiteri. Vennero pure alla luce in parecchi posti parti di lettere personali scritte da loro e si ritrovarono pure libri che erano stati nascosti. Recentemente fu pure trovato il luogo ove ebbe inizio la Chiesa Coreana. Lo stesso posto dove 200 anni fa i nostri antenati letterati si radunavano per studiare le verità eterne e adorare il Supremo Dio, e ora divenuto il cimitero ove riposano i 5pionieri fondatori uno dei quali e Francesco Saverio Kwon Il-Shin, il cui corpo fu trovato incorrotto. Inoltre al raduno per celebrare il 150o anniversario della erezione a diocesi di Cho-Seon, alla
Ci rincresce assai, che quantunque in diverse parti del Paese avvengono delle guarigioni che sembrano miracolose, non possediamo alcuna documentazione medica che riguarda la malattia prima della guarigione. Ma nessun Cattolico Coreano nutre alcun dubbio che il costante aumento di conversioni e le molte vocazioni sacerdotali e religiose siano il frutto del sangue sparso dai fondatori pionieri e dai Beati Martiri della Chiesa in Corea. Questi sono stati i nostri modelli, la base e la sorgente della nostra pietà trasmessa da una generazione all’altra nella nostra Chiesa Coreana. La nostra gente emula lo spirito e lo zelo dei nostri Beati Martiri nelle loro attività apostoliche. L’esempio dei Santi Pionieri e Martiri della nostra Chiesa, che con costanza e zelo predilessero la loro fede e la propagarono anche senza sacerdoti, sacrificando la loro vita per delle generazioni, sarà una lezione salutare ed efficace e fonte di coraggio per i nostri fratelli e sorelle del continente cinese e della chiesa del silenzio in altre parti del mondo. Non c’è alcun dubbio che i Beati Martiri della Chiesa Coreana stiano ora pregando per la missione di tutta la Chiesa universale e per la Chiesa del Silenzio in particolare.